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DU 13 AU 24 MAI 2009
I REPORTAGE DI
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La Maremma è una realtà territoriale piuttosto vasta e dai confini non perfettamente definiti che si affaccia sul Mar Tirreno Dante (Inferno XIII, 7) ne individuava i confini tra Cecina e Corneto: "Non han sì aspri sterpi né sì folti quelle fiere selvagge che 'n odio hanno tra Cecina e Corneto i luoghi colti"
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| Al momento c'è un problema con questo blocco. |
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CONSIDERAZIONI SULLA 62° EDIZIONE DEL FESTIVAL DI CANNES
Postato da direttore il Martedì, 26 maggio @ 03:23:24 CEST - (Leggi Tutto... | 8467 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 5)
Terminato il festival Cannes ritorna alla tranquillità, o meglio alla sua normale ruotine quotidiana. Parecchie le cose divertenti che si sono viste sulla Croisette in queste due settimane dedicate al cinema con film sempre esasperatamente lunghi. Memorie, emozioni, paranoie, sospiri e curiosità. Tutti d’accordo, però, sull’abbondanza delle proposte, in cui si è passati senza soluzione di continuità dalla sorpresa alla delusione, dalla violenza alla poesia.
TUTTO ED IL CONTRARIO DI TUTTO
di Mariangiola Castrovilli

Finalmente i cannensi hanno tirato un sospiro di sollievo, le strade, tolti gli ultimi caos dovuti alla demolizione di tutte le strutture che hanno contribuito ad alimentare il sogno di un mondo spettacolare come cinema, hanno potuto rivedere il mare. I grandi alberghi dal Carlton al Martinez si sono riappropriati delle loro spiagge, affittate a peso d’oro e adibite a prestigiosa sede per i party più ambiti, riallineando una batteria di lettini rivolti verso il sole lungo la stretta passerella sospesa sul mare. I gioielli prestati alle attrici per essere ancora più belle sono tutti tornati alla base nelle vetrine dei più grandi gioiellieri e finalmente si può camminare spediti senza essere inquadrati militarmente dagli zelanti agenti del traffico.
Parecchie le cose divertenti che abbiamo visto sulla Croisette in queste due settimane dedicate al cinema a cominciare dai due grandi alberi di Natale sontuosamente addobbati e la copiosa nevicata sotto le palme nel giardino del Carlton quando Jim Carrey ha fatto la promozione dell’ultimo film della Disney Canto di Natale di cui abbiamo visto solo due scene, perché sarà pronto solo a novembre. Curiosi anche i cinque minuti soprappensiero di Monica Bellucci seduta su un divano a La plage des Palmes sotto la pioggia con alle spalle un robusto body gard proteso in avanti per riparala con un ombrello. E che dire dei ciclisti che per far pubblicità al loro film belga La merditude des choses non hanno esitato a pedalare... nudi in mezzo all’indifferenza della gente abituata ormai a ben altre cose.
In quanto ai film, che dire, vi sconsigliamo vivamente di prendere le sostanze allucinogene consigliate dal buon Gaspar Noè nel suo Enter the void dopo aver visto i nefasti effetti sui neuroni. Altrettanto sconsigliabile partire con Von Trier per un cottage in montagna in compagnia di una moglie paranoica (Gainsbourg) che cerca d’ammazzarti prima di aver mostrato al pubblico attonito come tagliarsi con una forbice arrugginita il clitoride, anche se poi vince, vedi caso, il premio come miglior attrice.
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62° FESTIVAL DE CANNES: LE PALMARES 2009
Postato da direttore il Domenica, 24 maggio @ 21:27:05 CEST - (Leggi Tutto... | 9734 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
L E P A L M A R E S
LA FATIDICA ASCESA AL… PARADISO
SUI GRADINI ROSSO VALENTINO
di Mariangiola Castrovilli
Ed eccoci veramente arrivati alla fine di questa lunga galoppata cinematografica che ha offerto tutto il nuovo ed il meglio (ma questo è… soggettivo) della cinematografia mondiale.
Tanti i film che abbiamo visto nella competizione ufficiale in corsa per la Palma d’oro e nelle altre prestigiose sezioni.
La giuria di Un certain regard presieduta da Paolo Sorrentino che Thierry Frémaux direttore generale del Festival più glamour del mondo ha salutato come il ‘wonder boy’ del cinema italiano e composta tra gli altri dall’attrice Julie Gayet e da un elegantissimo Piers Handling direttore del Festival di Toronto, ha premiato il regista ateniese Giorgos Lanthimos, che con Dogtooth dipinge un sulfureo ritratto sopra le righe del totalitarismo con una visione marziale e surrealista di una famiglia ‘segregata in casa’ dove solo il padre ha diritto ad uscire.
