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DU 13 AU 24 MAI 2009
I REPORTAGE DI
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La Maremma è una realtà territoriale piuttosto vasta e dai confini non perfettamente definiti che si affaccia sul Mar Tirreno Dante (Inferno XIII, 7) ne individuava i confini tra Cecina e Corneto: "Non han sì aspri sterpi né sì folti quelle fiere selvagge che 'n odio hanno tra Cecina e Corneto i luoghi colti"
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Inserto: DIALOGANDO CON . . . SARA ANDREOTTI - BIOLOGA MARINA
Postato da direttore il Venerdì, 01 maggio @ 01:04:15 CEST - (Leggi Tutto... | 23190 bytes aggiuntivi | Inserto | Voto: 0)
NELL' EMISFERO AUSTRALE
PER STUDIARE GLI SQUALI BIANCHI
Friulana, poco più di 25 anni, nativa di Pordenone ma residente a Trieste, sembra avere avuto poche distrazioni nella vita. In perfetta tabella di marcia con gli studi, contrariamente a molti suoi coetanei, dopo aver conseguito la maturità scientifica nel 2002 nell’arco dei successivi sei anni ottiene, nel 2005 presso l’Università degli studi di Trieste la Laurea Triennale in Scienze Biologiche, curriculum: “Biodiversità degli Ecosistemi Terrestri e Marini”, e nel Marzo 2008, sempre nello stesso ateneo, consegue la Laurea Specialistica in Biologia Marina con una Tesi in Etologia Marina: “Osservazioni etologiche in natura: comportamento predatorio e sociale di superficie del grande squalo bianco (Carcharodon carcharias). Tutto apparentemente normale e lineare se non fosse per il particolare, non affatto trascurabile, che Sara Andreotti rappresenta la prima laurea italiana sullo Squalo Bianco aprendo di fatto una specializzazione accademica nuova per la nostra nazione e che sarà, sicuramente, nei prossimi anni, seguita da molti altri giovani.
Castana, con i capelli leggermente arricciati ad incorniciare un volto naturalmente simpatico ed un sorriso che sembra permanentemente stampato sulla bocca, abbiamo avuto modo di conoscerla lo scorso anno, nella sede dell’Acquario della Laguna di Orbetello a Talamone.
Era proprio la vigilia del conseguimento della laurea nel corso del consueto briefing che precede la partenza della spedizione “Sulle orme del Grande Squalo Bianco” in Sud Africa, puntualmente convocato dal responsabile della missione il Dr Primo Micarelli (Ph D).
Scaramanticamente refrattaria, in quell’ occasione, a parlare del titolo accademico che da li a poco avrebbe conseguito, imponendosi con femminile riservatezza, garbatamente non volle concedere alcuna intervista. Capimmo che da seria studiosa non voleva interpretare in alcun modo un ruolo da prima donna anche se in fondo lo era ed ancora lo è come “prima laurea italiana” specialistica sperimentale sullo Squalo Bianco !
Fu particolarmente cortese ad aiutarci a scaricare nella nostra pen drive alcune foto scattate per l’occasione e le chiedemmo pegno di inviare ad Oltrepensiero.it l’immagine di rito che sicuramente le sarebbe stata scattata in Aula Magna nel corso del conseguimento della sua Laurea. Quella fotografia che oggi pubblichiamo, scippandola dal sito dell’Associazione Posidonia con la quale la dott.ssa Sara collabora, siamo certi che a noi non è mai pervenuta proprio a causa di quella sua innata riservatezza ed allergia per i riflettori e la notorietà.
Ma oggi, non vedendola scendere dalle scalette del Boeing 737 della KLM Royal Dutch Airlines che ha riportato a casa la VI° spedizione, al di là delle anticipazioni del Biologo Micarelli (chè stato correlatore della sua tesi di laurea) e di quanti ci hanno messo la pulce nell’orecchio, non abbiamo esitato a contattarla direttamente via web in Sud Africa per conoscere esattamente le ragioni di questa sua ulteriore permanenza nell’emisfero australe che sono legate ad importanti ricerche sullo Squalo Bianco autorizzate e promosse non solo dall’Associazione Posidonia ma anche da università europee e da importanti organismi sudafricani. La sua risposta non tarda a raggiungere la nostra redazione e questa volta è lei a chiederci cosa vogliamo sapere:
Dott.ssa Andreotti, per un momento abbiamo creduto che la sua permanenza in Sud Africa fosse Top Secret. Ci giungono notizie di importanti collaborazioni con alcune università europee. E' vero? Di cosa si tratta?
