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SUL PALCOSCENICO PER DIVIDERE CON IL PUBBLICO LE COSE CHE PIU’ GLI PIACCIONO
Postato da direttore il Mercoledì, 11 marzo @ 00:52:30 CET - (Leggi Tutto... | 6334 bytes aggiuntivi | 3 commenti | Voto: 0)
Teatro


 
MERAVIGLIOSODal teatro al cinema e dalla radio alla televisione. Ed ora di nuovo a teatro, il suo grande amore, per esprimere se stesso e per mettersi alla prova in uno spettacolo esilarante, ispirato da un sogno, che afferma essere il più difficile della sua vita.
 
 

M  E  R  A  V  I  G  L  I  O  S  O 

di Mariangiola Castrovilli

 
 
MAX GIUSTIUno nessuno e centomila, forse un po’ esagerato, ma Max Giusti in televisione è proprio questo, argento vivo in continua trasformazione. Ma ogni tanto vuol fermarsi e vestire i suoi panni per dedicarsi al suo grande amore, il teatro, magari con l’aiuto di qualche sua macchietta a cui ormai il pubblico è affezionato. E proprio da questo suo amore e da un sogno è nato Meraviglioso, lo spettacolo teatrale che tanto successo sta riscuotendo al Teatro Olimpico di Roma dove resterà fino al 22 marzo.
 
Giusti, perché da un sogno? «Lo scorso autunno stavo cercando un po’ affannosamente un’idea per il mio spettacolo quando una notte sogno di cantare insieme a Modugno ospite in tv di una trasmissione Anni 50 la sua Meraviglioso. Al risveglio però il tg era come sempre pieno delle solite sciagure, morti, stupri e crollo della borsa, così mi sono chiesto che valore avesse oggi l’aggettivo meraviglioso».
 
E su questo interrogativo che ruota il suo esilarante spettacolo, prendendo le mosse dai suoi ricordi di bambino, dalle sberle del padre ai primi innamoramenti e conseguenti delusioni, e poi la famiglia, la dolorosa separazione  che gli fa capire come l’unione migliore sia solo la seconda, l’amicizia, quella vera e quella di virtuale di Facebook. E ancora Obama e l’interesse per il nuovo, le banche, il crollo dei mercati, la beneficenza ma anche la desolante solitudine delle periferie romane, diventate ormai ‘non luoghi’ ed il sempre più invadente spazio dei centri commerciali dove ormai si fa tutto, compreso viverci. Per non parlare della morte, diventata un tabù di cui non si deve parlare, mentre prima si moriva circondati dalla famiglia…
 
Tutto raccontato sinceramente perché dello spettacolo, «il più difficile della mia vita, ho scelto ogni dettaglio.  Sono infatti libero, entro certi limiti,  di dire e fare quello che mi pare» spiega il conduttore del programma televisivo di Raiuno I pacchi , «e se non piaccio a qualcuno può sempre fischiarmi. Il  bello del nostro lavoro è proprio questo, perché se non hai nulla da dire è meglio rimanere a casa».
 
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LA RIBELLIONE DEL SUD IN SCENA AL TEATRO “CASERTA CITTA’ DI PACE”
Postato da direttore il Venerdì, 06 marzo @ 17:17:44 CET - (Leggi Tutto... | 7274 bytes aggiuntivi | 9 commenti | Voto: 0)
Teatro


 
Venerdì 6 e Sabato 7 Marzo alle ore 21,00, una delle pagine più intense della nostra storia meridionale prenderà vita sulla scena del teatro”Caserta, Città di Pace” di Caserta (Puccianiello). La compagnia teatrale “Gli Esclusi” canta e recita una pagina drammatica della nostra storia, firmata nei testi da Elvio Porta e con musiche originali di Angelo Manna ed Emilio Di Donato.
 
 
 

U O M M E N E   O   B R I G A N T E  ?

 
 