Il premio della giuria è andato invece a Adjectif politiques di Roumain Corneliu Porumboio. Ma un solo premio deve essere sembrato poco ai giurati per cui ecco anche ex aequo Nessuno conosce i gatti persiani dell’iraniano Bahman Ghobadi e Il padre dei miei figli (la cui protagonista è la nostra Chiara Caselli), di Mia Hansen Love. Il prestigioso premio dei critici internazionali (FIPRESCI) è andato quest’anno per la competizione a Il nastro bianco di Haneke, a Politist, Adjectiv di Porumboio per Un certain regard e, per la Quinzaine alla coproduzione canadese Amreeka di Cherien Dabis.
Vincitore della prestigiosa sezione La camera d’oro è stato Warwick Thornton con Sansone e Dalila, mentre la menzione speciale è andata a Ajami di Scandar Copti.
Isabelle Huppert con la giuria della competizione ufficiale tra cu le attrici Asia Argento, Robin Wright Penn e la taiwanese Shu Qi, i registi James Gray, Nuri Bilge Ceylan, Lee Chang-dong e lo scrittore Hanif Kureishi ha passato tutta la giornata a villa Domergue, sulle alture di Cannes messa a loro disposizione dal municipio per la delibera a porte chiuse.
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62° FESTIVAL DE CANNES
Postato da direttore il Domenica, 24 maggio @ 21:09:20 CEST - (Leggi Tutto... | 7350 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Al regista tedesco il premio più importante. Migliore regista il filippino Brillante Mendoza. Charlotte Gainsbourg premiata per l'interpretazione in 'Antichrist' e il premio per il miglior attore è andato a Christoph Waltz per la sua interpretazione nel film "Inglourious Basterds" di Quentin Tarantino. "Spring fever" del cinese Lou Ye si è aggiudicato il premio per la miglior sceneggiatura
Cannes, Palma d'Oro a
'Il nastro bianco' di Haneke
Cannes, 24 mag. (Ign) - Il regista austriaco Michael Haneke con il film "Il nastro bianco" ha vinto la Palma d'oro del 62° Festival di Cannes.
Il premio come migliore regista è andato al filippino Brillante Mendoza con il film "Kinatay".
L'attrice Charlotte Gainsbourg si e' aggiudicata invece il premio per la migliore interpretazione in "Antichrist". Come migliore attore i giurati hanno scelto Christoph Waltz per la sua interpretazione nel film "Inglourious Basterds" di Quentin Tarantino.
"Spring fever" del cinese Lou Ye si è invece aggiudicato il premio per la miglior sceneggiatura mentre Fish Tank", di Andrea Arnold, e "Thirst", di Park Chan-wook, hanno vinto ex-aequo il premio della giuria al Festival di Cannes. Il premio e' stato consegnato dall'attrice italiana Laura Morante.
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Inserto: IL FESTIVAL DI CANNES CHIUDE CON IL FUORI CONCORSO DI JAN KOUMEN
Postato da direttore il Domenica, 24 maggio @ 18:58:06 CEST - (Leggi Tutto... | 7142 bytes aggiuntivi | commenti? | Inserto | Voto: 0)
La sessantaduesima edizione del Festival di Cannes chiude con il film (out of competition) di Jan Kounen "Coco chanel & Igor Stravinski" interpretato da Anne Mouglalis e Mads Mikkelsen. Molta attesa per quest’ultimo lavoro in ordine di tempo sull’icona mai abbastanza amata di Coco targata Kounen che però ci ha lasciato decisamente delusi con un finale piuttosto incongruo. Pensavamo di vedere qalcosa di più e di meglio rispetto a Coco avant Chanel di Anne Fontaine ma siamo rimasti delusi…
CHANEL
di Mariangiola Castrovilli
Siamo nel 1913. Coco è in pieno amore con Boy Capel quando assiste, al teatro degli Champs Elisées quasi ad una rivoluzione con fischi e insulti rivolti alla prima rappresentazione della Sagra della primavera di Stravinski ritenuta troppo anticonformista per i tempi. Questa musica cosí nuova e diversa la intriga e la affascina. Ma è solo sette anni più tardi quando ormai famosa ma devastata dalla morte del suo uomo che conosce veramente il compositore fuggito a Parigi dalla Russia bolscevica. E’ un incontro di destino, Coco gli propone subito di ospitarlo con la famiglia nella sua villa Il bel respiro a Garches perché possa lavorare tranquillamente. Il resto è storia…
‘La moda passa, lo stile non tramonta mai’ diceva Chanel, Kounen questo vale anche per i film ?