«Sempre per una questione scaramantica preferirei non parlarne prima del tempo, perché per adesso sono in attesa di formalizzare alcune collaborazioni a livello europeo. Posso solo dire che per lavorare in Sud Africa ho dovuto ottenere dei permessi dalla Marine and Coastal Management (circa un anno di e-mail e rinvii…) che di fatto mi permettono di collaborare con l’ente locale responsabile delle ricerche marine. Posso dire che al momento mi trovo qui per fare pratica, lavorare sul campo e cominciare la raccolta di dati utile all’elaborazione futura di un progetto di ricerca.»
Allora la VI spedizione “Sulle Orme del Grande Squalo Bianco” può considerarsi ancora non conclusa?
«La VI spedizione può dirsi conclusa, perché io di fatto resto qui per fare esperienza pratica e raccogliere dati che non saranno e non vogliono essere il proseguo del lavoro della spedizione. La mia intenzione, in accordo col resto del comitato scientifico della spedizione, è di cominciare ad ampliare in qualche modo il campo di ricerca, per apportare utili contributi ai lavori scientifici che continueremo a produrre insieme.»
In cosa verteranno in particolare le ricerche? Quali sono le aspettative e quali riscontri si stanno cercando?
«Le ricerche per ora si concentrano sulla foto identificazione, un metodo messo a punto principalmente per il riconoscimento dei mammiferi marini. Con i pesci cartilaginei la foto della pinna dorsale non può funzionare come metodo assoluto di identificazione, perché le cicatrici svaniscono e la cartilagine si riforma, ma può aiutarmi a stimare il numero di animali che potrei vedere in 4 mesi di osservazioni. Oltre a questo sono qui per imparare da Michael Rutzen e dalla sua decennale esperienza con questi animali, quelle piccole-grandi cose pratiche che sui libri non si trovano.»
Le è stato affidato il primo prototipo italiano di preda passiva dotato di telecamera, la sagoma di Leone di Mare ideata da Manuel Barraco, in cosa le sarà utile?
«Se arrivano le giornate giuste, e per giornate giuste si intendono parecchi metri di visibilità in acqua, mare calmo e sole, spero di poterla usare per trarne il filmato per il quale la sagoma è stata creata.»
Cosa può significare per l’Italia questo "nuovo fronte accademico" ?
«L’Italia è circondata da un mare che presenta tante opportunità di ricerca sugli squali, perché fino ad ora ne sono state fatte davvero poche. Ma “questo nuovo fronte accademico”, per ora, non potrà significare nulla, finché la ricerca in Italia continua ad essere meno importante dei calzini del calciatore di serie C o dell’ ultimo entrato nella casa del grande fratello! Temo che l’Italia si accorgerà a malapena che ci sono persone come Primo Micarelli ed Emilio Sperone che dedicano la vita a queste cose. Ed è per questo che mi sono dovuta rivolgere all’estero. Forse tra qualche anno i tempi saranno maturi per un cambiamento, magari la conservazione degli squali diventerà prioritaria, a quel punto sarò contenta di aver dato il mio contributo a spianare la strada ai nuovi appassionati.»
Come è nata la sua passione per gli squali? Ha mai trovato ostacoli proprio perché donna?
«Non so nemmeno io con esattezza com’è nata, credo sia stata la naturale conseguenza della passione per il mare, gli animali in genere e la curiosità per ciò che non si conosce. Sugli squali in generale e il bianco in particolare, si conosce abbastanza poco da svegliare in me lo “spirito del ricercatore”. Ma la conferma di voler fare (o almeno provarci….) di questo nella mia vita mi è arrivato con la spedizione di Micarelli del 2007. Direi che è stato un vero colpo di fulmine! Per ora non ho trovato ostacoli in quanto donna… ma poi, perché avrei dovuto?»
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IL TERREMOTO IN ABRUZZO: QUANDO A PARLARE SONO I SOCCORRITORI
Postato da direttore il Mercoledì, 15 aprile @ 03:48:39 CEST - (Leggi Tutto... | 12435 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
E’ una delle tante, tantissime testimonianze degli operatori di Protezione Civile in questi giorni impegnati in Abruzzo. Nella nota che vi proponiamo a parlare è il nostro redattore Alessandro Sacripanti, non solo giornalista ma anche volontario dell’Associazione Europea Operatori di Polizia impegnata tra le macerie soprattutto ad Onna ed a Picenze. «Quelle persone - afferma - in paesi fantasma stanno vivendo i loro giorni tra la disperazione e la voglia di tornare alla normalità, e per questo le ringrazio di avermi insegnato a conoscere e ad apprezzare il vero valore della vita!». E’ un fiume in piena. Il suo racconto da soccorritore ha il sopravvento sulla cronaca giornalistica… e non potrebbe essere altrimenti. Non riusciamo a porgli nemmeno la prima domanda quando inizia a parlare e neanche ad interromperlo mentre riversa sui computer della redazione alcune fotografie e conclude gridando…
« N O N P O S S I A M O
L A S C I A R L I S O L I ! »
Sono rientrati sabato notte i volontari dell’Aeop Associazione Europea Operatori Polizia della Protezione Civile di Tarquinia (Viterbo), dall’Abruzzo dove sono intervenuti per portare il loro supporto alle squadre operative presenti sul territorio che stanno lavorando alle attività di soccorso nelle zone terremotate…
«Abbiamo trovato uno scenario devastante che lascia senza parole». Esordisce così il presidente dell’Aeop Tarquinia Alessandro Sacripanti. «Ci siamo uniti ai nostri colleghi Aeop dell’Abruzzo, che sono rimasti impegnati sin dai primi giorni a ritmo serrato tra le macerie nei luoghi colpiti dal sisma. Tra questi, lo voglio ricordare, spicca il nome del collega Rosario Zuccarello, fotografato dal settimanale Panorama e messo in copertina mentre soccorre un ferito tra le macerie di Onna con il titolo “Aiutiamoli”».
