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DU 13 AU 24 MAI 2009
I REPORTAGE DI
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La Maremma è una realtà territoriale piuttosto vasta e dai confini non perfettamente definiti che si affaccia sul Mar Tirreno Dante (Inferno XIII, 7) ne individuava i confini tra Cecina e Corneto: "Non han sì aspri sterpi né sì folti quelle fiere selvagge che 'n odio hanno tra Cecina e Corneto i luoghi colti"
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SEMBRA TUTTO COSI’ NORMALE… IN APPARENZA! LA VERITA’ E’ CHE SIAMO IN EQUILIBRIO
Postato da direttore il Domenica, 15 marzo @ 12:30:14 CET - (Leggi Tutto... | 13588 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Mauro Daltin a Udine con il suo ultimo libro "Latitanze" (Besa Editrice). L'incontro si è svolto presso la Libreria Feltrinelli di via Canciani. Sono intervienuti Marina Giovannelli (scrittrice e critica) con le letture e le improvvisazioni dell'attore Claudio Moretti.
L A T I T A N Z E
«Un passo dietro l’altro in una cadenza ritmata, fatta di morbide ricadute sulla terra e di lievi voli in aria. Schiacciò con forza la testa del pagliaccio dalle calze blu che aveva in tasca. Uscì dal parco e proseguì lungo il fiume, oltre il ponte, oltre l’uomo con il berretto verde e la mezza sigaretta tra le labbra. A destra aveva l’acqua, a sinistra la terra scura. Davanti a lei solo ghiaia e foglie che si spezzavano sotto le scarpe».
Dieci racconti, dieci storie costrette in spazi e tempi circoscritti, in eterne latitanze quotidiane sospese fra reale e surreale, fra manie e abitudini.
Dieci fotografie minime catturate nel loro divenire senza, molto spesso, accennare a cause e conseguenze, a un prima o a un dopo. Il delitto, il sogno, la follia, l’assenza, il tempo sono le regioni in cui queste storie si addentrano.
E la mappa che si ricava è fatta di racconti brevi, short stories, per lo più giocati in presa diretta, dove echeggia la lezione carveriana, un minimalismo teso all’analisi minuta del reale, perché è lì che si nasconde il significato delle cose.
Latitanti sono le emozioni tenute a freno, le identità nascoste, le persone scomparse, quelle che stanno per lasciarci per andare altrove o da altri o quelle che stanno per morire. Nel racconto che dà nome alla raccolta del volume, latitante è il giovane Davide, sghemba creatura afflitta da un male incurabile, che confonde, in una dolente paranoia, fantasia e realtà. In “Ogni cosa al suo posto” un uomo celebra l’assenza della moglie (scomparsa, morta, andata altrove?) nella stessa camera d’albergo dove molti anni prima aveva festeggiato le nozze: strano anniversario di un uomo che prepara la cena per due, brindando al fantasma della partner. E ancora altre storie, altre solitudini, altri visi, altre vite, che ci fanno scoprire un autore in grado di giocare a suo piacimento con la realtà, la vita di ogni giorno, facendo veramente capire quanto essa sia ancora più avvincente e singolare di uno splendido film.
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IL GIORNO DEL RICORDO
Postato da direttore il Mercoledì, 11 febbraio @ 01:20:38 CET - (Leggi Tutto... | 7632 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
La Repubblica italiana riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
S O P R A V V I S S U T O A L L E F O I B E
La vicenda di Graziano Udovisi,
combattente italiano al confine orientale,
infoibato dai titini, miracolosamente sopravvissuto
(Luciano Garibaldi) - Graziano Udovisi nel 1943 è un giovane diplomato di Pola, importante base navale italiana in Istria. Dopo lo sbando generale conseguente all’armistizio dell’8 settembre, all’età di 18 anni, decide di arruolarsi insieme ad altri giovani suoi coetanei, nella Milizia territoriale, per difendere Pola dagli attacchi dei comunisti iugoslavi del maresciallo Tito.
