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FESTIVAL DE CANNES
Festival de Cannes - il sito web

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Oltrepensiero: Per non dimenticare

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“ SE COMPRENDERE E’ IMPOSSIBILE, CONOSCERE E’ NECESSARIO ” (Primo Levi)
Postato da direttore il Lunedì, 26 gennaio @ 23:59:05 CET - (Leggi Tutto... | 7803 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Per non dimenticare



Giorno della MemoriaAnche se sono innumerevoli le cerimonie organizzate su tutto il territorio nazionale, soprattutto dai massimi organi istituzionali del Paese, non tutti, compresi alcuni Comuni, si ricordano che il “Giorno della Memoria” (il 27 Gennaio) è stato riconosciuto dal Parlamento italiano con legge, 20 luglio 2000 n. 211, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000. Lo sterminio e le persecuzioni del Popolo Ebraico dovrebbero essere un “ricordo spontaneo”, anche se purtroppo così non è, nella mente di ognuno a futuro monito, proprio e delle generazioni a venire, affinché simili orrori non debbano non solo più verificarsi, ma neanche essere pensati. Tuttavia, visto che esiste anche una legge dello Stato, è davvero emblematico, per non dire inquietante, che vi siano Enti Pubblici e Scuole che non la rispettino o che, quanto meno, se pur in parte, non ne raccolgano nemmeno i suggerimenti. Il ricordo delle vittime dell'Olocausto è celebrato anche da molte altre nazioni, come pure dall’ONU, a seguito della risoluzione 60/7 del 1 novembre 2005. Occorre sottolineare che il Giorno della Memoria costituisce, comunque, un appuntamento fisso per molti italiani, soprattutto per molti giovani, che vogliono conoscere per ricordare al fine di contribuire a garantire un futuro migliore all'umanità. Ed il futuro migliore non può essere sempre frutto dei sogni o delle utopie, ma voluto e costruito giorno dopo giorno, attimo per attimo. (Giulio Carra)
 
 
 

« TUTTI COLORO CHE DIMENTICANO IL LORO PASSATO,
 
SONO CONDANNATI A RIVIVERLO »


 
Legge 20 luglio 2000, n. 211

« Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio
e delle persecuzioni del popolo ebraico
e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti »
 

Art. 1
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2
1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
 
 

Prima vennero per gli Ebrei  … >>>





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IL RICORDO DI UN AUTORE... ANZI, DI UN UOMO...
Postato da direttore il Martedì, 09 settembre @ 01:44:13 CEST - (Leggi Tutto... | 6491 bytes aggiuntivi | 63 commenti | Voto: 5)
Per non dimenticare



Centenario della Nascita di Cesare Pavese 1908-2008...riscoprirsi, per ritrovarsi ogni volta, senza mai smettere di cercarsi. È come se, attraverso la propria scrittura, raccontasse l’inesplicabile, scrutando la propria interiorità fin nelle pieghe più intime di sé.






C E S A R E   P A V E S E :

L' E N I G M A   D I   U N A   V I T A   T R A   S C R I T T U R A   E   R E A L T A'


di   Alessandra Giannitelli



Cesare Pavese
Nel giorno del centenario della nascita di Cesare Pavese, è inevitabile tracciare un breve ricordo di un autore, anzi, di un uomo, che ha dato molto – addirittura sé stesso – alla letteratura.

L’opera di Pavese, come d’altronde la sua vita, si dispiega attraverso molteplici aspetti intrecciati tra loro al punto da comporre l’enigmaticità del suo pensiero e delle sue concezioni esistenziali.

Si direbbe che la sua vita sia stata LA VITA. Nelle sue debolezze, incertezze, paure, domande, si specchiano quelle di ogni uomo che si soffermi anche solo per un istante a riflettere, a ripensare i propri giorni, i ricordi, le esperienze, a meditare sul proprio presente ma anche sull’incertezza del futuro. Nelle opere pavesiane, dai giovanili versi di Lavorare stanca a La luna e i falò, vi è il riflesso nitido del ragazzo di S.Stefano Belbo, dell’uomo che torna continuamente su sé stesso, sulle proprie radici, sui luoghi che lo hanno segnato, per riscoprirsi, per ritrovarsi ogni volta, senza mai smettere di cercarsi. È come se, attraverso la propria scrittura, Pavese raccontasse l’inesplicabile, scrutando la propria interiorità fin nelle pieghe più intime di sé.