«Credo proprio di si. Basta guardare Scarpette rosse di Pressburger o 2001 Odissea dello spazio per rendersene conto, salvo i terribili divani rossi della stazione orbitale».
Stravinski invece affermava “Abbiamo un dovere verso la musica quella dell’inventarla”. E’ una regola che si applica anche ai film ?
«Il dovere che abbiamo nei confronti del cinema è di non rifare qualcosa che esiste già, senza però dimenticare chi ci ha preceduto. In quanto all’ispirazione bè dobbiamo accettare quello che arriva senza la pretesa di poterla dominare».
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Inserto: CON IL FILM DI ISABEL COIXET IL FESTIVAL DI CANNES SI AVVIA VERSO LA CONCLUSIONE
Postato da direttore il Domenica, 24 maggio @ 02:11:07 CEST - (Leggi Tutto... | 7357 bytes aggiuntivi | commenti? | Inserto | Voto: 5)
(M.C.) - Abbasso i falsi geni che si credono degli dei. In realtà spacciano, per nuovi, lavori che sono solo “rimasticamenti” di una creatività in crisi… risparmiando, poi, sulla psicanalisi con l’uso indiscriminato del cinema come terapia. E poco importa se il pubblico non apprezza i loro film. Infischiandosene della platea, questi falsi profeti, confessano spudoratamente di non aver in nessun cale l’altrui giudizio… l’importante è che piacciano a loro. Viva allora l’intelligenza ed il saper raccontare storie che piacciono come quelle di Terry Gillian in The Immaginarium of Doctor Parnassus o in Map of the sounds of Tokyo di Isabel Coixet, ultimi due film di questa lunga competizione ufficiale di Cannes 62°.
M A P of the S O U N D S of T O K Y O
di Mariangiola Castrovilli
La Tokyo della Coixet è veramente splendida, solare e piena di luci naturali di giorno e fascinosa di notte che ti mette voglia di chiamare l’agenzia, prenotare subito un biglietto, e andare a conoscerla meglio, a differenza della Tokyo opprimentemente psichedelica di Noé, che solo a vederla ti da il mal di mare. E differente è anche la storia, che parla ancora di solitudini, di amore negato e mal riposto, di sterile vendetta, di potere e di voglia di cambiare.
La solitaria Ryu (Rinko Kikuchi) è una bella ragazza che nasconde una doppia vita, di notte lavora al mercato del pesce e, occasionalmente uccide su commissione. C‘è poi un padre (Takeo Nakahara), un tycun della finanza che ritiene responsabile del suicidio della figlia David, il marito spagnolo che invece non riesce a dimenticarla (un’umanissimo Sergi Lopes), Ishida (Hideo Sakaki) impiegato del padre che contatta Ryu per farlo uccidere, ed un tecnico del suono ossessionato dai rumori assordanti della città. Ma il destino a volte prende strade diverse, Ryu che come assassina è metodica e precisa, quando va in sopralluogo nel negozio di vini di David, scatta qualcosa tra loro per cui non potrà più ucciderlo anche se la fine non sarà certo un happy-end.
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Inserto: AL FESTIVAL DI CANNES I SILENZI DEL PALESTINESE SULEIMAN
Postato da direttore il Sabato, 23 maggio @ 00:36:39 CEST - (Leggi Tutto... | 7638 bytes aggiuntivi | commenti? | Inserto | Voto: 0)
Film autobiografico dove viene tratteggiata la vita degli arabo-israeliani, ovvero quei palestinesi rimasti a vivere a casa propria. «Il silenzio è sovversivo per eccellenza» afferma il regista ed anche attore nella pellicola. «Tutti i governi lo temono, perché è un’arma di resistenza. Molti però ne sono intimiditi perché si sentono destabilizzati, privati della loro identità. Il silenzio invece permette d’interrogarsi, ma mette a disagio»
T I M E T H A T R E M A I N S
di Mariangiola Castrovilli
Ancora un film a capitoli in competizione qui a Cannes, Time that remains del regista palestinese, Elia Suleiman qui anche come attore che racconta in maniera autobiografica la vita della sua famiglia dal 1948 ad oggi. Ironico il film ed autoironico Elia proprio per questa sua staticità imbambolata, esatto contrario di Barat, esaltato chiacchierone dalle battute a ripetizione, qui sono invece i silenzi che dominano lo schermo con gli sguardi perduti dietro i ricordi.