Terminata la guerra si presenta al comando di zona, tenuto dai partigiani titini e italiani. Trattenuto, subì torture di ogni genere per alcuni giorni, poi venne infoibato insieme ad altri sventurati. Da quella voragine, riuscì miracolosamente a risalire. Ricorda come la fede gli abbia fatto forza permettendogli di uscire vivo da quell’inferno. Il suo racconto è ricco di particolari riguardo il disegno politico dei comunisti titini che perseguitavano in nome della loro nefasta utopia.
Dopo i titini arriva un’altra terribile insidia: la giustizia italiana. Dopo essere stato curato clandestinamente dalle profonde ferite subite nella foiba, venne tradito. Arrestato, processato, tradotto nelle prigioni di Padova, Venezia, Udine, Gorizia, Trieste. Subì una condanna di oltre tre anni.
Senza soldi e mezzi, con l’avvocato d’ufficio, che non riesce ad avere nemmeno l’appello, dovette subire il carcere. Ancora oggi la sua storia è contestata dai cosiddetti negazionisti. Graziano Udovisi risponde con lucidità ed estrema pacatezza lasciando intravedere una verità che va ben oltre ogni ragionevole dubbio.
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DESIDERIO E DISPERAZIONE
Postato da direttore il Giovedì, 23 ottobre @ 15:28:16 CEST - (Leggi Tutto... | 4125 bytes aggiuntivi | 5 commenti | Voto: 0)
Ci sono dei poeti contemporanei che possiamo contemplare solo dal basso in alto [...]. Mark Strand è innegabilmente uno di questi personaggi. La sua abilità di catturare “fugaci apparizioni” è [...] quello che gli ha fatto meritare un posto nel pantheon della poesia americana. (The New York Times Book Review)
I L F U T U R O N O N E’ P I U ’ Q U E L L O D I U N A V O L T A
Poeta dall’intelligenza imponente e dall’immaginario indimenticabile, Strand riesce a catturare barlumi che si librano al margine del conscio. (The New Yorker). Dalle prime poesie raccolte in volume nel 1964, ad alcuni esempi di anticonvenzionali "liste poetiche" apparse nella rara plaquette Chicken, Shadow, Moon & More (2000), questa antologia percorre l'intero arco della carriera poetica di Mark Strand, fornendo ulteriori tessere che contribuiscono a ricomporre in Italia il mirabile mosaico dell'opera di uno dei maggiori poeti contemporanei.
Nel grande paesaggio dell'immaginazione, il più kafkiano dei maestri americani si muove tra desiderio e disperazione, tra possibilità che non possono che svanire e compiutezza assoluta, unendo alchemicamente allusività e precisione, densità ed evanescenza. La sua scrittura ci colloca in scenari struggenti di sconsolata felicità, presenze perdute, vita oltre la morte e morte in vita. In questa atmosfera eminentemente romantica, fatta di luce lunare, bruma, vento, mari in burrasca e interni angusti e spogli, Strand ci fa assaporare «il miele dell'assenza», ci insegna che «fissare il nulla è imparare a memoria / quello in cui noi tutti verremo spazzati» dentro a un futuro che «non è più quello di una volta».
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ALIT E LO SPIRITO DEI SOGNI
Postato da direttore il Domenica, 19 ottobre @ 01:58:21 CEST - (Leggi Tutto... | 7414 bytes aggiuntivi | 46 commenti | Voto: 5)
Se le storie degli uomini, dei luoghi in cui essi abitano fossero tutte uguali, non varrebbe nemmeno la pena di raccontarle; alcune di esse hanno sempre o quasi qualcosa che le lega tra di loro, come accadrà in questa. Avventure fantastiche dove il rischio, la paura, le indecisioni, a volte gli errori, portano a conseguenze inimmaginabili. In questa avventura, così incredibile, dove vivono streghe, demoni, sciamani incantati, il protagonista è Alit; in mezzo a terre desolate, fredde, ghiacciate, egli sogna, sogna la sua vita, il suo futuro, il suo presente e il suo passato. E ’proprio qui, che inizia la sua incredibile storia, qui, nel Nunavut, patria degli Inuit, dove il clima è particolarmente rigido.
