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DU 13 AU 24 MAI 2009
I REPORTAGE DI
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La Maremma è una realtà territoriale piuttosto vasta e dai confini non perfettamente definiti che si affaccia sul Mar Tirreno Dante (Inferno XIII, 7) ne individuava i confini tra Cecina e Corneto: "Non han sì aspri sterpi né sì folti quelle fiere selvagge che 'n odio hanno tra Cecina e Corneto i luoghi colti"
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| Al momento c'è un problema con questo blocco. |
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ED ORA . . . PER FAVORE IL SILENZIO !
Postato da direttore il Martedì, 10 febbraio @ 01:04:47 CET - (Leggi Tutto... | 3315 bytes aggiuntivi | 16 commenti | Voto: 0)
Ci mancava solo che il caso si tingesse di giallo e che la rissa parlamentare affiancasse questa storia. Il tutto in una sorta di coup de théâtre che finisce con il soffocare, ancora una volta, l’auto-determinazione ed il rispetto per la libera voce della “coscienza”, qualunque essa sia.

ELUANA ENGLARO : UN MONITO PER TUTTI
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QUANDO LA VITA E’ APPARENTE E ARTIFICIALE . . .
Postato da direttore il Domenica, 08 febbraio @ 20:07:47 CET - (Leggi Tutto... | 17223 bytes aggiuntivi | 2 commenti | Voto: 0)
Il caso di Eluana Englaro oggi e quello di Terri Schiavo ieri, così come tanti altri, hanno diviso e dividono l’opinione pubblica e istituzioni. Qualunque, però, sia il punto di vista siamo tutti attraversati da angosce e lacerazioni interiori al di là del diritto e dei sentimenti religiosi. In Italia in 2mila come Eluana.
LA “COSCIENZA” COME . . . “CORTE SUPREMA . . . ”
Non posso che riscrivere per convinzione personale se non le stesse identiche parole di alcuni anni fa quando, alla mia coscienza come a quella di tutti, si presentò un caso analogo.
Ieri Terri Schiavo, 41 anni. Dal 1990 al 2005 era rimasta in uno stato vegetativo persistente. Su richiesta del marito Michael e dopo lunghe battaglie giudiziarie , i medici staccarono la sonda che la teneva in vita. La Corte Suprema della Stato della Florida aveva sentenziato che la decisione spettasse al marito ed anche la Corte Suprema degli Stati Uniti sentenziò che i tubi dovessero essere staccati.
Oggi Eluana Englaro, 37 anni, in coma da quando ne aveva venti. La nostra Corte Suprema di Cassazione pronuncia che l’alimentazione e l’idratazione possono essere legalmente sospese certificando la volontà del padre Beppino che testimonia di esaudire le volontà della figlia. Dietro le quinte di entrambi i casi solo le volontà indirette o ricostruite delle silenti interessate ed in ogni caso gli stessi paurosi vuoti legislativi, se pur in tempi diversi, di due stati distinti e lontani tra loro.
Quello che è capitato alla giovane donna americana ed alla ragazza italiana, potrebbe accadere, domani, ad ognuno di noi. Il raggiungimento della morte definitiva per la prima (per Eluana forse ancora un punto interrogativo) sublima il dilemma, in tutti oltremodo angosciante in simili situazioni, sul problema di “staccare” o no “la spina” quando l’individuo, nella sua fisicità, è umiliato dal male. Ciò che poi possa passare o non passare nella sua mente, per la scienza, ad oggi, rimane un mistero. Cosa di non poco conto. Certo è che, di fronte alla loro morte effettiva, ogni interrogativo a tal proposito è stato e sarà temporaneamente allontanato dalle nostre coscienze. Inevitabilmente e in ogni modo il problema non è eluso e si ripresenterà di nuovo, come oggi si è già ripresentato, alla prima occasione per così dire utile, sollevando, ancora una volta, un polverone che non finisce più.
Non voglio entrare in problematiche di natura etica, teologica o legislativa, poiché la morale, la religione o la legge ci porterebbero a navigare, oggi, su terreni molto simili alle sabbie mobili dove a volte rimane fin troppo facile cedere il passo a dogmatismi o a relativismi del tutto gratuiti ed incomprensibili. Perché non c’è e non potrà mai esserci legge o religione che potrà tacitare completamente le coscienze e togliere il tarlo del dubbio dalle nostre menti. Vorrei soltanto ribaltare il problema sulla centralità dell’individuo, della persona in se, senza voler destare scandali ingiustificati e sensazionalismo.
