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DU 13 AU 24 MAI 2009
I REPORTAGE DI
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La Maremma è una realtà territoriale piuttosto vasta e dai confini non perfettamente definiti che si affaccia sul Mar Tirreno Dante (Inferno XIII, 7) ne individuava i confini tra Cecina e Corneto: "Non han sì aspri sterpi né sì folti quelle fiere selvagge che 'n odio hanno tra Cecina e Corneto i luoghi colti"
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INVITO A RILEGGERE . . . “Mons. MARCEL LEFEBVRE - Una vita”
Postato da direttore il Lunedì, 16 febbraio @ 00:52:57 CET - (Leggi Tutto... | 5077 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Leggendo le pagine di questa affascinante biografia si svela, a poco a poco, il mistero di un uomo fuori del comune che fu così straordinariamente sicuro di sé perché fu assolutamente sicuro di Dio.
U N C A V A L I E R E S O L I T A R I O
La parabola di Marcel Lefebvre (1905-1991) segna una bella linea ascendente. Il Papa Pio XII nomina questo prete missionario di quarantadue anni Vescovo del Senegal e poi, un anno dopo, Delegato apostolico della Santa Sede per tutta l’Africa francofona (l’equivalente di un nunzio). Nel 1962 viene eletto Superiore della Congregazione dello Spirito Santo, che conta più di 5.000 membri. Il Papa Giovanni XXIII lo nomina Assistente al Trono pontificio e membro della Commissione centrale per la preparazione del concilio.
Tuttavia, nell’ottobre 1968, si vedrà costretto a dare le dimissioni dal suo incarico di Superiore generale e, il 1° novembre 1970, fonda a Ecône (Svizzera) la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Questo gli varrà una progressiva celebrità mondiale a causa del suo attaccamento alla “Messa in latino”, della sua opposizione ad alcune innovazioni del Concilio Vaticano II (1962-1965) e delle sue schermaglie con il Papa Paolo VI.
Dopo le condanne vaticane contro la sua Fraternità e contro di lui, la “Messa proibita” che egli celebra a Lille nell’agosto 1976 davanti a 10.000 fedeli ottiene, grazie ai 400 giornalisti presenti, una risonanza enorme. Nel 1988 conquista una nuova celebrità consacrando quattro Vescovi ad Ecône, malgrado la proibizione del Papa Giovanni Paolo II, ma davanti alle telecamere di televisioni del mondo intero.
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INVITO A RILEGGERE: MONDO BOND 2007
Postato da direttore il Martedì, 14 ottobre @ 18:16:30 CEST - (Leggi Tutto... | 6705 bytes aggiuntivi | 66 commenti | Voto: 0)
Perché comprare "Mondo Bond 2007" quando a novembre sta per uscire sempre a cura di Cappi e Coffrini "Mito Bond Il nuovo cinema di 007" ?
J A M E S B O N D N O N M U O R E M A I
di Mariangiola Castrovilli
  Nel novembre del 2006, in concomitanza con l'uscita mondiale di Casinò Royale l’ultima pellicola di 007, la casa editrice Alacran ha pubblicato Mondo Bond 2007 di Coffrini Dell'Orto e Cappi, considerati ormai, a livello nazionale, i massimi esperti del settore. E proprio perché James Bond non muore mai amiamo segnalarvi la lettura o la rilettura di questo fascinoso Mondo Bond 2007 perché Dell’Orto, creatore di eventi e consulenze sulla spia britannica e Cappi, scrittore e traduttore dei romanzi di 007 , sono qui al loro quinto saggio su Bond in 8 anni ed ormai sanno praticamente tutto di lui. I due, presidenti dello 007 Admiral Club, l’unico club italiano di James Bond con sede e museo all'Admiral Hotel di Milano, per realizzare questa opera omnia hanno anche coordinato un pool di esperti dei vari aspetti del mondo Bond, con il risultato che il loro libro è adesso utilizzato come testo universitario presso l'università di Napoli.