IL LIBRO
Protagonista del romanzo legato al mondo dei ghiacci, è Alit, coraggioso bambino prima, e astuto guerriero poi, il quale grazie ad un dono speciale, può viaggiare attraverso i sogni nel passato, presente e futuro. Alit viaggerà nel tempo per aiutare i suoi amici in difficoltà e salvare il suo popolo. Con grande saggezza e spirito umano, va alla ricerca della consapevolezza che lo renderà migliore, e lo aiuterà a rendere la vita della sua gente meno angusta, meno faticosa. Durante i suoi viaggi, Alit vivrà avventure straordinarie, incontrerà personaggi ed esseri mai visti prima, del tutto sconosciuti: eroi, assassini, spiriti, demoni, amici, nemici, che talvolta assumono anche sembianze di animali, di bestie feroci. Alit vive costantemente tra sogno e realtà per trovare finalmente la sua via e realizzare l’incarico per il quale è venuto al mondo.
L’AUTRICE
Peg Fly, pseudonimo di Grazia Cormaci, vive a Roma e ha iniziato molto presto a scrivere romanzi e racconti. Già all’età di dodici anni ha elaborato la sua prima commedia di un solo atto. La sua passione l’ha portata a conseguire il diploma di scrittura per il cinema, indetto dall’associazione culturale Minio, dove ha avuto modo di conoscere docenti di tutto rispetto, tra cui: Il dott.re Sermoneta, il regista Jacovone e la signora Maria Grazia Saccà. Ultimamente ha scritto la trasposizione di Inger, tratto dall’omonimo dramma storico di: “Donna Inger di Ostraat”, di Ibsen. Scrive sceneggiature per fiction t.v. e per il cinema, prese sia dai suoi scritti che da autori celebri come, appunto: Ibsen, Gogol, Pirandello, Nietzsche, Sciascia.
LE IMPRESE FANTASTICHE DI UN PICCOLO GRANDE GUERRIERO
“Alit e lo spirito dei sogni” di Peg Fly
di Anna Gentili
Durante la piacevole lettura di questo testo ho avuto un gradito flashback che mi ha riportato a vivere le stesse sensazioni provate quando, poco più che adolescente, lessi il “Gabbiano J. Livingston” di Richard Bach. Allora fui affascinata dall’insolito clima della narrazione che sembrava trascinarmi in un’appassionante avventura di volo ed ora, sono stata catturata dalle imprese fantastiche del (piccolo grande guerriero Alit). In un mondo sempre più globalizzato, ma sempre più insolente, in un mondo sempre più tecnologizzato, ma sempre più insidioso, trovare un racconto che, sia pur attraverso la fantasia ed i sogni, ci faccia riflettere sul concetto di solidarietà, di altruismo, di amore in senso lato, è entusiasmante e, soprattutto, formativo per i ragazzi.
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L'ULTIMA GRANDE GUERRA TUTTA ITALIANA DEL MEDIOEVO
Postato da direttore il Sabato, 11 ottobre @ 20:13:14 CEST - (Leggi Tutto... | 10352 bytes aggiuntivi | 7 commenti | Voto: 0)
“Italiani contro, il paese che non vuole nascere: il racconto di uno dei tanti appuntamenti mancati da un passato perennemente sospeso tra cronaca, politica e rimpianto ma sempre incapace di diventare Storia.”