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Inserto: SPIGOLATURE A MARGINE SULLA VII° EDIZIONE DEL PREMIO TARQUINIA-CARDARELLI
Postato da direttore il Sabato, 22 novembre @ 03:02:07 CET - (Leggi Tutto... | 12376 bytes aggiuntivi | 52 commenti | Inserto | Voto: 5)
Dietro una città che appare appena sfiorata da un evento culturalmente elevato e cassa di risonanza per importanti autori italiani e stranieri sembra che nessuno spazio specifico, paradossalmente, sia stato ritagliato per ricordare in maniera predominante la figura di uno dei massimi esponenti del novecento culturale e letterario del nostro Paese.
La cortina di silenzio per il giallo a tinte rosa-fosche sulle compensazioni per la centrale a carbone di Civitavecchia che strarebbero finanziando lo svolgimento del Premio e la dimenticata proposta di un riconoscimento ufficiale ai No-coke ed agli Agricoltori.
Il commento di Gicar
“ C A R D A R E L L I A N A M E N T E F L U T T U A N D O ”
E così, mentre proseguono gli appuntamenti con gli autori importanti, il Premio Letterario Internazionale Tarquinia-Cardarelli 2008 si avvicina pian piano alle giornate del 12 e 13 dicembre appuntamento di gran gala finale previsto dal protocollo per le premiazioni di rito.
Si iniziano a fare i primi raffronti con le edizioni degli anni trascorsi mentre scorrono quasi in sordina gli incontri che gli studenti delle scuole della città di Tarquinia hanno con gli scrittori. Un’iniziativa importante quella legata alla cultura contemporanea che dalla porta principale degli istituti scolastici accede al contatto diretto con i giovani anche se non viene data un’adeguata risonanza. D’altronde l’intero centro tirrenico sembra quasi essere sfiorato dall’evento indetto per celebrare sotto il profilo internazionale il suo massimo poeta, che in questa promettente edizione ha dato un lungo respiro alla manifestazione finalmente non più circoscritta ai fuochi pirotecnici di una sola giornata. Aggirandosi nella città nessun banner, nessuno striscione, nessun riferimento tangibile e pregnante si nota per dare risalto ad eventi collaterali che pur si svolgono o ad altri molto importanti che sono in procinto di verificarsi. Possibile ad esempio, anche se non fosse venuta spontanea loro l’idea, che librerie di una città d’arte e di cultura non siano state spronate, nel loro complesso, nel rimanere coinvolte con la presentazione editoriale, nelle proprie vetrine o negli scaffali, non solo di quei pochi libri che ancora si trovano su Cardarelli, ma anche degli emeriti autori che fanno e faranno tappa su queste sponde del Mar Tirreno? Nelle librerie delle grandi città avere per così si dire tra le mani uno di questi scrittori significherebbe toccare il cielo con un dito. Sono quelli che rilasciano autografi sulle copie vendute del loro ultimo best-seller e con i quali non è sempre facile farsi scattare una fotografia insieme!
Inoltre non tutti sanno che nel 2007 il primo premio (ex-aequo) per il miglior film-cortrometraggio in concorso al “Calabria Film Festival” è stato attribuito a “Vento Antico” di Gianfranco Mingozzi con la seguente motivazione: « Quel vento antico, quelle antiche voci e gli odori e le stagioni di un tempo vissuto. È Vincenzo Cardarelli, il grande poeta, che rievoca con parole alate, il mito della città dove nacque, Tarquinia e della civiltà di cui questa città era al centro: il mondo degli etruschi».
Ma la cosa che lascia più interdetti, forse è un’impressione sbagliata, è che nei programmi di presentazione di questa VII° Edizione del Tarquinia-Cardarelli non appare siano stati ritagliati spazi per il “festeggiato”. Possibile che non sia stata prevista una conferenza, una giornata specificatamente dedicata a Lui, al Poeta, a Cardarelli? Dobbiamo forse ipotizzare che il tutto rientri in una svista dei ben tre uffici stampa, delegati per l’occasione, che da Firenze, Viterbo e Tarquinia seguono il grande evento?