«Onna appare come una città fantasma dove non ci sono più le case – continua Sacripanti – ormai ridotte a cumuli di pietre mischiate a tutto quello che normalmente si trova in casa, che ti può far solo immaginare la potenza devastante del terremoto. Dopo Onna siamo stati distaccati direttamente dal Cto del centro operativo della Guardia di Finanza di Coppito a dare aiuto al gruppo della Protezione Civile di Novara e Ladispoli (Roma) nel piccolo paesino di Picenze sulle colline a pochi chilometri da L’Aquila per installare un campo d’accoglienza riunito, per tre piccole frazioni con poco più di mille abitanti. In quel frangente a Coppito abbiamo incontrato e salutato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che era arrivato per pianificare le operazioni di soccorso con tutti i rappresentanti degli enti e dei gruppi di volontariato presenti sul territorio. A Picenze insieme alla gente del posto che a perso tutto o quasi, abbiamo montato oltre 25 tende del Ministero dell’Interno e stabilito una situazione che può temporaneamente portare un minimo di tranquillità ad alcune famiglie rimaste senza tetto».
«Non avevo mai sentito e provato il terremoto – prosegue il presidente Sacripanti – e insieme ai miei operatori di Tarquinia Paolo Monti, Emiliano Propeti e Luca Monti, ci siamo trovati nostro malgrado a conoscerlo. E’ una cosa indescrivibile e la sensazione che si prova in quel momento è di smarrimento e di impotenza. La terra salta poi trema, ed infine per alcuni secondi ti sembra andare da destra a sinistra, come se ti sbattessero dentro un frullatore… e quando si ferma stai male, ti gira la testa, e ti rimane dentro. Per ben 12 volte abbiamo vissuto questa esperienza, di cui 5 scosse molto forti con danni alle strutture e quando siamo partiti alla volta di casa la terra tremava ancora».
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IL CARNEVALE DI VENEZIA IN TERRA DI MAREMMA NELLA MOSTRA DI FRANCESCA PARRUCCI
Postato da direttore il Mercoledì, 18 febbraio @ 00:55:34 CET - (Leggi Tutto... | 15949 bytes aggiuntivi | 5 commenti | Voto: 0)
Il mondo dell’immaginario e dell’immaginifico dell’autrice si fondono, per condurre chi indossa i suoi capi in una realtà fatta di sogni, di desideri, di aspirazioni interiori che, nel gioco della immaginazione e dell’assunzione di ruoli non consueti, trovano vita e realizzazione.
D A M E E C A V A L I E R I
T R A R E A L T A ’ E S O G N O
(Gicar) - Broccati, velluto, sete, merletti e macramè in un ventaglio di colori trasformati e plasmati in vestiti e maschere veneziane che oltrepassano il tempo e solcano lo spazio dei confini tra realtà e fantasia in un gioco dove il Carnevale è solo il pretesto per aprire quella porta socchiusa che ci separa dai sogni.
“Sognando il Carnevale di Venezia”, la rassegna ospitata a Tarquinia (Viterbo) presso il Centro Commerciale Top16, si spinge ben al di là dei canoni stereotipi di una classica mostra. L’alta sartoria si coniuga sapientemente ad immagini pittoriche che finiscono per essere vere e proprie finestre, e non più solo dipinti, che si aprono sulla laguna ed i canali della Città dei Dogi. …E la fantasia spazia per lasciare immaginare situazioni, incontri, parole sussurrate nell’orecchio pronunciate da labbra che si celano dietro quelle maschere così tangibili come ricche di affascinante mistero e passioni imperscrutabili.
I quadri ed i costumi ispirati al Carnevale di Venezia sono stati realizzati dall’artista Francesca Parrucci non nuova ad esperienze di vibranti ambientazioni sceniche per le sue mostre ricche di mix cromatici capaci di trasmettere sentimenti positivi e regalare l’eterea sospensione dell’anima e delle emozioni in chi le guarda.