E R C O L E E I L L E O N E
1482 Ferrara e Venezia duello sul Po
Saggio di Federico Moro - Studio LT2 Edizioni, ISBN 978-88-88028-16-3
Primavera dell’anno 1482, bassa Valle del Po, Venezia lancia sul fiume attraverso la bocca di Fornaci il nobile Damiano Moro al comando di una flotta di 400 imbarcazioni. Simultaneamente parte l’offensiva di terra guidata da uno dei più abili e spericolati condottieri del tempo, Roberto di Sanseverino. Ai suoi ordini 15.000 uomini, i migliori di cui disponga la repubblica lagunare, che varcano l’Adige a Legnago, attraversano le paludi del Tartaro e piombano sulla riva sinistra del Po. Una gigantesca manovra a tenaglia.
Lo scopo è quello di schiacciare navi e soldati del duca Ercole I d’Este per impadronirsi delle fortezze a guardia del fiume, Rocca Possente di Stellata e Rocca Benedetta di Ficarolo, prima dell’arrivo sul campo di battaglia dell’Armata di soccorso alleata. Milanesi, Napoletani e Fiorentini guidati dal duca Federico di Montefeltro si stanno concentrando per impedire la caduta di Ferrara in mano al leone marciano.
Dopo le ripetute sconfitte in Levante contro i Turchi, Venezia getta nella mischia un fiume di sangue, armi e denaro per resuscitare il sogno del doge Francesco Foscari… l’egemonia veneziana sull’Italia del Nord e in prospettiva l’unificazione della Penisola. Damiano Moro e Roberto di Sanseverino muovono per finire il lavoro lasciato incompiuto dal conte di Carmagnola nella palude di Maclodio, cinquantacinque anni prima.
La parola è alle armi, comincia l’ultima grande guerra tutta italiana del MedioEvo, l’estremo tentativo di trasformare in realtà il maggiore disegno politico mai concepito in laguna dopo la conquista dell’impero marittimo.
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“ SOLITUDINI ” di Annamaria Trevale
Postato da direttore il Lunedì, 18 agosto @ 01:44:51 CEST - (Leggi Tutto... | 7044 bytes aggiuntivi | 5 commenti | Voto: 0)
Dodici storie diverse per raccontare come, in un mondo che ci appare sempre più spesso sovraffollato, sia fin troppo facile ritrovarsi completamente soli, senza alcuna distinzione fra giovani e anziani, fra poveri e ricchi.
Solitudini materiali, ma anche morali, di persone all'apparenza ben collocate nella società che li circonda. Solitudini a volte cercate, a volte anche subite e non sempre sconfitte, come malattie sottili, alle quali è assai difficile trovare una terapia, il cui esito del resto rimane spesso incerto.
S T O R I E N E L L E S T O R I E
di Luigi Bruno Cristiano
Se proprio devo pensare alla solitudine mi viene in mente una casa di legno, una veranda affacciata su un campo di sassi e ad un uomo seduto su una sedia di paglia intrecciata.
L'immagine è sicuramente emblematica, evocativa, quasi poetica. Il problema è che poi penso che quell'uomo sia un ventriloquo che parla al suo pupazzo, e il pupazzo non gli risponde; mi immagino gli sguardi, le attese, i silenzi. E onestamente, devo ammettere che chi mi considera fondamentalmente un cretino, non ha poi tutti i torti.
Annamaria sulla solitudine ci ha fatto un libro di racconti. Dodici per l'esattezza, toccando racconto dopo racconto dodici momenti diversi della vita. Eh sì, perché la solitudine è una brutta bestia che ti aspetta e ti becca nei momenti più diversi della vita, e sono diversi gli strumenti che hai a disposizione per combatterla a seconda di quanti anni hai. Così sono dodici le solitudini e dodici i modi per risolverla, anche se è strano vedere come consapevolezze diverse possano arrivare alla stessa conclusione.  Chi incontrasse Annamaria per la prima volta non si aspetterebbe mai di avere di fronte una sorta di Signora Omicidi, ma vi assicuro che è , letterariamente, in grado di gestire ammazzamenti e suicidi con una leggerezza disarmante. Allo stesso modo sa gestire pulsioni più solari, come l'innamoramento, e la testarda voglia di vivere nonostante tutto. Vi assicuro, entrare in questo libro senza aver conosciuto l'autrice è una cosa diversa dal leggerlo avendo ben presente chi lo ha scritto. Se la incontrate, guardatela bene e provate a mettergli in bocca alcuni passi di questo libro. Non ci riuscirete, non sembra attrezzata per essere sprezzante, volgare, eppure è così. E sapete come ci riesce? Perché non è una che scrive, è una scrittrice. Ogni racconto è il percorso di una vita ricca di sfumature, di storie nelle storie. Ogni personaggio non è lì per caso, non è in quel momento per caso, qualcosa o qualcuno lo ha portato a quel punto. Ogni sua visione del mondo è motivata, non c'è niente di casuale nel loro sentire e vivere la loro solitudine. E ogni solitudine è diversa, anche se nel senso comune questa viene percepita come un sentimento uguale per tutti. Comunque dato che sono un fetente, e lei lo sa, faccio una cosa che nessun recensore dovrebbe fare. Vi dico racconto per racconto come finiscono...