L’impressione che si ha leggendo i suoi romanzi, le sue poesie, i suoi racconti, è quella di un uomo che nella scrittura plasma sé stesso. A questo plasmare la propria interiorità, contribuisce in maniera consistente il rapporto dello scrittore con i luoghi che hanno segnato la sua crescita esistenziale e intellettuale. I cieli, i poderi, le cascine, le amate Langhe: ancora radici, appartenenza, memoria. Ancora specchio di sé.

«Perché non posso trattare io delle rocce rosse lunari? Ma perché esse non riflettono nulla di mio, tranne uno scarno turbamento paesistico, quale non dovrebbe mai giustificare una poesia. Se queste rocce fossero in Piemonte, saprei bene però assorbirle in un’immagine e dar loro un significato. [...] Certamente dev’essere possibile, anche per me, far poesia su materia non piemontese di sfondo. Dev’essere, ma sinora non è stato quasi mai. Ciò significa che non sono ancora uscito dalla semplice rielaborazione dell’immagine materialmente rappresentata dai miei legami d’origine con l’ambiente [...] Ma è poi davvero un residuo oggettivo o sangue indispensabile?» (Il mestiere di vivere, 10 ottobre 1935).

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PER NON DIMENTICARE . . .
Postato da direttore il Lunedì, 21 luglio @ 02:50:35 CEST - (Leggi Tutto... | 6876 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 5)
Per non dimenticare



IVAN ROSSI
IVAN ROSSI :
MEDAGLIA D'ORO AL VALOR CIVILE ALLA MEMORIA  ... >>>


In mare aperto su un pattino. Niente agonismo solamente voglia di farcela. Il tutto dedicato all’eroe Ivan Rossi di Civita Castellana (Viterbo), che perse la vita lo scorso anno (era l’8 giugno) per salvare quattro ragazzi che stavano affogando nelle acque antistanti a Noto in provincia di Siracusa.




N O V A N T U N O   M I G L I A   I N   P A T T I N O   D E D I C A T I   A   I V A N   R O S S I



Il Ritratto di Ivan Rossi opera di Enzo Marinelli - Premiazione della IV Traversata Adriatica in Pattino
Si è conclusa  sabato sera (19 luglio) la Quarta Traversata dell’Adriatico in pattino. Quattro gli atleti che hanno partecipato (Maurizio Foschi, Francesco Di Giandomenica, Fioravante Palestini e Giancluca Crescenzi) e 91 le miglia percorse remando da Vodice (Croazia) a Giulianova (Teramo).

Alla premiazione, avvenuta al Kuursal lido di Giulianova, hanno partecipato anche il presidente della Provincia di Viterbo Alessandro Mazzoli, i genitori di Ivan Rossi, Rita e Vittorio, il consigliere provinciale Massimo Miccini, il consigliere di Civita Castellana Danilo Corazza e tutte le autorità della Provincia di Teramo, del Comune di Giulianova e di Alba Adriatica.

Aver dedicato questa manifestazione alla memoria e al coraggio di Ivan Rossi – ha detto Mazzoli durante la cerimonia di premiazione – è davvero importante per tutto il nostro territorio. La tragedia dello scorso anno ha scosso tutti noi profondamente e ci ha dato un grande insegnamento di vita. Ringrazio tutti voi per questa testimonianza dedicata a un vero eroe. L’attenzione e la sensibilità che avete dimostrato lega i nostri territori in un ideale gemellaggio in memoria di Ivan Rossi.

La traversata è stata organizzata dall’associazione Amici della Traversata. Sabato sera il presidente Bruno Di Giandomenico e il vicepresidente Guido Baldi hanno raccontato perché hanno deciso di legare l’iniziativa al nome di Ivan.


Il Presidente della provinvia di Viterbo Mazzoli alla Premiazione della IV Traversata Adriatica in PattinoQuattro mesi fa stavo guardando la tv – dice Guido Baldi - quando ho sentito la storia di questo ragazzo straordinario. Mi sono commosso ed emozionato e ho capito che dovevamo dedicare a lui la Traversata.
Così ho preso contatti con l’associazione Ivan Rossi e sono andato a Civita Castellana. Lì ho conosciuto i genitori di Ivan e abbiamo iniziato a progettare questa manifestazione. La vera traversata è iniziata quel giorno.