A differenza di molti altri volumi di questo genere, Mondo Bond 2007 è scritto in un piacevole stile quasi romanzesco. Riesce infatti ad affascinare sia il più incallito dei bondiani che il semplice curioso che ha voglia di saperne di più… Quando Cappi racconta delle gesta di Fleming, il papà di 007, e dei suo incontri con i personaggi che hanno caratterizzato la seconda guerra mondiale, sembra addirittura un romanzo storico. Lo scrittore britannico si è distinto infatti per numerose operazioni di intelligence organizzate per conto della marina britannica, la più famosa delle quali Goldeneye darà poi il nome alla sua villa in Jamaica dove, il 15 gennaio del 1952 , sui tasti della portatile Royal, nascerà James Bond .
Dell'Orto, dopo essersi recato di persona sui luoghi del delitto ha curato in prima persona tutta la parte viaggi che è uno dei pezzi forti dei film di James Bond. Basta sfogliare una delle oltre 400 pagine per scovare indirizzi e telefoni di tutte le locations esotiche di oltre 50 anni di storia di James Bond. Giorgio Brancaglion e Paolo Tapini poi, responsabili di Armi Magazine, hanno svolto un lavoro accuratissimo su tutte le armi dei romanzi e dei film usate dal nostro eroe arrivando perfino a commentare l'eventuale inadeguatezza dei ferri del mestiere.
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INVITO A RILEGGERE... BONAVENTURA TECCHI
Postato da direttore il Martedì, 24 giugno @ 03:09:21 CEST - (Leggi Tutto... | 6275 bytes aggiuntivi | 32 commenti | Voto: 4.33)
BONAVENTURA TECCHI
Vigilia di guerra 1940
Milano, Bompiani, 1946
T I M O R I , A N G O S C E E R I F L E S S I O N I
di Eleonora Bellini
Bonaventura Tecchi nacque a Bagnoregio, in provincia di Viterbo, l’11 febbraio 1896; morì a Roma il 30 marzo 1968. Direttore fra il 1925 ed il 1931 del Gabinetto Vieusseux di Firenze, lettore nelle Università di Berna e Bratislava, poi, dal 1939 professore di lingua e letteratura tedesca all'Università di Padova.
L’ultimo libro di Tecchi si intitola Antica terra, pagine sparse, frammenti scritti dal 1934 al 1967. Il libro è dedicato all’alto Lazio, ad una Tuscia dall’antico sapore di Etruria. Vi troviamo Montefiascone, Orvieto, Viterbo, la stessa Bagnoregio, dove talvolta tornava per le vacanze. Ma il libro che vogliamo invitarvi a rileggere non è questo, bensì Vigilia di guerra 1940, pubblicato in una piccola collana (“Tra due guerre”) per le Edizioni Bompiani nel gennaio del 1946. Il sottotitolo della breve opera recita: “Testimonianza di uno scrittore, e insieme di tutta una classe, contro la guerra” ; e sul verso del frontespizio leggiamo: “Queste pagine rendono lo stato d’animo e il drammatico conflitto morale di un uomo di cultura, cui lo spettacolo della forza bruta scatenata e del suo momentaneo trionfo danno la spinta a rifarsi a quei valori dello spirito nei quali egli sinceramente crede. E se la sua fede può in qualche istante quasi vacillare, è non tanto per la testimonianza dei fatti brutali quanto per la profonda e tormentosa coscienza delle colpe con cui la sua classe - la classe intelletuale, colta - ha contribuito a rendere possibile lo scatenarsi della violenza. Così il fatto personale assume valore e portata di verità per tutto uno strato sociale e non dell’Italia soltanto”. Il libretto è costituito da pagine di diario che vanno dal 9 aprile al 10 giugno 1940, due mesi soltanto, ma densi di fondati timori, di angosciose domande e di riflessioni profonde.