La storia inizia nel 1948 con gli appunti scritti del padre e le lettere della madre ai parenti che hanno lasciato il paese quando Nazareth diventa territorio israeliano. Mescolando i suoi ricordi personali a quelli dei genitori Suleiman dipinge un panorama della vita quotidiana di questi ‘arabo-israeliani’, ovvero quei palestinesi rimasti a vivere a casa propria.
Suleiman come nascono i suoi film ?
«Dall’osservazione della vita che vivo ogni giorno, visto che i miei film sono autobiografici. Porto sempre con me un libricino che riempio di appunti sulle cose semplici del vivere quotidiano, come per esempio il soffio del vento attraverso la chioma di un albero. Un terreno di emozioni e di suoni dove attingere per i miei film, con la sincerità dovuta a me stesso e agli spettatori».
Time that remain è un film politico ?
«La politica gioca un ruolo importante in una zona sensibile come il mio paese, visto che la Palestina è oggetto di una sovraesposizione mediatica sia di destra che di sinistra. Quello che voglio mostrare qui sono momenti di intimità di una famiglia, con l’unico intento di piacere al pubblico seguendo una certa verità cinematografica. Se questo susciterà una po’ di curiosità politica gli spettatori, invece di restarsene seduti davanti al televisore, potranno andare in libreria o in biblioteca per documentarsi».
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Inserto: A CANNES LA TRASPOSIZIONE CINEMATOGRAFICA DELLA STORIA DI UN CURIOSO IMBROGLIONE
Postato da direttore il Venerdì, 22 maggio @ 15:40:44 CEST - (Leggi Tutto... | 8372 bytes aggiuntivi | commenti? | Inserto | Voto: 0)
Il film prende spunto da un fatto realmente accaduto, quello di un imbroglione che aveva impiegato, senza le autorizzazioni ufficiali, dozzine e dozzine di operai e coinvolto un’intera regione nella costruzione di un’autostrada in mezzo al nulla. Il curioso “imprenditore”, poi incarcerato, non ricavò nulla da questa storia e per il regista Giannoli, che lo ha conosciuto, il proprio film vuole essere «un affresco dell’anima su un’avventura umana, di un ribelle che ricostruisce quello che i ribelli vogliono di solito distruggere: i valori morali e quelli della famiglia»
A L’ O R I G I N E
di Mariangiola Castrovilli
Xavier Giannoli trentasettenne che voleva diventare teologo, aveva già vinto a Cannes la Palma d’oro con un documentario nel 1998. L’avevamo rivisto poi a nel 2006 con Quand j’etais chanteur che aveva commosso e deliziato il pubblico internazionale con un Depardieu assolutamente eccezionale.
Eccolo quest’anno in competizione con A l’origine, storia di un piccolo imbroglione che uscito di prigione cerca di rimettersi in carreggiata. Ma la vita non è facile per gli ex detenuti, ecco così che quasi senza accorgersene, superate le sue truffe ridarà la speranza ad un intero paese.
Certo al principio gli imbrogli ci sono, con un’abilità speciale per questo genere di cose cambia nome diventando Philippe Miller (Francois Cluzet) e falsifica documenti che lo presentano come un capo cantiere. Riesce così a farsi pagare a destra e a manca ed inizia a costruire un’autostrada nel mezzo di un campo coinvolgendo tutta una comunità.
Ma l’istinto di ‘prendi i soldi e scappa’ si dilegua dopo un po’ appassionato dell’esperienza di veder sorgere dal nulla e senza reali basi economiche, addirittura un’autostrada in mezzo a mille difficoltà e poi l’incontro con Stephane (Emmanuelle Devos) l’affascinante sindaco del paese.
Giannoli racconta che l’idea gli è venuta qualche anno fa...
«leggendo sul giornale un fatto curioso, quello di un imbroglione che aveva impiegato senza le autorizzazioni ufficiali dozzine e dozzine di operai e coinvolto un’intera regione nella costruzione di un’autostrada in mezzo al nulla. Intrigato e divertito da questa storia ho deciso di saperne di più».