A Rita e Vittorio Rossi durante la premiazione è stato donato un ritratto di Ivan realizzato dall’artista Enzo Marinelli.


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" STOP THE KILLER 2 "
Postato da direttore il Venerdì, 11 luglio @ 00:42:00 CEST - (Leggi Tutto... | 4433 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Per non dimenticare





Sabato 26 luglio il concerto di rock alternativo
in memoria dell'imprenditore anticamorra Franco Del Prete




A   P A L A Z Z O  L A N Z A  D I  C A P U A  R I T O R N A N O  I  P U N T A  R A I S I

di   Silveria Conte
 

Il gruppo rock PUNTA RAISI
Era il 5 ottobre 2004 quando il gruppo rock casertano Punta Raisi, una delle icone della musica “contro”, suonò per l’ultima volta dal vivo, incantando la platea di Palazzo Lanza a Capua con il live “Stop tre train - Io non discrimino” per Amnesty Internazional.

Dopo quattro anni ecco che i Punta Raisi ricominciano proprio da Capua e da Palazzo Lanza. L’appuntamento è per sabato 26 luglio alle ore 21 per il live “Stop the killer 2”  organizzato dalla Libreria Guida di Capua e dall’osservatorio sulla legalità di Caserta “Sig”.

Tornano per ricordare, ad un anno dalla scomparsa, l’imprenditore anticamorra Franco Del Prete di Frattamaggiore, deceduto per un male incurabile il 9 luglio 2007 dopo 35 anni di lotta ai clan, durante i quali fece arrestare il boss dei Casalesi Vincenzo Zagaria e mise in ginocchio con le sue denunce la camorra napoletana.

La rockband proporrà brani del proprio repertorio tratto dai due cd finora incisi: “Mi Libero o No” e “L’Evoluzione del rock”, che contiene i due singoli di successo “Vivo io” ed “Electrica Danza”. La band tornerà a lanciare i suoi messaggi antiviolenza attraverso il suo rock alternativo, nel quale la chitarra dagli echi floydiani sarà assolutamente protagonista. I sedici brani del gruppo sono stati scritti da Carlo Pascarella De Lucia, autore, voce e chitarra solista del gruppo, nel quale debutterà la cantante appena diciassettenne, ma dal grande talento, Emy Gentile. Con loro ci saranno Marco Gentile alla batteria (rientrato nella band dopo cinque anni di assenza), Antonio D’Elena alla chitarra ritmica e classica, Domenico Gentile al basso.

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IL SETTEMBRE DEL 1943
Postato da direttore il Sabato, 15 settembre @ 02:23:46 CEST - (Leggi Tutto... | 19388 bytes aggiuntivi | 1 commento | Voto: 0)
Per non dimenticare



A sessantaquattro anni di distanza
i ricordi di quei giorni di guerra sono sempre più vivi. 

L'omaggio poetico è dedicato a tutti quei bambini che soffrono la guerra;  e qualcuno ha visto un suo coetaneo finire come il mio compagno di giochi.   A tutte le famiglie che hanno perduto una persona cara in una delle tante battaglie che accendono il loro bagliore in ogni angolo della Terra, il mio saluto riverente e tutto l'amore che posso.
(Reno Bromuro)



BASTA 1
















14 SETTEMBRE1943                                 



Interminabile colonna di carne
lungo le rive del Tammaro
in quei giorni di settembre.
Corpi, anime sozze
di pidocchi
di vergogna
occhi che non capivano
cercavano occhi vergognosi.

Uno, ai piedi di una vite
in mano, un grappolo d'uva:
- Non voglio tornare a casa! -
e piangeva.

Fetore di pelle:
non pidocchi giganti
mangiano giovane carne
non mia;
vergogna morde l'anima:
eravamo duemila
due soltanto ci hanno disarmato:
non voglio vedere mio padre!

Occhi che non capivano 
cercavano occhi vergognosi.

Dritto, sulla collina
si staglia verso il cielo
come accusatore:
uomo in grigio-verde
armato fino ai denti.