Si tratta, in ogni caso, di note a margine ad un grande evento del quale, quando non è possibile nulla dire, si vanno a scovare travicelli e pulci tanto per parlarne.
Un’altra notizia che ad esempio serpeggia e circola nei corridoi underground del Premio è il riferimento ad una proposta effettuata a suo tempo ufficialmente nel massimo consesso provinciale di Viterbo e della quale non si è avuta più eco.
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IL COMMENTO DI GICAR
Postato da direttore il Martedì, 18 novembre @ 02:49:20 CET - (Leggi Tutto... | 6248 bytes aggiuntivi | 28 commenti | Voto: 5)
QUEL CHE NON UCCIDE , FORTIFICA
di Giulio Carra
direttore responsabile Oltrepensiero.it

Rivista Telematica di Cultura e Attualità
Autorizzazione Tribunale di Civitavecchia n. 03-05 del 04 Marzo 2005
Ieri, 17 novembre 2008, potrebbe essere stato, per noi tutti di “Oltrepensiero”, il giorno della retorica. Non vogliamo però, in questa occasione, andare “oltre” il titolo di questo editoriale in controtendenza con noi stessi imponendoci di non essere pacchiani.
Pur non scomodando l’Araba Fenice questa rivista telematica continuerà ad esistere con tutto il patrimonio dei suoi archivi integro e consultabile. Gli Hachers, i Craker, i Criminali, i Mercenari, i Delinquenti non ci hanno distrutto, anche se ci è mancato davvero poco !
Molti si sono meravigliati della nostra pubblica denuncia e delle ammissioni di “ingenua presunzione”. In tanti, in simili circostanze, preferiscono tacere ogni cosa per non passare da sprovveduti, pur ben sapendo che a dispetto della “follia informatica” non c’è difesa da parte di chi, se pur nelle difficoltà, si sforza a rispettare le regole del serio “gioco” della democrazia, della libertà, del rispetto reciproco nelle differenze di opinione e soprattutto nell’accettare che la propria sacrosanta relatività non dovrà mai trasformarsi in dogmatismi di imposizione collettiva o di perversa applicazione del “Potere”. Non pretendiamo neanche di essere capiti, gridiamo soltanto in senso pluralistico «Cogito, ergo sum».
Ringraziamo i tecnici della Mikronet Service che, lavorando in questo frangente esclusivamente per noi, forse per una sorta di affezione, non dormendo la notte, ci hanno rimesso in piedi.
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FERRAGOSTO UN PO’ A DESTRA ED UN PO’ A SINISTRA . . .
Postato da direttore il Venerdì, 15 agosto @ 03:41:22 CEST - (Leggi Tutto... | 6608 bytes aggiuntivi | 33 commenti | Voto: 0)
Ormai da 32 anni il 13 agosto ricorre la giornata internazionale dei mancini.
Gli studi sul fenomeno sono stati approfonditi, tanto da trovare una spiegazione al mancinismo nel diverso sviluppo dell’emisfero destro del cervello: come è noto, l’emisfero sinistro (sede delle facoltà logiche, linguistiche e analitiche) controlla il lato destro del corpo, mentre l’emisfero destro (sede delle facoltà intuitive, spaziali, artistiche) controlla il lato sinistro. Negli individui mancini avrebbe luogo una predominanza dell’emisfero destro su quello sinistro. Considerati un tempo come individui difettosi da costringere all’uso della mano destra, recentemente i mancini sono stati rivalutati, essendo considerati come più creativi dei destrorsi. Per molti, oggi, il mancinismo viene considerato come un segno di genialità. Molte religioni e culture umane ne hanno però storicamente condiviso un giudizio negativo: basti pensare soltanto alla tradizione ebraico-cristiana in cui la mano sinistra è connessa al demonio e considerata come la ‘mano del diavolo’.
Q U A S I T U T T I I R I V O L U Z I O N A R I M U O I O N O C O N S E R V A T O R I !
