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DU 13 AU 24 MAI 2009
I REPORTAGE DI
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La Maremma è una realtà territoriale piuttosto vasta e dai confini non perfettamente definiti che si affaccia sul Mar Tirreno Dante (Inferno XIII, 7) ne individuava i confini tra Cecina e Corneto: "Non han sì aspri sterpi né sì folti quelle fiere selvagge che 'n odio hanno tra Cecina e Corneto i luoghi colti"
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Inserto: IL FILM TRATTO DA UN RACCONTO GUSTAVE FLAUBERT
Postato da direttore il Giovedì, 04 dicembre @ 00:20:19 CET - (Leggi Tutto... | 5424 bytes aggiuntivi | 35 commenti | Inserto | Voto: 0)
«E’ stato molto penoso girare un film sull’abbandono, vivendolo ogni minuto sul set». L’affermazione commossa è della regista di “Un coeur simple”, Marion Laine, ricordando la produttrice Béatrice Caufman che morì due mesi prima dell’inizio delle riprese. «Con Beatrice la nostra amicizia iniziò da un malinteso. Parlavamo di Felicité, solo che io intendevo la protagonista del mio primo film un’astronauta e lei invece alludeva all’eroina del racconto di Flaubert»
U N C O E U R S I M P L E
di Mariangiola Castrovilli
Interessante questo terzo film dell’attrice regista Marion Laine, che in Un coeur simple presentato qui alla 23° edizione del Festival di Mar Del Plata ne firma anche la sceneggiatura tratta dal racconto omonimo che Gustave Flaubert scrisse anni dopo Madame Bovary. Il cuore semplice dovrebbe essere quello di Félicité (Sandrine Bonnaire), una ragazza di paese analfabeta, istintiva e generosa, pronta a sacrificarsi per gli altri in cambio di un po’ d’affetto. Il suo costante problema però è quello di amare troppo, spaventando e mettendo in fuga Theo, il fidanzato che l’abbandona senza rimorso. Delusa profondamente cerca lavoro da Matilde (Marina Fois) una fredda ed altera vedova con due figli.
Felicité si affeziona subito ricambiata ai bambini soprattutto alla piccola Clemence, ma la madre insicura e gelosa li mette in collegio. Alla povera Felicité colpita dal secondo abbandono non resta che riversare il suo amore sul nipote Victor, che però, passato qualche anno parte per lontane destinazioni. I figli di Mathilde ritornano, cambiati dalla vita di collegio, e poco dopo Clemance, che è sempre stata di salute cagionevole muore.
Terribile perdita anche per la madre, che piange sconsolata tra le braccia di Felicité, che adesso che è rimasta sola considera diversamente. Ma Felicité che al contrario del suo nome non è destinata a vivere felicemente si ammala e perde l’udito. A farla di nuovo sorridere è il pappagallo Loulou a cui si attacca ancora una volta morbosamente… il resto non ve lo raccontiamo per non guastarvi la sorpresa di questo bel film diretto con mano sicura dalla Laine che confessa di avere non pochi problemi durante le riprese.
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Inserto: AD ALBERT SERRA NON INTERESSA IL PUBBLICO
Postato da direttore il Venerdì, 28 novembre @ 20:37:29 CET - (Leggi Tutto... | 5954 bytes aggiuntivi | 10 commenti | Inserto | Voto: 0)
 Ha 33 anni, un vistoso paio di occhiali anni 70, una fama costruita su un’originalità a prova di bomba in festival importanti da Cannes a Torino ed un carattere diciamo molto… personale. Arrogante, forse, menefreghista, può darsi, fatto sta che il regista catalano Albert Serra è totalmente indifferente a quello che pensa il pubblico. Reduce da Cannes, dove il suo El cant dels ocells è stato uno dei trionfatori della Quinzaine, poco gli importa se qui alla proiezione del 23° Festival Internazionale di Mar del Plata un po’ di spettatori se ne siano andati a metà del film.