La rassegna, patrocinata dal Comune di Tarquinia, Assessorato al Turismo, si svolgerà dal 19 al 24 febbraio e rimarrà aperta al pubblico dalle ore 16 alle 19,30. Ingresso libero.
LE MASCHERE ESPOSTE AL TOP16
Piripicchio - bambino vestito da Jolly
Valentina - Jolly
Alessia - dama rosa con ventaglio
Sior Bortolo - cavaliere con vestito giallo oro
Siora Pina - dama con vestito bordò
Siora Giulia - dama con vestito celeste e marrone
Sior Jacopo - cavaliere con vestito blù
Donna Rebecca - fantasia veneziana
Sior Alvise - cavaliere con giacca in oro giallo e mantello
Siora Celeste - dama veneziana con vestito celeste
Cin Cion – dama orientale con ventaglio
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segue … “Dialogando con … Francesca Parrucci” >>>
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MALATTIE CADIOVASCOLARI : OGGI IL PRIMO KILLER NEL MONDO OCCIDENTALE
Postato da direttore il Lunedì, 09 febbraio @ 20:03:14 CET - (Leggi Tutto... | 11673 bytes aggiuntivi | 3 commenti | Voto: 0)
Elegante, di un’eleganza che si tramanda e non si acquisisce con gli anni, gli occhi che s’illuminano quando parla del pianeta cuore con un entusiasmo dirompente nonostante le dure prove che la vita gli ha imposto sul versante familiare. Stiamo parlando del professor Attilio Maseri uno dei più grandi esperti mondiali di cardiologia presente quotidianamente su tutte le piattaforme rai fino al 15 febbraio per la campagna intensiva “Per il tuo cuore” su iniziativa della Fondazione “Per il tuo cuore- Heart Care Foundation Onlus” nata nel 1998 dall’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) di cui Maseri è presidente dal 2008, che ha per obiettivo l’apertura di nuovi orizzonti terapeutici personalizzati.
DIALOGANDO CON . . . IL CARDIOLOGO ATTILIO MASERI
« SE VUOI CONQUISTARE QUALCOSA , DEVI CAMBIARE »
di Mariangiola Castrovilli
Il professor Maseri ci riceve nel suo attico con vista mozzafiato su Roma e nel suo salotto troviamo molte foto che ricordano tappe della sua vita, dalla famiglia reale inglese di cui è stato il cardiologo di corte, a quelle di sua santità Papa Giovanni Paolo II e del presidente Scalfaro, anche loro suoi pazienti. Gentiluomo old fashion il professore, specializzato oltre che in cardiologia anche in medicina nucleare, autore di più di 700 articoli e del libro Ischemic Heart Disease che il New England Journal of Medicine ha qualificato come “il libro più completo mai pubblicato sull’argomento”, ha collezionato numerosi premi ed onorificenze tra cui la nomina a membro permanente della John Hopkins Society of Scholars(1980) e la medaglia d’oro dell’European Society of Cardiology(2002).
Il travolgente entusiasmo del professor Maseri per il suo lavoro è una cosa tangibile. Sportivo nato, oltre alla cardiologia, ha altre passioni, come il tennis, lo sci, lo snuwboard, la vela che però gli prendeva troppo tempo per cui adesso ha ripiegato su un veloce catamarano e per non farsi mancare nulla, ma proprio nulla, l’emozione di frangere le onde con una tavola da windsurf. Uomo generoso non ha mai aspettato passivamente aiuti per le ricerche, finanziandole spesso devolvendo i prestigiosi premi in denaro attribuitigli, come il Premio Invernizzi 500 milioni, e recentemente il Grand Prix Scientifique dell’Institute de France di 500.000 euro per studi sulle cause principali dell’infarto. Sempre in giro per il mondo alla ricerca di nuovi orizzonti, non si è mai seduto a riposare sugli allori perché, come dice lui stesso «se vuoi conquistare qualcosa, devi cambiare».
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Inserto: DIALOGANDO CON . . . DINO MENARIN
Postato da direttore il Lunedì, 19 gennaio @ 01:31:56 CET - (Leggi Tutto... | 8115 bytes aggiuntivi | 16 commenti | Inserto | Voto: 0)
Giramondo poliglotta con la passione per l’alta montagna ed i deserti, elegante e raffinato, ex presidente della camera di Commercio, Dino Menarin è l’attuale presidente di Fiera Vicenza che per quanto riguarda la gioielleria si è inaugurata nei giorni scorsi, per il secondo anno consecutivo con First ovvero il meglio del meglio del settore che dà il trend dell’anno in corso.
Inaugurata dal Vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani che ha definito Vicenza Oro “come simbolo di tutto quello che l’Europa spera dal 2009”, First è un inno alla speranza, visto che il 2008 si è appena concluso per la gioielleria mondiale con un -12% dopo essere stato per vari mesi ad un – 22 % con una perdita per le esportazioni italiane dell’8,1%.