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FUOCHI PER UNA FESTA
Postato da direttore il Lunedì, 31 dicembre @ 16:21:41 CET - (Leggi Tutto... | 1634 bytes aggiuntivi | 1 commento | Voto: 0)
A R I O D A N T E M A R I A N N I
B R I N D I S I D I S A N S I L V E S T R O
(da Una strana gioia, 2003)
| Stacco l'ultimo foglio del vecchio anno e a mezzanotte, come gli altri, stappo la mia bottiglia; ma non lo scaccio con botti o lancio di cocci né per speciali favori lo ringrazio: io brindo a lui che m'ha lasciato indenne. M'ha lasciato le braccia, le gambe e i piedi e tutte e due le mani e, col torso, la testa, gli occhi, il naso e le orecchie; e se completo l'inventario, attesto che, compatibilmente con i dati anagrafici e lo specchio, tutto funziona passabilmente.
Quanto all'anno venturo, fisso il nuovo lunario, e mi attengo a quel detto di Charlie Chan (era in un vecchio film): "non pensare al futuro, arriva presto".
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INVITO A RILEGGERE... PIERO JAHIER
Postato da direttore il Venerdì, 16 novembre @ 00:19:17 CET - (Leggi Tutto... | 4289 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
"Povero e orfano di padre, la povertà mi aveva negato gli studi universitari. Ma ero terribilmente fiero della responsabilità della mia posizione di povero… " I L C O N C E T T O R E L I G I O S O D E L L A P O E S I A
di Eleonora Bellini Piero Jahier nacque a Genova nel 1884 da padre piemontese e pastore valdese e da madre fiorentina.
Dopo la morte del padre, suicida, nel 1897 la famiglia si trasferì a Firenze. Piero fu profondamente provato dalla morte del genitore, come testimoniano, tra l’altro, la sua opera “Ragazzo”, pubblicata nel 1919, e la presentazione alla raccolta Poesie del 1964: "Povero e orfano di padre, la povertà mi aveva negato gli studi universitari. Ma ero terribilmente fiero della responsabilità della mia posizione di povero… così, quantunque fossi deciso a lottare per migliorare la mia condizione (da ferroviere, presi due lauree, studiando la notte) nessun miraggio di fama poté avvelenare il concetto religioso della poesia che mi aveva inculcato il mio maestro di liceo… ".
Dopo aver terminato gli studi liceali, Jahier incominciò a lavorare, appunto come ferroviere, per poter sostenere la famiglia in gravi ristrettezze economiche. In questi anni tuttavia iniziò a scrivere articoli su La Riviera Ligure, su Lacerba e, quando, nel 1909, conobbe Giuseppe Prezzolini, iniziò a collaborare alla rivista La Voce divenendone poi, dal 1911 al 1913, direttore responsabile.
Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò come volontario negli Alpini; ricordando questa esperienza, nel 1920 pubblicò la sua opera più famosa, Con me e con gli alpini. Antifascista, bastonato, imprigionato e perseguitato, durante il Ventennio abbandonò la scrittura, dedicandosi in parte alla traduzione. I suoi scritti vennero di nuovo raccolti e pubblicati da Vallecchi negli anni Sessanta. Dalla sua scrittura “sperimentale” emergono rigore morale ed impegno civile. Morì a Firenze nel 1966.
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QUEL SOTTILE FILO CONDUTTORE
Postato da direttore il Martedì, 21 agosto @ 01:34:55 CEST - (Leggi Tutto... | 11389 bytes aggiuntivi | 27 commenti | Voto: 5)
"Uno spruzzo di nero in un paesaggio soleggiato (…) un punto di nero tra i più interessanti e tra i più difficili da rendere esattamente, che io possa immaginare" (Van Gogh ) D O M A N I C H E D A T E A N D R A I V I A : C H E C O S A S A P R A I ? di Maria Stella Ivana Riggi È sera, fa molto caldo… il pc mi osserva annoiato ed impalato come se chiedesse: << e adesso che si scrive? >>. Un sms trilla: << Questa sera usciamo? >>. E così, nell’attesa degli sviluppi di questa notte estiva, mi sento un po’ come mister Bin che scarta un regalo dinanzi a personaggi immaginari: <<Oh!…Oh!…Oh!…>>.