Il commento di Gicar
In questo giorno di ferragosto e del lungo ponte che lo accompagna si potrebbe parlare di molte cose: la crisi economica che attanaglia gli italiani (in ferie a casa o nei luoghi di villeggiatura come possono), del conflitto Russia-Georgia, degli Europei di calcio appena trascorsi, delle Olimpiadi in corso, delle stelle cadenti dei desideri impossibili che mai nessuno vede, del prossimo autunno dagli incerti contorni o dei Governi (nazionali o locali) presenti e passati da benedire o maledire. Mi tornano in mente, invece, i ferragosto indimenticabili, vissuti da bambino quando fare il pic nic, in una pineta che ora non c’è più, era davvero festa grande. Era per me, tra l’altro, un giorno particolare. Il giorno della “grande tregua”. Genitori e parenti distratti e presi da quell’unico giorno di ferie estive, mi lasciavano in pace. Solo qualche non insistente battuta durante il pranzo. Potevo mangiare tranquillamente prendendo la forchetta con la mano sinistra. Per me si trattava di una liberazione ed allo stesso tempo una vendetta. Le bacchettate sulla "mano del diavolo" propinate dal maestro di scuola apparivano lontane come anche gli aspri rimproveri del giorno prima di nonni e zie. Oggi che mangio con la destra e con la sinistra solo quando voglio fare lo spiritoso, tutto mi appare buffo nel ricordare un’infanzia dove solo quel “difetto” era il mio peccato maggiore. Un medico un giorno mi disse che, probabilmente, la casua della balbuzie che mi accompagnò in quegli anni e di cui oggi ho ancora qualche strascico, doveva ricercarsi proprio nella forzatura di farmi diventare ad ogni costo destro. Se solo avvessi saputo (allora erano gli anni sessanta) che nel 1976 il mancinismo sarebbe diventato fenomeno da celebrare con una specifica ricorrenza internazionale, forse avrei avuto la forza di ribellarmi a quelle coercizioni e sarei diventato un “rivoluzionario” e non un “conservatore” ! In ogni caso il 13 agosto scorso, giornata del mancino, ho mangiato con la mano sinistra. Ora che che non importa più a nessuno con quale mano io scriva, mi rimane solo un’esperienza da fare. Nella cabina elettorale ho sempre votato con la mano destra. Chissà quale brivido si possa provare nel tracciare la croce con la mano sinistra e cosa potrebbe accadere mai! In questo ferragosto, comunque, mi sento più tranquillo e meno “difettoso” dopo aver scoperto che il mancinismo coinvolge circa l’11% della popolazione mondiale e riguarda più gli uomini che le donne. Nella storia, inoltre, abbondano i casi di mancini di grande successo: da Giulio Cesare a Michelangelo, da Napoleone Bonaparte a madame Curie, da Ronald Reagan a Bill Clinton, da Paul McCartney a David Bowie. Per non parlare di Jimi Hendrix, mancino che si era fatto fare una chitarra su misura.
Buon ferragosto a tutti i mancini !
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A PROPOSITO DI IMPRONTE DIGITALI . . .
Postato da direttore il Venerdì, 18 luglio @ 14:59:15 CEST - (Leggi Tutto... | 5662 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
il commento di Gicar
A partire dal 2010 anche ai cittadini italiani verranno rilevate le impronte digitali che compariranno sulle loro carte di identità. La decisione è stata presa nell'ambito del decreto che contiene la manovra economica e promuove questo gesto come una garanzia di maggiore sicurezza per gli italiani e non. Un provvedimento che ha ricevuto favori bipartisan. Pur non entrando in merito su tali recenti decisioni relative alla identificazione personale vogliamo divagare un po’ sul tema per provare ad ipotizzare cosa potrebbe accadere in un prossimo futuro riportando una pagina di un “phamplet” inedito del nostro collaboratore ed autore fantasy Lucio Aragri.