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'' LE RIVE DI UN ALTRO MARE ''
Postato da direttore il Mercoledì, 25 giugno @ 02:50:47 CEST - (Leggi Tutto... | 10316 bytes aggiuntivi | 15 commenti | Voto: 5)
Romanzo affabulante, lineare, intrigante fino alla suspense, dove con abilità discorsiva, descrittiva e fantastica, l’Autore, Eugenio Nocerino, ricorrendo a piene mani alla mitologia greca, fa suo l’accorato richiamo di una sirena che, dando voce al mare, esorta a che questo non perisca. (Giuseppe Bagnasco)
N E L T E M P O C H E A P P A R T I E N E A G L I D E I
di Raffaele Nigro
Una grande passione per l’archeologia e per il mare accompagna il romanzo di Eugenio Nocerino, sebbene nella vita il nostro autore sia indotto, per ragioni di lavoro a praticare un altro elemento, l’aria.
Bisogna partire dal romanzo saggio di Claudio Magris, Un altro mare, e passare attraverso la Gabbianella di Sepulveda per entrare in questo racconto. Stanco di guerre e di devastazioni, il protagonista del romanzo di Magris decide di fuggire verso i mari della Patagonia e abbandonarsi alla vita della natura, a un luogo senza tempo e senza memoria. Uccisa dal petrolio, un gabbiano consegna all’occidente una gabbianella che imparerà da altri animali a volare.
Al modo in cui le protagoniste del romanzo di Nocerino apprenderanno da pochi uomini che accorrono in loro aiuto che ancora si può sperare nel genere umano o almeno in alcuni di loro innamorati della natura.
Qui la fuga dell’autore e dei suoi protagonisti è verso i mari della Grecia, è una fuga, dunque, non soltanto fisica ma mentale, in quanto Nocerino si sente calato culturalmente in un tempo che appartiene agli dei e agli eroi del mito. Santorini è l’epicentro della sua fuga e la ricerca di un altro mare è dettata dal bisogno di fuggire dai luoghi della contaminazione ambientale.
Non a caso, il romanzo si chiude con una sequela di date e di episodi di cronaca che hanno per protagonista il mare offeso da disastri ambientali, navi cisterne affondate o entrate in rotta di collisione con scogliere o con altre navi e sventrate al punto da avvelenare il mare col loro carico di petrolio.
 Al centro della storia dunque i mari minacciati e la bellezza di luoghi come le antiche isole dell’arcipelago delle Cicladi, condannate alla distruzione.
 Dov’è più la bellezza? - Si chiede Nocerino.
E dove sono più i miti di un tempo quando gli Dei potevano camminare sulla terra e nel mare e in cielo senza paura di ammalarsi o di ferirsi?
Quest’avventura straordinaria, ha per protagonisti un veterinario etologo, Marcus, un vecchio violinista, Bernard, che ha abbandonato Parigi per rifugiarsi a Santorini e due donne, madre e figlia, Angela e Barbara, appassionate di nuoto subacqueo.