 In realtà sto aprendo un pensiero che va da tempo a due scritti di Cesare Pavese (1908-1950) << La spiaggia>> (1942) e << La bella estate>> (1949), edizione Einaudi; nelle rispettive copertine, due scorci di tele di Vincent Van Gogh (1853-1890): “ Barche di pescatori sulla spiaggia di Les Saintes-Maries-de-la-Mer” (giugno 1888), “ Campo di grano con cipresso”(settembre 1889). Il mio “oltrepensiero” si chiude con un terzo artista: Luigi Vannucchi (1930-1978) noto doppiatore ed attore che interpretò anche Pavese in teatro in “ Il vizio assurdo” (1960 - di Davide Lajolo), era nisseno come me. Tre uomini, tre artisti che ad un certo punto della loro esistenza hanno deciso di “spazzarsi via” suicidandosi. …<>, sì… ma adesso scansati mister Bin, vorrei metter mano alla tastiera! Scriveva Pavese in “La spiaggia”: << (…) Doro è di quelli che la felicità rende taciturni. (…) - Cos’era? Un uomo rappresentativo? - dissi. - No un uomo nato per tutt’ altro, uno sposato, uno di quelli che imparano a essere furbi perché fanno una vita che non li contenta. - Tutti dovrebbero essere furbi, allora. (…) Lo lasciai dire quello che volle. (…) - Per sopportare i ricordi dell’infanzia di un altro, bisogna esserne innamorato. (…) il mare aveva l’effetto di farmi vivere sotto una campana di vetro. (…) La notte, quando rientravo, mi mettevo alla finestra a fumare. Uno s’illude di favorire in questo modo la meditazione, ma le verità è che fumando disperde i pensieri come nebbia, e tutt’ al più fantastica, cosa molto diversa dal pensare. Le trovate, le scoperte, vengono invece inaspettate: a tavola, nuotando in mare, discorrendo di tutt’altro. Ed ancora in “ La bella estate”: (…) La stanza si andava spegnendo e allora Ginia si alzò e girò il collo a guardare un quadretto. Era quello delle fette di melone, che sembravano trasparenti e tutte acqua. Ginia s’accorse che c’era nel quadro un riflesso di luce rosa ma dipinta, che ricordava quello rosso del velluto di quand’era entrata. Capì allora che per dipingere bisogna sapere queste cose, ma non osò dirlo a Guido. (…) – Qui non c’è quell’ odore di vernice che si sente dai pittori - disse allora Ginia. Guido si alzò e si infilò la giacca. - È l’odore dell’acqua ragia. È un buon odore -
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INVITO A RILEGGERE... HORACE WALPOLE
Postato da direttore il Mercoledì, 08 novembre @ 19:54:46 CET - (Leggi Tutto... | 24035 bytes aggiuntivi | 13 commenti | Voto: 0)
IL CASTELLO DI OTRANTO
di R E N O B R O M U R O
Questo romanzo breve, così come in architettura con il maniero Strawberry Hill, Walpole segna l'inizio della corrente neogotica in Inghilterra, alla ricerca di paesaggi notturni, cieli tempestosi, meandri oscuri e trame ancora più oscure… dando vita al romanzo fantascientifico.
H O R A C E W A L P O L E
BIOGRAFIA
Horace Walpole, quarto conte della Dinastia, nacque a Londra il 24 settembre 1717; il figlio più giovane del primo ministro più longevo della storia inglese, Sir Robert, primo ministro del governo whig sotto il regno di Giorgio I e Giorgio II dal 1721 al 1742. Frequenta gli studi a Eton e a Cambridge. Una volta terminata l’istruzione scolastica, gira l’Europa per due anni con il poeta e amico Thomas Gray e visita la Francia, la Svizzera, l’Italia ritorna in Inghilterra nel 1741, per avere un seggio in parlamento. Nel 1747 compra una casa a Twickenham vicino Londra, cui dedica tutta la sua vita trasformandola in un fantastico castello neo gotico di nome Strawberry Hill, dove allestisce una delle collezioni d’arte più grandi ed eclettiche di tutta l’Inghilterra. Walpole deve la sua popolarità soprattutto per aver scritto nel 1765, il primo romanzo gotico, Il Castello di Otranto, cui scenario e intreccio sono ispirati allo stesso Strawberry Hill. Muore a Londra il 2 marzo 1797 ed è seppellito nella tomba di famiglia a Houghton.