Stupore, meraviglia,
domande che s’intrecciano
risposte non avute...
Michele era armato
non sapeva perché.
Fedele al giuramento
era tornato a casa
ai padulesi non più
da ebete, da eroe.

Occhi, che non capivano cercavano
tra carne putrefatta dai pidocchi
propria carne pieni di speranza.

Un grido che sapeva
di prima liceo,
una parola petrarchesca
scosse lo stupore, l'apatia:
             «Italia mia
              vengo a vendicar 
              l'altrui vergogna!»

Ancora imberbe, armato di bastone
corse per lo scosceso pendio: gridò!.

Una scarica di mitra!...

Il volto di fanciullo
gli occhi innocenti
aperti verso il cielo
il corpo inerte
ai piedi dell'ulivo
sembrano dire: BASTA!

Occhi che non capivano, i miei,
cercavano non vergogna...

Piansero, piangono
e gridano: basta.




Reno Bromuro
(Da "Occhi che non capivano"
- Edizione Andromeda Roma 1973
- Edizione Ursini 1991)

NELLE  RETROVIE  DELLE  GUERRE

(Gicar) - Ci scusiamo con i lettori per la crudezza delle immagini, reperite nel web, che abbiamo voluto affiancare ai versi di Reno Bromuro.  Esse non lasciano immaginare nient’altro di più di ciò che rappresentano: ovvero quello che rimane dietro alle guerre di ogni tempo.  Sono i sogni negati ai bambini.  Di fronte a determinate realtà, talvolta, rimane davvero difficile andare “Oltrepensiero”.  Inutile nascondere questi flash legati alla perversione umana, rimuoverli dalle nostre coscienze o far finta che essi appartengano a mondi lontani.  Siano essi un monito, per gridare...   “ Basta ! ”

 
BASTA !


BASTA !


BASTA !


BASTA !


BASTA !



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IL GIORNO DEL RICORDO
Postato da direttore il Sabato, 10 febbraio @ 01:39:51 CET - (Leggi Tutto... | 2229 bytes aggiuntivi | 9 commenti | Voto: 0)
Per non dimenticare




Il 10 febbraio ricorre il "Giorno del ricordo", istituito dal Parlamento italiano con la legge 30 marzo 2004, n. 92, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell'esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra



FoibaLe Foibe (dal latino "fovea", che significa "fossa"), non sono solo voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall'erosione di corsi d'acqua, che possono raggiungere anche i 200 metri di profondità, ma rappresentano anche delle inguaribili ferite nella memoria e nella coscienza di molti italiani.
In quei luoghi dall'8 settembre del 1943 e fino a tutto il 1946, in Istria prima e poi nel territorio di Trieste e in gran parte della Venezia Giulia, i partigiani delle formazioni titine, cui erano in qualche caso aggregate formazioni partigiane italiane, usavano le foibe per eliminare, gettandoveli dentro, i fascisti italiani, militari o civili che fossero.
Ben di rado l'eliminazione fisica e il conseguente "infoibamento" avveniva mediante una semplice fucilazione.
Comunemente, prima di essere gettati nelle fosse, gli uomini e le donne, rastrellati e strappati dalle loro case e condannati senza processo alcuno, erano evirati, stuprati, accecati, torturati. Alcuni furono legati a cadaveri con filo spinato e quindi gettati vivi nei crepacci. Il numero così delle persone sterminate non è mai stato accertato.
Nelle foibe furono precipitati civili d'ogni credo e colore politico, colpevoli esclusivamente d'essere italiani. I colpevoli di tali crimini non sono mai stati perseguiti. fonte: israt.it

(Alessandro Sacripanti)


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IL GIORNO DELLA MEMORIA
Postato da direttore il Sabato, 27 gennaio @ 11:24:52 CET - (Leggi Tutto... | 5059 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Per non dimenticare


ARBEIT MACHT FREI




  P E R   N O N    D I M E N T I C A R E






di    R E N O   B R O M U R O


Oggi è "Il giorno della Memoria". Sono ritornato a casa dopo il breve esilio ed eccomi a ricordare con voi quel giorno in cui furono ritrovate le poche persone sopravvissute alla macabra soppressione voluta dai nazisti. Io li ricordo con voi con questa poesia nella speranza di non sentir parlare più di guerre e di sterminio, ma di una pace duratura per la serenità degli uomini.