Il romanzo si colora di giallo e si apre a quella tipologia narrativa che viene dal romanzo di genere, il mondo perduto di Atlantide, la scoperta di un’iscrizione preclassica, la decretazione di un messaggio che viene dagli abissi della storia e il dipanamento del giallo.
Una favola amara ma piacevole da leggere, adatta a un pubblico vario, di giovani e meno giovani e un apologo sulla nostra condizione di esseri soli nel piccolo pugno della terra, così scervellati da non capire che proprio la terra ha bisogno di noi e del nostro aiuto, per poter noi stessi tornare a sognare e a vivere in quel paradiso incontaminato che il mondo delle origini ci aveva consegnato.
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NEGLI ABISSI DEI TOTALITARISMI
Postato da direttore il Venerdì, 20 giugno @ 02:41:34 CEST - (Leggi Tutto... | 4286 bytes aggiuntivi | 15 commenti | Voto: 4.75)
Il treno dell’ultima notte
Rizzoli, 2008 - pp. 430 QUANDO SI MUORE DENTRO SI PUO' REALMENTE SOPRAVVIVERE ? di Alessandra Giannitelli
Si può riprendere in mano la propria vita dopo anni di alienazione dalla realtà, dopo un’esperienza che ha segnato milioni di uomini e di donne, come quella dei ghetti e dei campi di concentramento?
Si può ancora nutrire una qualche speranza di vita normale? È ancora possibile parlare di Vita con la lettera maiuscola? Sono queste le domande che animano Il treno dell’ultima notte e alle quali Dacia Maraini, attingendo anche a reminiscenze autobiografiche, tenta di dare una risposta. È il 1956. Il libro si apre con il lento percorso di un treno verso l’Est dell’Europa, tra immagini e odori della guerra fredda. Amara, giovane giornalista, è diretta ad Auschwitz-Birkenau, alla ricerca di Emanuele, il suo inseparabile compagno di giochi di cui ha perso le tracce tredici anni prima, quando insieme alla sua famiglia è stato deportato nel campo di concentramento. Ma deve anche testimoniare il dolore e le difficoltà di un popolo diviso da una guerra imposta dal potere, alla quale tenta disperatamente di sopravvivere giorno per giorno. Così, tra strazianti rievocazioni di camere a gas e cruenti scene di una Budapest in rivolta, Amara conduce ostinatamente la sua ricerca, che la spingerà verso una realtà dell’orrore, in cui si muore dentro anche quando si riesce a rimanere vivi fisicamente, in cui si finisce per smarrire completamente la percezione di sé stessi, quando salvarsi significa ignorare la sofferenza altrui, privilegiare la propria vita a scapito di quella dei propri amici.
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BOLOGNA L'OSCURA
Postato da direttore il Sabato, 19 aprile @ 02:16:28 CEST - (Leggi Tutto... | 6190 bytes aggiuntivi | 26 commenti | Voto: 0)
" I gipponi in doppia fila sono il segno più evidente della decadenza morale della nostra civiltà... Sappiamo tutti chi c’era a Sodoma e perché Dio li sterminò... a Gomorra c’erano i proprietari di gipponi ubriachi di aperitivo del venerdì sera. "L U C I , O M B R E , P A R A D O S S I E C I N I S M O S O T T O L E D U E T O R R I di Donatella Placidi
I racconti sono ambientati a Bologna, e, per una bolognese come me, è piuttosto singolare leggere di luoghi, di atmosfere e di situazioni descritti con tanta efficacia da Carmine Caputo, che è pugliese. Di Bologna si riconoscono le luci e le ombre, le numerose contraddizioni, certi spaccati di vita ormai sempre più diffusi, e frammenti di un passato ricco di storia e di fascino, ignorato dai più.