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INVITO A RILEGGERE... DYLAN THOMAS
Postato da direttore il Domenica, 22 ottobre @ 17:35:48 CEST - (Leggi Tutto... | 3608 bytes aggiuntivi | 57 commenti | Voto: 5)
Anche oggi, a cinquantatre anni dalla sua morte, la poesia di Thomas conserva intatto il suo fascino.
FRA LE VITTIME DELL'INCURSIONE ALL'ALBA C'ERA UN UOMO DI CENT'ANNI Invito a rileggere Dylan Thomas
Mentre il mattino si svegliava sopra la guerra, Indossò i suoi vestiti, varcò la soglia e morì; Le serrature allentate saltarono a uno scoppio: Cadde lì dove amò, sul marciapiede esploso, Nella funebre polvere del suolo massacrato. Dite alla strada capovolta che egli arrestò un sole E eruttò fiamme e virgulti dai crateri degli occhi Quando tutte le chiavi caddero dalle toppe e tintinnarono. Non scavate più per le catene del suo cuore canuto. L'ambulanza del cielo tratta da una ferita Aspetta, radunando, il suono della vanga sulla gabbia. Oh, tenete lontane le sue ossa da quel carro comune; Il mattino s'invola sulle ali dei suoi anni E cento cicogne si posano alla destra del sole.
(in Poesie e prose, Nuova Universale Einaudi, 1996, pag. 181. Traduzione, introduzione e note di Ariodante Marianni, testo inglese a fronte)
Dylan Thomas nacque a Swansea (Galles) il 27 ottobre 1914. Durante l’infanzia e l’adolescenza assimilò profondamente la tradizione celtica del suo Paese. A vent’anni pubblicò la prima raccolta, Diciotto poesie, che, per la potenza naturale e istintiva dei versi, e anche per un certo substrato mitico e oscuro, non passò inosservata. Thomas fu successivamente giornalista, sceneggiatore cinematografico e radiofonico, ineguagliabile dicitore e narratore, ma soprattutto coinvolse il suo pubblico nella veste di poeta dall’impetuosa vitalità. Morì a New York il 9 novembre 1953, per intossicazione provocata dall’alcool.
Anche oggi, a cinquantatre anni dalla sua morte, la poesia di Thomas conserva intatto il suo fascino e la sua capacità di coinvolgere il lettore, giovanissimo, giovane e adulto, purché questi non sia distratto o superficiale. Come nota Ariodante Marianni nell’introduzione alle Poesie e prose: “La musica di Thomas è soprattutto musica d’immagini significanti che richiede un tempo lentissimo di ascolto (…) prestando orecchio attento alle vibrazioni che irradiano da simboli, suoni, metafore, allusioni; e che va seguita e goduta nel suo svolgimento, nella sua durata. Dovessi esprimermi anch’io con una immagine, direi che leggere certe sue poesie è come addentrarsi in un edificio, una serie di stanze una dietro l’altra (…) Si gira, si ammira, si tocca; la memoria è continuamente stimolata da somiglianze, la fantasia da stranezze". (pp. IX – X).
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PREMIO
LETTERARIO
GIORNALISTICO
SCRIVERE OLTREPENSIERO
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Il Tempo, lo Spazio,
la Mente, i Pensieri
i Ricordi, i Colori
POESIE di
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CONTEMPORARY JEWELS
IN STARK
18-21 LUGLIO 2008
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Il Festival – Edizione 2008
Il Festival – Dati tecnici
Il Programma
Pittura
Scultura
Biografie degli artisti
Patrocinii e partners

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 U N N U O V O S T I L E D I R I V I V E R E L E E M O Z I O N I
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REGIONE PER REGIONE CITTA' PER CITTA'
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