“ DAL DIZIONARIO DELLA LINGUA INTERTEMPORALE ” Archivio del Tartlhona Memorial
G:/subtemporalia/dictionary/specification/etymology.sniff
- UFFICIO EXTRATEMPORALE DELLE IMPRONTE NEURONICHE DEL PENSIERO:
 Era l’Ufficio più temuto da tutti, cittadini ed autorità. Aveva inizialmente accorpato e poi sostituito i servizi di Anagrafe, Stato Civile e Polizia Municipale fino a diventare, con il tempo, un organo a se stante sul quale nessuno poteva esercitare più alcun potere. Non vi era alcuno in grado di conoscere la provenienza degli impiegati che lavoravano al suo interno e quali compiti in realtà avessero. Si narra che l’Ufficio fosse dotato di potentissimi computer che avevano sostituito i vecchi registri cartacei e meccanografici. Tutti gli abitanti della città, si dice fossero schedati in modo incredibilmente preciso, come pure tutti coloro che semplicemente si fossero trovati a transitare nel territorio del Comune. Tra le esigue cose certe, note a soli pochi, era che l’Ufficio si avvaleva di “file di controllo della personalità individuale” che indiscutibilmente potevano far riconoscere una persona e quindi identificarla anche se si era sottoposta ad interventi di chirurgia di plastica facciale, di cambiamento di sesso o di ricostruzione completa della presenza fisica. Tale riconoscimento avveniva attraverso un tracciato elettrico lasciato nell’atmosfera dal pensiero di ognuno. Tale tracciato, diverso per ogni individuo, era stato chiamato “Impronta Neuronica” . Sembrerebbe che a tale controllo non potessero sfuggire neanche i viaggiatori del tempo, qualunque cosa potessero inventarsi per cercare di eluderlo.
- I CONTROLLI PASSING:
 Erano una sorta di dogana elettronica che consentiva o meno, ad ogni individuo, di fare ingresso, o di essere dirottato in specifici settori, nei cosiddetti edifici pubblici sede delle espressioni decisionali della Città. Il fine, da parte del potere imperante, era quello di poter tenere soprattutto sotto stretto controllo gli spostamenti ed i comportamenti, all’interno di tali palazzi, dei cittadini notoriamente conosciuti con spiccate e “pericolose personalità”. A questi era stato imposto, dalla Pubblica Amministrazione, l’obbligo di indossare speciali scarpe, dotate di particolari piastrine magnetiche, che permettevano il riconoscimento immediato dei possessori nei transiti di accesso alle Sedi del Potere. Gli interessati erano costretti in vario modo e con la forza a ritirare le calzature in un apposito Ufficio della Salute Pubblica, dove, in realtà, nel corso di un'insospettabile procedura ipnotica, microscopici “Controller Chip” venivano inseriti, con avanzate tecniche di chirurgia laser, sotto la pianta dei piedi. segue ... “ Trilussa ” >>>
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CENTRALI ELETTRICHE E “SOLDONI”
Postato da direttore il Venerdì, 25 aprile @ 16:23:44 CEST - (Leggi Tutto... | 11275 bytes aggiuntivi | 23 commenti | Voto: 0)
La centrale a Carbone di Civitavecchia sta diventando anche un caso internazionale tanto che The New York Times le dedica le prime pagine. Mentre le popolazioni locali protestano e manifestano contro una servitù energetica che da sessant’anni produce danni su un territorio di pochi chilometri quadrati, le amministrazioni comunali si accingono ad incassare dall'Enel, come risarcimento, decine e decine di milioni di euro contrapposti ai duecentomilioni che dovrebbero essere spesi dallo Stato italiano per far fronte alla mortalità indotta in questo territorio da emissioni simili a quelle che potrebbe produrre la centrale a carbone di T.V.N. dopo 25 anni di attività.
R I T O R N O A L C A R B O N E . . . S V E N D E N D O U N T E R R I T O R I OIl commento di Gicar
C’è un luogo, in questa Italia, che si chiama Alto Lazio e che comprende geograficamente i territori nord della provincia di Roma e l’intera estensione di quelli di Viterbo. In tale area c’è una lingua di terra, sulla fascia costiera tirrenica, in linea d’aria non più lunga di quaranta chilometri e non più larga di dieci ( Civitavecchia, Tarquinia, Montalto di Castro) che da circa sessant’anni ospita centrali per la produzione di energia elettrica. La prima fu quella a carbone di Fiumaretta costruita negli anni cinquanta, convertita poi in termoelettrica e chiusa nel 1990 a seguito dell’esplosione di una caldaia. Fu seguita poi dai più moderni complessi, ma ormai obsoleti, di Tor Valdaliga Nord (sempre nel territorio di Civitavecchia) e dell’Alessandro Volta (Policombustubile) di Montalto di Castro. Uno dei poli energetici più grandi d’Europa. Più di mezzo secolo di emissioni di “fumi” in un fazzoletto di terra. Per quanto si possa essere stati attenti, purtroppo, qualche danno  è stato prodotto, nel tempo, in termini ecologici al territorio ed alla salute dei suoi abitanti nel corso delle generazioni che si sono e si stanno susseguendo. Per rimanere sempre nel Lazio, a Latina, quando è stata dismessa la centrale nucleare, a nessuno è venuto in mente di andare a piazzarne un’altra, di diversa tipologia, proprio e sempre sullo stesso sito. In questo territorio, invece, per sopperire al graduale invecchiamento degli impianti esistenti si effettuano e si prospettano riconversioni a carbone, quello pulito, come si vuole far vedere. Ora non si mette in dubbio che la tecnologia possa essere più avanzata di quella di sessant’anni fa. Oggi, però, non si tratta, in questo territorio, di andare a dire “no” ad una produzione di energia elettrica necessaria per la nazione.