N E C E S S A R I O R E I N V E N T A R S I
di Mariangiola Castrovilli
Menarin, come state pensando di …superare la crisi che si preannuncia dura fino al 2010 ?
«La crisi intanto parte dal 2004 con prodromi nel 2003 con i problemi statunitensi, dove abbiamo perso notevoli quote di mercato grazie anche a significative concorrenze straniere. Come Fiera c’è solo una strada da seguire perchè volendo competere dovremo saper dire sempre qualcosa di più e di diverso su tutti i piani. Fiera dunque non più vista come classico venditore spazi, ma soggetto in grado di produrre incontri, servizi, conoscenze» riflette il presidente che continua, «in situazioni di crisi non ci si può fermare, è necessario invece inventare e reinventarsi».
Sembra facile…
«Ma nemmeno impossibile, intanto c’è la voglia di reagire da parte delle imprese visto che rispetto alla produzione generica i marchi tengono e migliorano con buone prospettive dell’alto di gamma perché oltre al lusso e superlusso funziona bene anche il design modaiolo che apre nuove strade produttive. I brend infatti hanno ben capito che iniettando moda nell’easy gold, rendendolo accessibile e con un valore che si mantiene nel tempo raggiungono una più larga fetta di giovani e nuclei familiari».
E l’oro e i diamanti come si collocano adesso ?
«Sono più che mai un bene rifugio perché in momenti di crisi cambia la scala di valori . Il nuovo lusso adesso è artigiano. Abbiamo un mercato che invecchia e oggi deve emergere nuova linfa vitale con nuovi designer che concepiscano oggetti con un valore aggiunto non raggiungibile dal prodotto indiano o cinese».
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Inserto: COMMENTI FINALI AL COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL 2008
Postato da direttore il Martedì, 16 dicembre @ 00:58:44 CET - (Leggi Tutto... | 7624 bytes aggiuntivi | commenti? | Inserto | Voto: 0)
Il Noir 2008 si è concluso ormai da qualche giorno e a bocce ferme vorremmo tentare un bilancio di questo festival ormai maggiorenne con Giorgio Gosetti che insieme a Marina Fabbri ed Emanuela Cascia lo dirige con un successo continuamente in crescita …
D I A L O G A N D O C O N . . .
G I O R G I O G O S E T T I
di Mariangiola Castrovilli
«E’ stata una buona edizione nel complesso armonica nell’equilibrio tra cinema e letteratura, centrata sull’idea tematica dell’anno La passione del complotto sicuramente felice nelle decisioni della giuria che premiano un film importante come Frozen River. Tanto più che proprio dal Noir - sottolinea Gosetti - prende le mosse per una circolazione in Europa fino a quel punto misteriosamente ‘congelata’. Certo abbiamo risentito anche noi della scarsità della scarsità di prodotto americano disponibile, e si sa che per un genere come il nostro, i film americani sono importanti».
Contento il triunvirato dei risultati o c’è sempre qualcosa che potrebbe essere migliorata…?
«C’è sempre da migliorare e molto anche perché dopo 18 edizioni il rischio di sedersi sugli allori è molto alto. Un esempio per tutti, costruire degli appuntamenti come la nuova fascia ‘non aprite quelle porte’ che deve trovare una sua identità precisa ed immediatamente riconoscibile».
L’edizione targata 2008 è stata ricca di eventi, forse troppi e difficili da coprire per gli addetti ai lavori per cui resta sempre un po’ l’amaro in bocca per non aver visto quel film a non avere assistito ad uno dei più che interessanti incontri con l’autore, visto che i panel con giallisti di fama mondiale ed i nostri magistrati hanno fatto il tutto esaurito…
« Nei Festival medio-piccoli è fondamentale stare in equilibrio tra ricchezza dell’offerta e vivibilità dell’evento. La sfida di avere nuove sale da programmare ed un vero “Palazzo dei festival” da valorizzare comporta qualche rischio di esagerazione. Nell’insieme però mi sembra che restiamo sulla strada giusta».
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PADOVA - FESTIVAL DELLA LETTERATURA E DEL GUSTO CON FEDERICO MORO
Postato da direttore il Venerdì, 24 ottobre @ 21:09:26 CEST - (Leggi Tutto... | 13694 bytes aggiuntivi | 3 commenti | Voto: 0)
« Emozioni per domani, il romanzo dell’Europa. Realismo magico e ricostruzione storica in una vicenda che si rincorre di continuo tra passato e presente perché conoscere significa "proiettare il film della storia sullo schermo del futuro" e questa è anche la via per aprire i cancelli della verità: di tutte le verità, oltre le apparenze del sensibile, che ruotano dentro e attorno a noi. »
F L A G E L L U M D E I ?