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Inserto: FILM IN BIANCO E NERO PER DESCRIVERE COME SI VIVE ALLA VIGILIA DI UNA GUERRA
Postato da direttore il Venerdì, 22 maggio @ 02:55:12 CEST - (Leggi Tutto... | 7746 bytes aggiuntivi | commenti? | Inserto | Voto: 0)
Michael Haneke torna per la quinta volta a Cannes esplorando i suoi temi favoriti, come l’innocenza, la colpa, le origini della violenza e il tipo di educazione ricevuta chiedendosi ancora chi siamo, dove andiamo ed il perché di come siamo fatti. E’ un film sulle origini del male a livello mondiale, sia che si tratti di terrorismo politico o religioso.
D A S W E I S S E B A N D
di Mariangiola Castrovilli
Come nelle collezioni di moda che propongono con grande anticipo quello che porteremo a sei o dodici mesi di distanza inspiegabilmente, alla loro prima uscita in passerella hanno sempre qualcosa in comune, come succede ai festival dove ci sono le novità della produzione mondiale. Quest’edizione di Cannes targata 62 infatti non fa eccezione, il filo rosso che lega finora i numerosi film che abbiamo visto, oltre alla lunghezza che ahimé il più delle volte supera le due ore, è quello della narrazione in capitoli a cui sembra che i registi non possano rinunciare, dubitando della nostra intelligenza di poter collegare i tempi cronologici della vicenda.
Non sfugge a questa regola del momento nemmeno Michael Haneke in competizione con Das Weisse Band, un film in bianco e nero che descrive come si vive alla vigilia della guerra in un villaggio della Germania del Nord dal 1913 al 1914 che gravita attorno ad un microcosmo dove assistiamo a scene di vita quotidiana di una corale di bambini e adolescenti diretta dall’istitutore del villaggio, alle loro famiglie, al pastore, il medico, la levatrice, il barone e sua moglie, l’amministratore ed i paesani in generale. In questo paesino in cui regna apparentemente la pace e la serenità tuttavia accadono strane inspiegabili cose che a poco a poco assumono l’aspetto di un rituale punitivo.
Haneke torna così per la quinta volta a Cannes esplorando i suoi temi favoriti, come innocenza, colpa, origini della violenza e tipo di educazione ricevuta chiedendosi ancora e ancora chi siamo, dove andiamo ed il perché di come siamo fatti. Il film e stato girato in settanta giorni la scorsa estate in un villaggio vicino a Brandenburgo dove tutto è rimasto esattamente come cento anni fa, con la chiesa al centro e dove gli unici ritocchi apportati sono stati coprire l’asfalto di una strada e nascondere due case non in carattere.
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Inserto: NEANCHE IL FESTIVAL DI CANNES RIESCE A SFUGGIRE AL CALCIO
Postato da direttore il Venerdì, 22 maggio @ 00:53:30 CEST - (Leggi Tutto... | 8519 bytes aggiuntivi | commenti? | Inserto | Voto: 0)
Un film fresco e piacevole in competizione qui a Cannes, quello che abbiamo visto nei giorni scorsi, che ci fa ritrovare i valori veri della vita come amicizia, affetto, solidarietà. Stiamo parlando di Looking for Eric, di Ken Loach che qui abbandona la sua solita chiave seria per deliziarci con un piccolo gioiello sul football, principale argomento di conversazione ad ogni latitudine, con udite udite, la ex stella del Manchester United Eric Cantona che interpreta se stesso, Steve Evets, Stephanie Bishop e John Hanshaw.
L O O K I N G F O R E R I C
di Mariangiola Castrovilli
Eric Bishop (Steve Evets) è un postino che vive a Manchester e sta passando un brutto momento. Le uniche cose che lo interessano sono le partite di pallone, gli amici e la birra che beve con loro al pub, per il resto la sua vita è uno schifo, i figliastri che eccellono in ogni tipo di piccoli misfatti, la figlia che gli rimprovera di essere un padre inadeguato, e le due ex compagne ormai lontane, insomma un deserto sentimentale.
Una sera, non sapendo più che fare si rivolge al grande poster di Eric Cantona in camera sua chiedendosi cosa farebbe il più grande giocatore della Manchester United al suo posto. E tac il tempo di girarsi e Cantona è proprio di fronte a lui in carne ed ossa pronto a diventare il suo dispensatore di consigli privato. Un oracolo carico di aforismi esilaranti che gli dispensa a poco a poco aiutandolo a riprendere in mano le fila della sua vita.
Affezionato abituè di Cannes http://www.festival-cannes.com dove dal ‘70 è venuto già undici volte Ken Loach ha qui ottenuto due premi della giuria per Hidden agenda e Raining Stones e la Palma d’oro nel 2006 con il bellissimo Le vent se leve.