I racconti sono cinque e tutti scritti in prima persona: un mite e pavido commercialista che si trova a sventare un rapimento; un pensionato che si muove perplesso tra centri commerciali e detersivi al mirtillo. Un amore platonico e delicato non ricambiato per una compagna di liceo; una laureata in filosofia che lavora di notte in un call center; uno scrittore squattrinato in piena crisi creativa, coinvolto in un traffico di droga. La scrittura di Caputo si contraddistingue per il ritmo veloce, per l’ironia e per la capacità di descrivere i paradossi che riconosciamo far parte della nostra quotidianità. Caratteristiche già evidenziate in “Bello dentro fuori meno”, il primo romanzo da lui pubblicato; anche se forse “Bologna l’oscura” non ha le stesse trovate comiche e la stessa leggerezza, anzi, dopo aver letto il libro, rimane sul palato un retrogusto un po’ amaro, frutto forse dell’amore disilluso verso una città in cui comincia ad essere tangibile il degrado che l’avvolge e che l’opprime. Personalmente preferisco questa seconda pubblicazione, per l’eterogeneità dei racconti e delle tematiche affrontate, per una certa nostalgia venata di cinismo che a tratti emerge, e per l’abilità dell’autore nel descrivere situazioni di routine quotidiana senza rinunciare alla sua consueta, graffiante ironia.
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FAVOLE DI NATALE
Postato da direttore il Mercoledì, 26 dicembre @ 00:08:52 CET - (Leggi Tutto... | 2442 bytes aggiuntivi | 1 commento | Voto: 0)
RARE VOLTE D'ANNUNZIO HA TOCCATO LE CORDE DEL FANTASTICO (Lucio D'Arcangelo) - Non c’è stato movimento letterario che D’Annunzio non abbia toccato o precorso, a cominciare dal verismo per finire con la prosa d’arte. E non si può neppure trascurare ciò che di romantico in senso nazional-popolare persiste in lui. Il contatto con le tradizioni popolari e con la poesia dialettale, maestro Cesare De Titta, segna in modo indelebile gli esordi del D’Annunzio narratore, come testimoniano "Terra Vergine" e le "Novelle della Pescara", dove, al di là dell’impianto naturalistico, l’autore solidarizza intimamente con quell’immaginario collettivo svelato da Antonio De Nino e Gennaro Finamore nelle sue "Tradizioni popolari abruzzesi". Rare volte questo D’Annunzio ha toccato le corde del fantastico o, per meglio dire, del meraviglioso puro, e perciò queste "Favole di Natale", tratte da "Parabole e novelle", edite nel 1916 dall’editore Bideri di Napoli, rappresentano un uni***** nella sua produzione. Se si fa eccezione per "Un albero in Russia", tutte le “favole” della raccolta attingono a quel patrimonio di fiabe popolari che dopo tanti anni e in un clima letterario tanto mutato furono sottratte all’oblio da Italo Calvino. Si tratta, in particolare, di leggende popolari abruzzesi o rielaborate in terra d’Abruzzi, alcune delle quali conosciute di prima mano. Ma la trascrizione che ne fa D’Annunzio è una ri-creazione. Le sue “favole” recepiscono pienamente la vaghezza della fonte (orale) e sono nello stesso tempo inconfondibilmente dannunziane.
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PREMIO
LETTERARIO
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SCRIVERE OLTREPENSIERO
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Il Tempo, lo Spazio,
la Mente, i Pensieri
i Ricordi, i Colori
POESIE di
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CONTEMPORARY JEWELS
IN STARK
18-21 LUGLIO 2008
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Il Festival – Edizione 2008
Il Festival – Dati tecnici
Il Programma
Pittura
Scultura
Biografie degli artisti
Patrocinii e partners

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ALPE FAGGETO CAPRESE MICHELANGELO (AR)
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CUCINA TIPICA
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REGIONE PER REGIONE CITTA' PER CITTA'
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| Martedì, 20 novembre | | · | QUANDO IL TEMPO DEL QUOTIDIANO E DELLA FANTASIA SONO SULLO STESSO PIANO |
| Lunedì, 05 novembre | | · | TRE GRANDI STORIE D'AMORE |
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