Il fuoco degli Unni
di Federico Moro, romanzo - Studio LT2 edizioni, ISBN 978-88-88028-12-5
Chi è Antonio Altavilla, residente a Roma al numero 42 di via Teatro di Marcello? Il giornalista e scrittore di viaggi, l’uomo razionale e materialista del XXI secolo che crede oppure un crono visore di carne, un’autentica macchina del tempo in cui ciò che è stato rivive trasformato in un caleidoscopio di suoni e immagini? E la misteriosa Huna Teodato, la donna dal cranio deformato artificialmente che lo guida lungo le tappe di un’esperienza iniziatica, è soltanto un’archeologa o qualcosa di più?
Flagellum Dei? già nel titolo svela il filo conduttore della vicenda, la campagna di Attila in Italia nell’anno 452 d.C. In quella primavera, i popoli della federazione riunita sotto lo scettro del re unno lasciano la pianura in cui scorre il fiume Tissa, affluente del Danubio, con l’intenzione d’invadere la Penisola. Ogni singolo guerriero ha le sue personali motivazioni, spesso divergenti e talvolta in aperto contrasto con quelle del sovrano. Varie come le reazioni degli italici in lotta contro il tempo per fermare l’attacco, diretto all’inizio contro la Venetia et Histria e le sue città, Aquileia e Altino in particolare. E tutti dovranno fare i conti con una serie di donne, da una parte e dall’altra, altrettanto decise a opporre al corso degli eventi le proprie convinzioni. A cominciare dall’enigmatica “signora della chiave”, una Dea?, di cui si conosce appena il nome Reitia, e che si materializzerà imprevista nell’antico mitreo nascosto alle foci di un altro fiume, il Timavo, nei pressi della città di Tergeste
Questo l’ambito geografico e storico della narrazione. Flagellum Dei? però resta un romanzo con due protagonisti contemporanei, Antonio Altavilla e Huna Teodato. Venezia recita una parte importante, perché nella città nata dalla distruzione da parte degli unni di Attila della romana Altino in riva al fiume Sile, si collocano l’atto conclusivo della storia e del viaggio.
Scettico convinto dell’esistenza solo di quanto può toccare con mano, Antonio Altavilla finisce risucchiato dal lato invisibile della realtà, quello per cui “non sempre le cose sono come appaiono”. Lungo le anse del tempo incontra un mondo sconosciuto, quello della tarda antichità pronta a diventare Medio Evo. E inquietanti entità intessute a dipinti e decorazioni di antichi palazzi veneziani. Ogni unità è sempre “armonia di contrari” perché... tutto scorre.
L’incontro temporale tra la mostra “Roma e i Barbari” a Palazzo Grassi e la pubblicazione del romanzo appartiene alla categoria degli appuntamenti fortuiti governati dalla sorte. Certo, il filosofo greco Eraclito, molto richiamato nel romanzo, sosteneva che “gli uomini chiamano caso quanto non capiscono” , tuttavia, l’impressione di essersi trovati di fronte a un autentico mistero rimane. Come l’imbattersi in una delle sale espositive nella vetrinetta contenente un diadema unno e un cranio deformato artificialmente come descritto nelle pagine 19-20 del romanzo... meraviglia pronta a diventare disagio al piano superiore, dove si riconosceva in una spilla longobarda dal Museo veronese di Castelvecchio l’immagine di copertina del precedente romanzo dello stesso autore. Al Museo di Castelvecchio a Verona ce ne sono diverse di spille simili. Per nostra tranquillità, comunque, chiamiamolo pure “caso”.
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Inserto: DIALOGANDO CON . . . Alfredo James Pacino
Postato da direttore il Giovedì, 23 ottobre @ 20:21:05 CEST - (Leggi Tutto... | 12285 bytes aggiuntivi | commenti? | Inserto | Voto: 0)
Al Pacino al Festival Internazionale del Film di Roma riceve il Marc’Aurelio d’oro alla carriera attribuito all’Actor’s Studio. La cosa più importante che ha imparato dal Cinema, afferma, è «Liberare l’inconscio. Ad ogni nuovo ciak è come se avessi davanti una tela bianca. E come un pittore alla Pollock sento di dover riempire di colori il cinema…». Funambolico e geniale giocoliere delle parole usa i toni come vere e proprie armi di seduzione per incantare la platea che lo segue ammaliata senza perdere una sillaba. La sua è una lezione indimenticabile che ti trascina per un breve momento nel suo mondo, un mondo che fa diventare realtà solo con la magia della sua voce che spiace dover interrompere per fargli delle domande. Braccato da fans e fotografi, sorridente e disponibile ha ringraziato visibilmente commosso per il prestigioso award alla carriera e, quasi paradossalmente, afferma…
« Q U E S T O P R E M I O M I F A P E N S A R E A L M I O F U T U R O »
di Mariangiola Castrovilli Arriva sorridente, saluta tutti con le braccia alzate e manda baci alla platea. Al Pacino prima di ricevere nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica il Marc’Aurelio d’oro alla carriera attribuito all’Actor’s Studio, ha percorso il tappeto rosso braccato dai numerosissimi fans che in aggiunta ai fotografi e cameraman professionisti gli hanno scattato foto a non finire e fatto firmare centinaia e centinaia di autografi.