Appassionato di pallone, ne parla infatti ad ogni intervista, Loach non gli aveva però mai dedicato un film salvo indirettamente in My name is Joe in cui il protagonista allena una squadra di dilettanti. L’occasione per parlare del suo sport del cuore è arrivata quando la sua produttrice Rebecca O’Brien gli ha proposto di realizzare un lavoro su Eric Cantona.
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TARANTINO: «VENIRE QUI E’ SEMPRE UN SOGNO, PERCHE’ CANNES E’ L’OLIMPO»
Postato da direttore il Giovedì, 21 maggio @ 03:21:30 CEST - (Leggi Tutto... | 11049 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Il film racconta la missione di un manipolo di ebrei di tutte le nazionalità capitanati da un luogotenente, interpretato da uno splendido Brad Pitt, che contraccambiano con uguale crudeltà le efferate epurazioni delle truppe tedesche. «E’ una prova molto importante per la mia carriera» afferma Quentin Tarantino presentando i suoi attori e li elogia a tal punto che loro si sentono in dovere di alzarsi e andarlo a baciare sulla guancia.
I N G L O U R I O U S B A S T E R D S
di Mariangiola Castrovilli
E venne il giorno a Cannes del tanto atteso Tarantino’s day con il suo "Inglourious Basterds" di cui si va favoleggiando da più di un anno. La produzione sembrava blindata, ma in corso di lavorazione ci sono state notevoli fughe di notizie e foto sul web che non hanno di certo fatto piacere ai produttori. Già dalla 7,30 del mattino il Grand Theatre Lumiere dove la sera c’è la creme de la creme che sale glamour ed ingioiellata, bersagliata da migliaia di cinefotoperatori i fatidici gradini, era già piena di giornalisti in ranghi compatti che mai e poi mai avrebbero perso i 160 minuti di Inglourious Basterds che scorrono via in un lampo.
Fantastico immaginifico Tarantino per cui non ci sono vie di mezzo o lo ami o lo detesti. Il sorriso aperto che fa intravedere per intero una chiostra di denti non proprio perfetti, la vocetta in falsetto, gli occhi acutissimi con cui domina la platea facendo la parte del leone a questa super affollata conferenza stampa che pur vede al suo tavolo oltre a Brad Pitt, Diane Kruger, Kristoph Waltz e buona parte del cast internazionale, che mai come questa volta rappresenta un piccolo Onu del cinema.
La storia a cui girava intorno Quentin, una specie di favola violenta che comincia con ‘c’era una volta nella Francia occupata dai nazisti’, ha preso dieci anni per decollare e racconta la missione di un manipolo di ebrei di tutte le nazionalità capitanati dal luogotenente Aldo Raine (uno splendido Brad Pitt che ricorda Lee Marvin di Quella sporca dozzina e Marlon Brando de Il padrino), che contraccambiano con uguale crudeltà le efferate epurazioni delle truppe tedesche con a capo il feroce colonnello delle SS Hans Landa (Christoph Waltz) dotatissimo per le lingue e per lo spettacolo, soprannominato il ‘cacciatore di ebrei’.
Inglourious Basterds, alla lettera ‘bastardi senza onore’, che trae il suo titolo da Quel maledetto treno blindato del 1978 uscito in America come Inglourious Basterds del nostro Enzo G. Castellari è per Tarantino «una prova molto importante per la mia carriera». Gioioso come un bambino miracolato dal cinema, pieno di un entusiasmo contagioso che travolge il suo cast e la stampa Quentin risponde con tutto se stesso, parla con il cuore, con gli occhi che sorridono prima della bocca,e soprattutto con le mani gesticolando come solo noi italiani sappiamo fare.
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26 articoli per l'argomento FESTIVAL DE CANNES 2009 (3 pagine - 10 articoli per pagina)
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PREMIO
LETTERARIO
GIORNALISTICO
SCRIVERE OLTREPENSIERO
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Il Tempo, lo Spazio,
la Mente, i Pensieri
i Ricordi, i Colori
POESIE di
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CONTEMPORARY JEWELS
IN STARK
18-21 LUGLIO 2008
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Il Festival – Edizione 2008
Il Festival – Dati tecnici
Il Programma
Pittura
Scultura
Biografie degli artisti
Patrocinii e partners

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REGIONE PER REGIONE CITTA' PER CITTA'
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Autostrade Italia
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CHE CERCHI
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