TI  AVEVANO  MARCHIATA

Ti avevano marchiata come un armento
stuprata, violentata, seviziata, affamata:
senza più nulla di umano
ti avevano buttata sulla
strada come bestia immonda.

Ti aggiravi con le tue compagne
vincendo il fetore di Peonie
su covoni di rifiuti
in cerca di qualcosa
meno fomentata dai vermi
per sopravvivere un altro giorno.
Ma se ti vedeva un «nazista»
anche quello ti veniva negato.

Che cosa ho fatto in tua difesa
quel giorno? Ed ora? ...
Ora ho messo la mia penna
al tuo servizio;
la mia fede per la libertà
il mio cuore per un mondo giusto
l'anima mia per un domani in cui
l'uomo sia veramente tale
per onorare il tuo sacrificio
ricordare il tuo dolore
per il trionfo della croce.

The Holocaust - Immagine da www.auschwitz.dk

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DAL PALCOSCENICO AI CAMPI DI STERMINIO
Postato da direttore il Sabato, 27 gennaio @ 00:40:19 CET - (commenti? | Voto: 0)
Per non dimenticare





IL  GIORNO  DELLA  MEMORIA



Oltrepensiero.it vuole proporre ai suoi lettori uno dei brani che all'Archivio dei Diari di Pieve S.Stefano quest'anno hanno scelto per celebrare il Giorno della Memoria. E' l'inizio del racconto autobiografico di prigionia di Enno Mucchiutti.
Le memorie di Enno Mucchiutti sono state scelte da Adriana Gigli per la Lista d'onore 2006 del Premio Pieve - Banca Toscana e colpiscono per la forza e crudezza delle sofferenze patite, raccontate come un'espiazione da chi si è salvato da una morte atroce, grazie anche alle sue doti canore, ma ha visto morire tanta gente e vive nel ricordo di quegli orrori.


Auschwitz
"Avevo sempre avuto l’intenzione di scrivere queste memorie, ma pensavo forse è meglio scordare tutto; ma purtroppo sono rimaste dentro di me dal 1944 ad oggi, vivide, chiare, come fossero successe oggi. Ormai a 85 anni penso sia meglio rimangano come ricordo, il peggior ricordo che una persona possa avere. Un ricordo che mi ha seguito per 59 anni con i segni delle cicatrici delle ferite, ma più triste ancora l’animo scosso, ferito. Ed il pensiero che sempre mi perseguita, il pensiero sempre rivolto a tutti gli amici di sventura mai più tornati, spariti in una nube di fumo; forse quasi una liberazione da quelle orrende sofferenze: mai li ho dimenticati, mai li dimenticherò.
Mi chiamo Enno Mucchiutti, sono nato a Cormons (GO) l’11 maggio 1919 risiedo a Trieste dal 1920, professione artista lirico, studi compiuti presso i Conservatori di Trieste e di Torino. Servizio militare prestato presso i Regg. Fanteria 73° e 92° mobilitati. Dopo l’8 settembre 1943 sbandato e rientrato a Trieste, non ho risposto volutamente ai bandi nazifascisti di arruolamento. Nell’agosto 1944 sono caduto in un rastrellamento, da qui portato nelle carceri di Bertesgaden, di qui sono riuscito a fuggire tentando di rientrare in Italia arrestato (non possedevo nessun documento) portato in carcere a Ranstad e successivamente nelle carceri S.S. di Salisburgo dopo torture ed interrogatori inviato a Monaco con un treno cellulare reinterrogato caricato su di un camion cellulare e sbarcato (era notte fonda) davanti un enorme cancello illuminato a giorno su ambo i lati dei gruppi di SS con enormi cani lupo, sul cancello una scritta ARBEIT MACHT FREI, all’interno si vedevano baracche in legno e regnava un silenzio di morte."



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IL TRICOLORE COMPIE 210 ANNI
Postato da direttore il Domenica, 07 gennaio @ 14:44:03 CET - (Leggi Tutto... | 3991 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Per non dimenticare



Nato a Reggio Emilia, venne adottato per la prima volta il 7 gennaio 1797.

Per celebrare l'anniversario della bandiera italiana il Dipartimento Informazione
ed Editoria della Presidenza del Consiglio ha realizzato uno spot televisivo che
per tre giorni è stato tramesso dalle reti Rai.