Sorridente, disponibile ed emozionato quanto basta Alfredo James Pacino ha ringraziato commosso per il prestigioso award, «sono contento soprattutto per mia madre che ha fatto tanti sacrifici per farmi studiare». E poi, con amabilità senza farsi pregare ha parlato di tutto dall'Actors Studio alla recitazione dal ruolo dell'attore alla vita al film 'Salomaybe' al cui sta lavorando ormai da tre anni e che spera di portare il prossimo anno a Roma. Stavolta ci ha portato una chicca quell’interessante Chinese Coffe da lui diretto e interpretato assieme a Jerry Orbach che noi avevamo già visto al Toronto Festival nel 2000 e che aveva presentato, allora come ora con giusto orgoglio. Il film, è uscito proprio in questi giorni in America ma solo in dvd.
Entusiasta dell’Actor’s Studio di cui adesso è presidente, «quanto di più si avvicini per me alla famiglia, una vera e propria casa per attori, drammaturghi e registi». E tanto per sfatare notizie false e tendenziose ormai lanciatissimo insiste, «e non pensate che si debba pagare, è assolutamente gratis. Provare per credere. Se vorrete venire a fare un provino e sarete presi, ne diverrete membri a vita. Quando io c’entrai giovanissimo negli anni ‘60 Elia Kazan e Lee Strasberg tenevano due lezioni a settimana il primo per i registi ed il secondo per gli attori. Sperimentare era la parola chiave. Una grande opportunità per i registi di interagire con gli attori e poi letture, possibilità di provare, filmare, socializzare e incontri che non si fanno poi tutti i giorni e che magari - e qui viene fuori il pragmatico che c’è in lui - possono tornare utili nella vita sociale…»
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DIALOGANDO CON… GLI ApPLE PIES – TRIBUTE AI BEATLES
Postato da direttore il Lunedì, 20 ottobre @ 16:28:22 CEST - (Leggi Tutto... | 11459 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Da più di un decennio calcano le scene italiane ed europee, riproducendo fedelmente la suggestiva atmosfera dei «fabulous four» di Liverpool. Romani, semplici e con un’inguaribile passione che li ha portati a studiare nei particolari le performance dei Beatles, gli ApPLE PIES rappresentano al momento la più famosa tribute-band del quartetto inglese.
« I L N O S T R O S U C C E S S O ? N O N P R E N D I A M O I N G I R O L A G E N T E ! »
di Alessandra Giannitelli In occasione di un recente concerto ad Itri (Latina), Luca alias Ringo Starr – batterista nonché leader del gruppo – ha spiegato l’essenza della loro attività, tra l’amore per la musica e l’enorme ammirazione per il gruppo le cui canzoni, da più di quarant’anni, suscitano emozione al primo ascolto. Tour in Italia e in Europa, televisione... All’inizio della vostra carriera immaginavate tutto questo successo ?
«Ti dirò che questa cosa è iniziata tanti anni fa e praticamente la nostra grande fortuna è che siamo tutti fan dei Beatles, cioè noi abbiamo la possibilità di suonare quello che ci piace a tutti gli effetti. Ci sono artisti, magari fenomenali, che però non hanno questa fortuna. Siamo quattro fans dei Beatles, ad esempio siamo stati a vedere il concerto di Paul McCartney a Liverpool il 1° giugno. Quindi suoniamo davvero quello che ci piace.»
Però come cover band dei Beatles siete in cima...
«Aspetta, non è una cover, c’è questa distinzione: la cover band è un gruppo che suona le canzoni dei Beatles, però le reinterpreta. Noi siamo un tributo, tribute. Il tribute è... non so se conosci gli Achtung Babies, per dire, sono un gruppo che fa gli U2. L’idea del tributo è una cosa che nasce in Inghilterra più di trent’anni fa, ad esempio io ho visto i Butler Beatles, un gruppo inglese; praticamente hanno l’età dei Beatles e come noi si mascherano, si travestono e questa cosa da un po’ di anni a questa parte succede anche in Italia, quindi ci sono gruppi che fanno i Beatles, gruppi che fanno... appunto che ne so, ci sono i Tree Gees che fanno i Bee Gees, poi ci sono gli Achtung Babies che fanno gli U2. Gruppi dei Beatles ce ne sono tanti. Io non voglio dire che noi siamo i più bravi, penso che siamo i più famosi, perché magari c’è qualcuno più bravo e io non lo so, c’è gente che ha meno fortuna perché vive in posti piccolini, sicuramente per fare una cosa del genere ti ci devi dedicare a tempo pieno, cioè noi facciamo solo questo. Se fai questo lavoro non puoi fare anche un’altra attività, perché non c’è tempo. Noi siamo stati un mese in Scandinavia a gennaio e praticamente, se avessimo lavorato tutti e quattro, il programma non si sarebbe potuto fare. Quindi siamo quelli che sicuramente girano di più, probabilmente quelli più famosi...»