E L C A N T D E L S O C E L L S
di Mariangiola Castrovilli
 «Non conta chi se ne va, ma chi rimane. Il pubblico non mi interessa poi più che tanto», ha detto il regista all’incontro con la stampa che è rimasta per un attimo senza parole. Provocazione? Certo, visto che la maggior parte dei critici gli dà ragione soprattutto dopo suo esordio con Honor de Cavalleria, autentico colpo di fulmine di due anni orsono, passato prima a Cannes e poi al Torino Film Festival, dove ritornerà tra pochi giorni con El cand dels ocells.
Convinto assertore di un cinema iperpersonale, dove l’illuminazione artificiale è bandita, delle lunghissime scene senza dialogo e delle storie che rivede a modo suo El cant dels ocells è un altro adattamento particolare. Infatti, dopo aver spaccato a metà critica e pubblico profanando il Don Quixote nella sua precedente opera, qui Serra porta in scena nientemeno che i Re Magi e il loro viaggio alla ricerca della famosa grotta dove nacque il Messia. E per farlo usa la solita tecnica, quella di indagare su personaggi e mondi classici, con a portata di mano testi e miti della tradizione europea ed occidentale, per sviscerare l’anima dell’uomo. Naturalmente in maniera dissacrante e personale.
Uno specifico filmico il suo interessato solo ai particolari meno importanti dove il regista catalano sembra azzerare tutto per raccontare tutta un’altra storia, quella di tre Re con corona ma senza scorta che più che dalla Bibbia sembrano uscire da una canzone di De Andrè. Tre incredibili ciccioni che camminano in un paesaggio lunare, e qualche corso d’acqua qui e là per rendere l’orizzonte un po’ più vivo. Piccoli, quasi oppressi da questa natura che sembra voler tutto dominare, i nostri sembrano subire il fascino della sindrome di Stoccolma, preda di un lento e progressivo straniamento che trasforma il film in commedia grottesca ma così incredibilmente surreale da stupirti per la sua terribile forza…
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A MAR DEL PLATA 2008 IL DIVERTENTE “BACK SOON” DI SOLVEIG ANSPACH
Postato da direttore il Mercoledì, 12 novembre @ 01:54:54 CET - (Leggi Tutto... | 6816 bytes aggiuntivi | 40 commenti | Voto: 5)
 Girato in islandese, con pochi soldi e senza attori di spicco, il film avrebbe potuto avere maggiori mezzi se fosse stata usata la lingua inglese. Per una decisione etica ed estetica si è fatto ricorso, invece, alla lingua originale della regista. Nato ispirandosi alla vita della protagonista Didda Jonsdottir (esclusa la marijuana), la pellicola è stata girata veramente nella cucina della sua abitazione e il vai e vieni dei vari personaggi è davvero totalmente spontaneo.
U N A C O M M E D I A S U R R E A L I S T A
di Mariangiola Castrovilli In un alternarsi di piogge violente ma passeggere ed un sole estivo da 35 gradi continua la maratona cinematografica del 23° Festival Internazionale di Mar Del Plata ricco di film per tutti i palati. Curioso questo Back soon firmato dalla franco islandese Solveig Anspach che racconta la storia di Anna, che intorno ai quarant’anni ne ha piene le tasche del freddo islandese, del ristorante e dell’altra attività collaterale, per cui decide di vendere baracca e burattini al miglior offerente per poter partire in Jamaica con i suoi due figli. In piena crisi esistenziale, stanca un po’ di tutto, anche delle poesie che scrive Anna ha un segreto che poi tanto segreto non è, quello infatti di essere la più grossa spacciatrice di marijuana del posto – e questo complica leggermente le cose, perché «in un’isola di 300 mila persone è come essere in famiglia, tutti sanno tutto di tutti per cui è impensabile far le cose di nascosto» confessa sorridendo la protagonista Didda Jonsdottir, islandese puro sangue.