Quest’area ha già dato per decenni il proprio tributo alla causa comune. Perché continuare a martorizzarla? Non potrebbe essere lasciata in pace nel seguire quelle linee economiche di sviluppo che, nel frattempo e nonostante tutto, ha cercato di darsi nel progredire dal punto di vista delle produzioni agricole, nel turismo balneare ed ambientale come in quello culturale? Occorre sottolineare che in questa zona gravitano un parco archeologico comprensoriale, oasi faunistiche e le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri dichiarate patrimonio dell’Umanità (U.N.E.S.C.O.). Al di là di tutto rimane solo un dilemma atroce: se la centrale a carbone di Civitavecchia è così tanto innocua e sicura perché mai l’ Enel elargirà come indennizzo, ai comuni interessati, una somma complessiva che supererà i cento milioni di euro per opere pubbliche di varia natura? E tali elargizioni approderanno trasversalmente sia ad amministrazioni di centro-destra che di centro-sinistra.
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CERCANDO DI SORRIDERE QUANDO NON E’ IL CASO
Postato da direttore il Giovedì, 17 gennaio @ 20:18:22 CET - (Leggi Tutto... | 10608 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Esorcizzando paure e vergogne... chiedendo scusa ai politici ma, talvolta, il cittadino rimane davvero disorientato !
il commento di Gicar
Ai “Vecchi” si sono sostituiti i “Nuovi” ed ai “Nuovi” i “Vecchi”. E chi siano i vecchi ed i nuovi, ovunque siano politicamente, davvero poco importa. In un clima da fine “Prima Repubblica” insieme alle immondizie della Campania ad oscurare, con le loro fotografie sui giornali di tutto il mondo, “O sole mio...”, con il Papa a rinunciare ad entrare nell’ Università delle “Sapienze” perchè indesiderato, con una classe politica che, nel suo complesso, appare da tempo incapace di approdare a riforme elettorali (mentre dalla Consulta arriva il si ai tre refendum per modificare il sistema delle elezioni), inevitabilmente si sta paurosamente minando, ed è inaccettabile, la crediblità nei confronti delle istituzioni e di un’intera società. Con un Ministro della Giustizia, Guardasigilli, da una parte, ad essere poi incriminato, tra l’altro, di concorso esterno in associazione per delinquere insieme alla moglie ed ad altri (23 in tutto) tra politici regionali e locali, un magistrato del TAR, un prefetto e con un Parlamento, dall’altra, a condannare la Magistratura, lasciando quasi ipotizzare scenari da “Cadaveri eccellenti” alla Leonardo Sciascia, sembrano paurosamente avvicinarsi i tempi oscuri predetti in un romanzetto di fantapolitica di qualche anno fa: “Enclosed - I Recintati”, fantasiosamente e drammaticamente costruito sullo sfondo di un’ipotetica Italia allo sfascio. Vi proponiamo, non per qualunquismo, ma solo per sorridere un po’ e per scaricare le tensioni di questi giorni, un capitolo tratto da quel libro, nella certezza che il Popolo Italiano non soccomberà e che non arriverà mai agli estremi che leggerete, anche se, purtroppo, talvolta sognati. IL PUBBLICO SCHIAFFO
da “Enclosed – I Recintati” di Lucio Aragri
-- Un vociare di gente. Lauro riconobbe l'aria respirando a pieni polmoni. Era la sua città. Tarthlona, in un tardo pomeriggio terso, probablmente nel mese di maggio lungo la strada in salita verso il Palazzo. «Faccia attenzione mi ha pestato un piede», qualcuno gridò guardandolo diritto negli occhi. «Scusi», replicò Lauro con sorpresa. Era così entrato nella nuova temporalità con quel piccolo inconveniente. Talvolta un decimo di secondo è fatale sulle tangenziali di ingresso-spazio. Corridoi ristrettissimi da percorrere con estrema precisione per non incorrere in errori rovinosi. «Probabilmente si tratta di un’epoca estremamente sballata», pensò Lauro. Mentre si dirigeva verso la piazza, il sole dietro di lui rendeva sbiadito il cielo dove si stagliavano ancora le antiche costruzioni della sua infanzia. Anche la torre dell'orologio era ancora lì. Ma quale anomalia per i suoi occhi quell'enorme orologio digitale retroilluminato al posto del rotondo quadrante a numeri romani e dalle grandi sfere nere che lui conosceva tanto bene. Non era la sola differenza. Non più negozi e uffici in quella via. Non più vetrine dove lo sguardo rimaneva appiccicato su un bel vestito o sull'ultima astrusa diavoleria elettronica. Solo una lunga fila arancione di postazioni tipo bancomat, dove tutti si affannavano ad infilare tessere e a ritirare i prodotti richiesti ai grandi sportelli automatici. Chissà che fine avevano fatto commercianti ed artigiani. Solo la lunga balaustra, vicino alla fontana, c'era ancora. Però era percorsa da un display digitale luminoso che annunciava con effetto telescrivente:
...“ELEZIONI PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO DEGLI ECCELSI”…
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CIAO 2008 !
Postato da direttore il Lunedì, 31 dicembre @ 02:42:04 CET - (Leggi Tutto... | 13090 bytes aggiuntivi | 60 commenti | Voto: 0)
L’UOMO VITRUVIANO
La celebre immagine è conservata nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell' Accademia di Venezia. Il disegno vuole rappresentare la centralità dell'uomo, ed è oggi nelle tasche di tutti gli italiani e di molti europei, essendo il simbolo impresso sulla moneta da un euro. Leonardo lo realizzò nel 1490, riprendendo il testo del terzo libro del De Architectura del celebre architetto romano Vitruvio, riguardante le proporzioni umane: "Vetruvio architetto mette nella sua opera d'architettura che le misure dell'omo sono dalla natura distribuite in questo modo. Il centro del corpo umano è per natura l’ombelico; infatti, se si sdraia un uomo sul dorso, mani e piedi allargati, e si punta un compasso sul suo ombelico, si toccherà tangenzialmente, descrivendo un cerchio, l’estremità delle dita delle sue mani e dei suoi piedi ". E' così che Leonardo scriveva dell'opera che aveva appena realizzato. Il suo uomo si iscrive in modo perfetto, in piedi con le gambe e le braccia allargate, nelle figure geometriche considerate perfette: il cerchio e il quadrato. ( www.edscuola.com) Il Commento di Gicar
I N S E G U E N D O L A C O N O S C E N Z A
Auguri che provengono dal passato riprendendo un’immagine con la quale il grande Leonardo volle forse simboleggare la perferzione con quella sorta di impossibile quadratura del cerchio riprendendo le teorizzazioni archtettoniche di Vitruvio. Abbiamo accostato ad essa, come simbolo del conoscere, l’evoluzione della macchina da scrivere ed avremmo probabilmente dovuto aggiungere una punta di grafite ed un pennino pieno di inchiostro. Sì, perchè è con la scrittura che, in fondo, la conoscenza viene espressa e tramandata sovrapponendo le generazioni ed i tempi che si avvicendano e cambiano nella continua tensione di raggiungere quella chimerica onniscenza che tanto dovrebbe farci rassomigliare a quei “Dio - Dei ” che non siamo. Ma, nonostante ciò, tendiamo comunque alla perfezione nel conoscere sia quello che è dentro di noi e ciò che ci circonda. Se non fosse stato così non saremmo passati, attraverso i millenni e più precisamente nella storia recente, da il cembalo scrivano, inventato da Giuseppe Ravizza nel 1855, precursore della macchina da scrivere, ai moderni computer da trascinarci dietro in ogni luogo e che, in ogni luogo del mondo e dello spazio, tramite il web ed i satelliti, in ogni momento possiamo real-virtualmente trovarci. Chissà, il futuro che verrà, quali tecnologie potrà metterci a disposizione per andare “oltre” le attuali conoscenze. Dice Ralph Waldo Emerson: “La conoscenza è l'antidoto della paura”. Ma io una paura la sento sulla pelle. Se è vero che l’evoluzione del conoscere ci rende sempre più partecipi dei misteri dell’Universo, contestualmente mi rendo conto che le mie conoscenze personali possono essere limitate non solo dalla genetica dei miei neuroni e dai miei stessi interessi, ma molto più drasticamente dai tempi in cui sono stato “chiamato” a vivere. L’uomo della Preistoria conobbe il Fuoco, ma non certo il Computer che mai e poi mai avrebbe potuto solamente immaginare! Cosa mi perderò, inevitabilmente, della conoscenza a venire?Dobbiamo sicuramente adeguarci ai tempi che viviamo e gioire del fatto che se oggi possiamo comunicare a distanza ed in via immediata tramite computer lo dobbamo esclusivamente a chi ha avuto la “Conoscenza del Fuoco”. La “Conoscenza del Computer” inseguirà altre “Conoscenze” . . .