Tricolore(Adnkronos/Ign) - Nasce a Reggio Emilia, ben 210 anni fa, il Tricolore, la bandiera che avrebbe da quel momento in poi rappresentato il primo Stato libero dell'età moderna (Video). Venne adottata per la prima volta il 7 gennaio 1797, dai deputati delle popolazioni di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara, seduti nel Parlamento della Repubblica Cispadana, voluta da Napoleone nell'ottobre 1796, che comprendeva appunto i ducati di Modena e Reggio e le ex legazioni pontificie di Ferrara e Bologna. L'assise decretò in quella occasione di ''rendere universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori: verde, bianco e rosso'', allora a bande orizzontali. I tre colori scelti non identificano tanto i campi della terra italica, la purezza e il sangue versato per la libertà, come molti vollero semplificare, non senza una forte dose di sentimentalismo, ma sono legati ad antichi stendardi e uniformi tipici dell'epoca. D'altra parte anche le tre fasce di identiche dimensioni sono ispirate alla bandiera francese del 1790.


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UN ANNO FA...
Postato da direttore il Domenica, 05 novembre @ 02:13:02 CET - (Leggi Tutto... | 11027 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
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Le persone sono come oggetti, considerate tali perché vengono
viste non come soggetti di diritto, ma come dei numeri eterni
che vanno a incrementare le statistiche



LE   MASCHERE   BIANCHE   DEGLI   INVISIBILI


di     A L E S S A N D R O   R I Z Z O



Ralph Ellison
"Non mi vergogno dei miei genitori perché sono stati schiavi … mi vergogno solo di me stesso per essermene un tempo vergognato."
Invisible ManQuesta è una delle frasi più toccanti del romanzo di Ralph Eleison, L’uomo invisibile, pronunciate dal suo protagonista, un uomo nero, proveniente dal Sud schiavista degli Stati Uniti. E’ una frase scritta in un contesto che era quello del 1952, epoca ancora lontana dal precariato esistenziale diffuso oggi ammorbante la società in cui viviamo: ma può definirsi anche contemporanea per profondità di quel sentimento di angoscioso abbandono che il precario, il nuovo schiavo del terzo millennio, prova nel vedersi azzerato nella propria dignità di uomo, nel proprio diritto di autodeterminarsi, di crescere liberamente, di disporre autonomamente e con certezza del proprio futuro.
Leggendo il romanzo dello scrittore afro americano Eleison molte cittadine e molti cittadini di colore hanno sognato e progettato forme di lotte e di iniziative pubbliche per rivendicare i propri diritti civili, dando, poi, origine al grande movimento dei “civil rights”, con a capo della lunga protesta non violenta Martin Luther King.
Oggi in Francia, unico Paese dove le categorie non viste, dimenticate, quelle dei precari a vita, si sono mobilitate con determinazione in modo collettivo per opporsi alla degenerazione delle proprie condizioni già di per sé difficili esistenzialmente, economicamente e socialmente parlando, Stéphane Beaud, Joseph Confavreux e Jade Lindgaard hanno scritto il nuovo saggio “La France invisible”, ossia un libro bianco composto di interviste, analisi e punti di vista redatti da sociologi, psicologi e giuslavoristi su una nuova situazione di subordinazione alienante, ma non considerata dalle autorità e dalla società come tale.

Francia - Le città delle sommosse nel 2005Un anno fa, esattamente, ci furono le prime rivolte nelle banlieue francesi; una grande ondata di dimostrazioni, dai toni irruenti e accesi, ha travolto la pacifica convivenza nelle grandi città: prima a Parigi, per poi seguire a Tolosa, infine a Marsiglia, a Tolone.

La rivolta seguiva un atto considerato unico in Europa, quello del voto contrario al referendum per la rattifica della Costituzione europea, convenzione, questa, che nei contenuti abbassava il livello di garanzie sociali, su cui, da sempre, il modello giuridico francese e quello europeo in generale si è fondato, recependo il cosiddetto “stato sociale”, il compromesso tra imprenditori e classe lavoratrice per assicurare minime condizioni di vita dignitosa per tutte e per tutti.

La convenzione europea, la base su cui, poi, si sarebbe costruita la Costituzione, non è entrata, così, in vigore in tutto il territorio comunitario
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