Girata in islandese, con pochi soldi e senza attori di spicco Back Soon che la regista definisce «una commedia surrealista e una storia divertente» ha comunque portato a casa il premio Variety all’ultimo festival di Locarno. «Se fosse stata girata in inglese avremmo potuto avere maggiori mezzi» disse in quell’occasione Soveig Anspach, «ma preferii per una decisione etica ed estetica la mia lingua originale perché la reputavo più adatta ad esprimermi in questo lavoro. E poi dopo Haut les cœurs! (1999) ho avuto a disposizione sempre meno soldi, per cui faccio solo i film che voglio».
 Ad accompagnare il lavoro a Mar Del Plata la protagonista Didda Jonsdottir, che oltre ad essere cantante, poetessa e scrittrice molto rinomata in Islanda è stata anche interprete del precedente film della Anspach Stormy Weather e lo sceneggiatore Jean Luc Gaget. Didda che ricorda in qualche maniera Isabelle Huppert, esordisce subito con voce profonda dicendo che questo film «era nato ispirandosi alla mia vita reale, tolto il fatto che io non vendo marijuana. Però l’andirivieni che c’è nella mia cucina, perché il film è stato veramente girato a casa mia, quello si che è reale come la gente che fuma , ma ognuno fa quello che vuole…» « E il vai e vieni dei vari personaggi nella sua cucina è totalmente spontaneo» interviene lo sceneggiatore, «mentre tutto il resto è strettamente costruito con un copione di ferro».
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THE THREE BURIALS OF MELQUIADES ESTRADA
Postato da direttore il Lunedì, 10 novembre @ 00:38:39 CET - (Leggi Tutto... | 9760 bytes aggiuntivi | 45 commenti | Voto: 5)
 Bravo, bravissimo ha però un carattere estremamente chiuso ed è un uomo di poche, pochissime parole. Tommy Lee Jones, terrore dei giornalisti che osano intervistarlo, non ritiene mai abbastanza interessante qualsiasi domanda e risponde, spesso, con un altro interrogativo. A Mar del Plata, però, sorprende tutti. Disponibile e sorridente si è sottoposto al fuoco incrociato delle domande della stampa e del pubblico esordendo in lingua inglese perché il suo spagnolo, afferma, non si addice al cinema… «ed perfetto solo quando lo pratico con cavalli e vacche».
“ L E T R E S E P O L T U R E ”
di Mariangiola Castrovilli Un cambio senza precedenti, che non ci saremmo mai aspettati. Tommy Lee Jones infatti per essere bravo è bravissimo come dimostrano i numerosissimi premi collezionati, tra cui varie nomination all’Oscar di cui due vinte. Laureatosi nel 1969 con summa ***** laude, l’uomo intelligente e poliedrico alterna ben quattro professioni in cui eccelle, attore, sceneggiatore, regista e produttore. Peccato il carattere, estremamente chiuso e riservato e se vogliamo di pochissime parole. Nato il 15 settembre del 46 nello stesso giorno del suo amico Oliver Stone, texano, compagno alle superiori della first lady Laura Bush e all’ università di Al Gore, Tommy, nel tempo libero alleva cavalli da polo ed è un ottimo giocatore di questo sport elitario che pratica costantemente al punto da comprarsi una casa anche nel Polo Country Club di Buenos Aires, e tutti gli autunni invita i migliori giocatori del mondo nel suo immenso ranch a Sanantonio in Texas per delle partite memorabili. Erich Segal, autore dell’indimenticabile Love Story ha detto che l’ispirazione per il personaggio di Oliver nel film che ha fatto versare fiumi di lacrime gli è venuta proprio ad Harvard dove insegnava appunto a Jones e Gore allora compagni di stanza. Terrore dei giornalisti che osano chiedere di intervistarlo perché qualsiasi domanda gli facciate non è mai abbastanza interessante da smuoverlo e a cui, il più delle volte, risponde con un’altra domanda, qui alla 23° edizione del Festival Internazionale di Mar del Plata è completamente disponibile e sorridente. Si è sottoposto infatti per più di un’ora senza mostrare segni di fastidio al fuoco incrociato di domande di stampa e pubblico, dopo la proiezione del suo Le tre sepolture con Barry Pepper. Indossati i panni del cowboy urbano Pete che, scoperto il brutale omicidio del suo migliore amico messicano, decide di farsi giustizia da solo. Jones dirige qui con maestria una sorta di western alla Peckinpah, vincendo la Palma d'Oro come miglior attore e migliore sceneggiatura al Festival di Cannes del 2005.