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TOPI DI BIBLIOTECA E ALTRI ANIMALI
Postato da direttore il Martedì, 13 novembre @ 02:40:36 CET - (Leggi Tutto... | 12302 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Meglio tacere e non riportare le "Notizie Audience"
ll commento d Gicar
. . . E SE NON VOLESSIMO AVVALERCI DEL DIRITTO DI CRONACA ?
Il diritto di cronaca è un diritto. Un diritto, in ogni caso, non è mai un potere. I diritti appartengono alla sfera della libertà e quindi alla facoltà di scegliere, paradossalmente, di esercitarli o meno. Il diritto ad esprimere la propria opinione è sotto certi aspetti inalienabile sopratutto nell’ambito di un contesto democratico. Per il giornalista, per il direttore di un giornale, si pone però il problema, spesso, di scegliere se dare ampio spazio ad una notizia invece che ad un’altra, quando non si hanno padroni a cui rispondere per ragioni politiche e di denaro o non si vuole fare “audience” ad ogni costo. Ed anche questa facoltà appartiene all’esercizio pratico della libertà. Nella consapevolezza di non essere condivisi da tutti, talvolta è preferibile il silenzio piuttosto che dare spazio o fare da cassa di risonanza ad eventi che umiliano la civile convivenza, il divertimento, lo svago, il passare una domenica insieme a familiari od amici per distrarci un po’ dalle amarezze quotidiane o per il semplice gusto di appassionarci a qualcosa. Viene quasi il voltastomaco, però, nel pensare che qui siamo esclusivamente tutti indaffarati a sciogliere problemi legati ad un semplice divertimento che divertimento non è più e nel discutere per l'eccesso di “intervento”, perchè più nessuno si sente sicuro nella propria incolumità o nel salvaguardare quella altrui, da minacce possibili o da vandali delinquenti che mettono a soqquadro stadi di calcio e città intere mentre nel mondo, e la storia qui da noi passa quasi in sordina, si inizia a sfruttare anche i bambini ad uso e consumo del terrorismo internazionale...
Baghdad, 12 nov. (Adnkronos/Dpa) - Un bambino di dieci anni e' stato usato per portare a termine l'attentato suicida di venerdi' scorso contro una riunione di notabili sunniti anti al Qaeda nella provincia di Diyala, in Iraq. Lo rende noto il quotidiano al-Hayat citando Sheikh Sahir Abdul Jabar, ricordando che sei dei partetipanti alla riunione sono morti nell'attentato.... e mentre tutto è normale, qui da noi, nel fare a schiaffi con chi ci turba le festività, si stanno aprendo davvero scenari apocalittici a livello planetario.
Ma qui siamo contenti così... e per questa ragione scegliamo, nella libertà che ci è concessa, di parlare di altre notizie, di quelle che non interessano a nessuno, perchè non faranno mai “notizia audience” ! 6° CONCORSO PER UN LIBRO DEDICATO ALL’ INFANZIA:
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26 articoli per l'argomento Il commento di Gicar (3 pagine - 10 articoli per pagina)
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