Comunque siete un punto di riferimento per le altre band
«Ho tanti amici che hanno iniziato il discorso dei Beatles, poi magari mi hanno chiesto dove avevo trovato la batteria, anche perché voglio dire.. non è una gara. Ad esempio c’è un gruppo di amici giù in calabria, si chiamano i Rubber Soul. In calabria i Beatles sono loro, noi non ci andiamo da un po’ di anni. Però, ti ripeto, sono amici e sono ragazzi simpatici. A Roma abbiamo stretto amicizia con un gruppo che si chiama Beaters. Per me è stupida la competizione, perché nessuno di noi è i Beatles. Noi lo facciamo da tanti anni, poi abbiamo – ti ripeto – passione, abbiamo professionalità. Anche perché sai, uno spettacolo del genere, non so se hai notato che è studiato nei tempi, ci sono proprio dei tempi tecnici. Noi ci cambiamo ed Emanuele fa “Yesterday”. Ad esempio Emanuele questa sera ha allungato un po’ su “Yesterday”, non so se hai notato, perché il camerino era lontano. Quindi... che ne so, su “The long and winding road” ha fatto un’introduzione di piano molto lunga perché sapeva che Renato doveva andare di corsa, cambiarsi completamente, mettersi un’altra parrucca. Quindi uno spettacolo studiato nei minimi particolari.»
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BOXE - DIALOGANDO CON . . . ANDREA DI LUISA
Postato da direttore il Sabato, 11 ottobre @ 00:33:33 CEST - (Leggi Tutto... | 8881 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Andrea di Luisa, peso supermedio, è l’ultimo acquisto nelle file biancorosse della promoter internazionale Rosanna Conti Cavini. Con alle spalle un curriculum da dilettante molto interessante, che parla di due titoli italiani e di altri importanti allori, il ragazzo, membro dell’Esercito, è il secondo professionista nella storia della boxe italiana a far parte delle Forze Armate, e a 26 anni ha tutte le carte in regola per fare qualcosa d’importante. " V O G L I O F A R E U N P A S S O A L L A V O L T A "Andrea, puoi dirci qualcosa di te per chi non ti conosce?
«Sono nato a Napoli il 13 maggio 1982, e ho iniziato a fare boxe giovanissimo con mio papà Michele, che poi ha introdotto a questo sport anche mio fratello Diego. Ho fatto parte del Gruppo Sportivo Esercito dal 2001 al marzo di quest’anno e attualmente sono istruttore di boxe alla Scuola Sottufficiali di Viterbo Sportivamente parlando, sono stato campione italiano nel 2001 e nel 2003, finalista in altre occasioni. Ho vinto la medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici Militari nel 2003 e ai Mondiali Militari nel 2005. Quest’anno ho partecipato alle selezioni per partecipare all’Olimpiade, ma mi ha fermato un infortunio. Allora ho deciso di passare professionista. »
Nella tua carriera da dilettante hai affrontato tanti campioni... «Sì, ho affrontato tutti in Italia, da Ndiaye a Signani a Stefano Loriga, ma questi sono niente in confronto ad altri, come Bute, campione del mondo dei supermedi Ibf, con il quale ho perso ai punti, e altri campioni del mondo dilettanti dell’epoca, togliendomi sempre grandi soddisfazioni. Ricordo particolarmente una finale per il titolo italiano con Ndiaye: stavo dominando ai punti, ma alla quarta ripresa lui mi piazza il colpo della domenica e mi mette k.o. Sono cose che capitano in questo sport! Spero di rifarmi magari da professionista!»
Che tipo di pugile sei e con quali prospettive ti avvicini al professionismo?
«Sono un attaccante. Un picchiatore longilineo. Sono alto 1,83 e cerco di sfruttare anche le lunghe leve. Per farmi capire, Ndiaye è di qualche centimetro più basso di me. Di prospettive al momento non ne ho. Voglio fare un passo per volta, magari arrivare presto al titolo italiano. Poi vedremo: sono sicuro che l’appetito verrà mangiando!»
Non ti sarebbero certamente mancati i manager per passare prof. Perché sei passato con Umberto e Rosanna Conti Cavini?
«Perché sono i più quotati nell’ambiente. Per il pugile che mi sento sono quelli che mi danno più sicurezza e mi promettono una carriera migliore. »
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