 A Mar del Plata esordisce dicendo con un bel sorriso che il suo spagnolo è perfetto quando lo pratica con cavalli e vacche, ma per parlare di cinema preferisce l’inglese. Poco amante del tango che gli dice poco , «a differenza del mio amico Bobby Duvall che lo ama al punto di averne fatto un film bellissimo» è invece un grande estimatore dell’Argentina dove «da dieci anni ci siamo fatti moltissimi amici con cui è bello ritrovarci». E’ difficile fare quattro mestieri contemporaneamente ?
«Anzi cinque, visto che ho fatto anche il direttore del casting… attore, sceneggiatore e regista sono piacevoli, più noioso è fare il produttore cercando che tutti i treni arrivino in tempo…» risponde scherzando.
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Inserto: THE 23RD EDITION OF MAR DEL PLATA FILM FESTIVAL
Postato da direttore il Domenica, 09 novembre @ 19:41:51 CET - (Leggi Tutto... | 5694 bytes aggiuntivi | 20 commenti | Inserto | Voto: 0)
Alla presenza del Presidente CRISTINA FERNÁNDEZ DE KIRCHNER si è aperta la rassegna cinematografica argentina. A Leonardo Favio, uno tra i più rinomati cineasti, il premio alla carriera. Lo spettacolo di tango del Ballet Argentino manda in visibilio la platea in un’atmosfera da sogno. Il film The Heart locker di Katryn Bigelow ha dato inizio alle proiezioni del festival che si chiuderà il 16 novembre. A L V I A I L F E S T I V A L A R G E N T I N O
di Mariangiola Castrovilli Christina de Kirchner elegante e grintosa presidente dell’Argentina ha inaugurato questa 23° edizione del Festival Internazionale di Mar del Plata dimostrandosi una cinefila agguerrita, snocciolando date e film tra i più importanti del panorama mondiale di fronte ad una platea internazionale tra cui ambasciatori, ministri, governatori e stelle del cinema come Tommy Lee Jones e Kathryn Bigelow. Ha consegnato poi un premio alla carriera a Leonardo Favio, uno dei più rinomati cineasti argentini, per essere d’esempio alle nuove generazioni perché «se uomini come lui hanno potuto raccontare storie meravigliose in momenti difficili, oggi abbiamo invece tutti i mezzi per poter ridiventare una industria cinematografica importante». Favio che due anni fa fu presentato con un’importante retrospettiva al 42° Pesaro Film Fest, è conosciutissimo anche da noi come uno dei più significativi registi e cantanti degli Anni ’60 a cui tutti i più giovani filmmaker guardano con ammirazione. Dal bellissimo Crónica de un niño solo a Gatica, el mono passando per e la miniserie tv Perón, sinfonía de un sentimiento (1994-2000). A rendere la platea più che euforica c’è stato poi uno spettacolo di tango del Ballet Argentino con Eleonora Cassano, Hernan Piquin e Cecilia Figaredo tre nomi di spicco di questa danza tanto amata un po’ dovunque nel mondo, in un’esibizione dal vivo tratta dall’ultimo film di Leonardo Favio, Éste es el romance del Aniceto… Superbe coreografie hanno trasportato gli spettatori in un mondo di sogno, dove il corpo, un tutt’uno con la musica, diventa espressione artistica elevato all’ennesima potenza.
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PREMIO
LETTERARIO
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SCRIVERE OLTREPENSIERO
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Il Tempo, lo Spazio,
la Mente, i Pensieri
i Ricordi, i Colori
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18-21 LUGLIO 2008
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Il Festival – Edizione 2008
Il Festival – Dati tecnici
Il Programma
Pittura
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Biografie degli artisti
Patrocinii e partners

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