 
Ommene o brigantiIl titolo dell’opera: “ Uommene o Brigante ? ” -  Prova generale di “O Juorno ‘e San Michele”.
Alla domanda, sul perché della rappresentazione di questo testo, la regista Anna D’Ambra risponde:  « Ricordo, ancora, dopo ben trentadue anni, l’emozione provata alla prima di Caserta Vecchia. Fu un vero pugno nello stomaco e la scoperta di una storia diversa da quella dei testi scolastici. Migliaia di soldati dal Piemonte erano stati mandati per sedare quelli che allora venivano chiamati briganti, ma che in realtà erano, per la maggior parte, contadini che reclamavano un’equa distribuzione della terra e della ricchezza. Ed in nome di quella unificazione, non richiesta dal popolo, fummo soggetti a veri e propri massacri, spesso immotivati e di pura rappresaglia. Ho quindi pensato di riprendere questo testo, ampliandolo con un prologo ed alcune nuove canzoni, per spiegarne l’attualità e per sottolineare che l’uomo meridionale di oggi, non ci sta a dover perdere quel sentimento di unità, che è costato tanto sangue ed umiliazioni.
La legge sul federalismo, al centro delle discussioni politiche degli ultimi mesi, i toni accesi della Lega Nord, una certa avversione subdola ma reale tra la gente del Nord e quella del Sud sono alla base della scelta di questo tema. Il Sud è stato occupato, spogliato e spesso trattato con estrema durezza fin dagli albori dell’Unità d’Itala. Paesi pacifici come Casalduni e Pontelandolfo, per fare un esempio di zone vicino a noi, sono state scenario di massacri indiscriminati da parte delle forze di occupazione piemontesi. 
Queste sono verità che non tutti conoscono, e soprattutto non tutti soppesano con la dovuta attenzione. E’ giusto che il Sud non perda la memoria del prezzo che ha dovuto pagare per costituire l’Italia, quella stessa Italia che ora la discrimina, dopo averla usata per rafforzare il potere economico del Nord  ».
 
 
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ROMA - TEATRO ELISEO
Postato da direttore il Mercoledì, 11 febbraio @ 19:50:23 CET - (Leggi Tutto... | 7134 bytes aggiuntivi | 8 commenti | Voto: 0)
Teatro


L'INTERVISTAGinzburg come Jonesco ed il suo teatro dell’assurdo, dove le frasi più scontate assumono accenti esilaranti, dove l’ovvio trionfa mescolando delusioni, sogni e desideri. Un concerto per parole con una musicalità da suonarsi anche con gli occhi, con le mani, con gli intimi pensieri degli attori. Una musica che misteriosamente fa ridere, ed infatti ridiamo delle parole dei protagonisti e dei loro buffi destini, mentre fuori, dalla finestra, c’è il mondo.
 
 
 

« UNA SPLENDITA COMMEDIA DI CHIACCHIERE »

di  Mariangiola Castrovilli
 
 
 
L'INTERVISTANovanta piacevolissimi minuti in compagnia di Maria Paiato, Azzurra Antonacci e Valerio Binasco, qui regista e interprete de L’intervista di Natalia Ginzburg in scena a Roma al Teatro Eliseo  fino al 1 marzo.
 
Scritta nel 1988 e messa in scena sia da Luchino Visconti che da sir Laurence Olivier L’intervista è l’ultima delle commedie della Ginsburg che qui dipinge un decennio della vita italiana tra il 78 e l’88, anni difficili in cui tutto sembrava dissolversi nel nulla da cui a tratti emergeva, magari in maniera confusa, la voglia di trovare qualche nobile ideale da salvare. Dopo la divertente Ti ho sposato per allegria la scrittura teatrale della Ginzsburg si fa più distesa , diventa un funambolico gioco di parole che il pubblico segue come una pallina da tennis.
 
Ginzburg come Jonesco ed il suo teatro dell’assurdo, dove le frasi più scontate assumono accenti esilaranti, dove l’ovvio trionfa mescolando delusioni, sogni e desideri. Bravissimi giocolieri Binasco e la Paiato che assaporano le parole come caramelle trascinando gli spettatori nel loro incantamento raccontando in prima persona la storia di un giornalista, Marco Rozzi (Binasco) che arriva in una vecchia, cadente casa di campagna per intervistare Gianni Tiraboschi, un noto  studioso che ammira da sempre. Ma pur avendo un appuntamento, Tiraboschi preso da altri impegni gli da buca. Ad accoglierlo la sua compagna Ilaria (Paiato) e Stella (Antonacci) sua sorella.
 
Per due volte Rozzi si muoverà da Roma per quest’intervista che non otterrà per mancanza dell’interessato, ma è proprio quest’assenza a favorire la casuale intimità che s’instaura tra Marco e Ilaria con reciproche confessioni così profonde e sincere come non avrebbero mai pensato. Dove l’io più nascosto viene fuori senza remore nella consapevolezza di chiacchiere salottiere destinate a rimanere in quella stanza.
 
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IN SCENA AL BELLINI I 55 GIORNI PIU’ DIFFICILI DELL'ITALIA DEL DOPOGUERRA
Postato da direttore il Domenica, 01 febbraio @ 01:29:59 CET - (Leggi Tutto... | 7493 bytes aggiuntivi | 32 commenti | Voto: 0)
Teatro



Teatro BelliniAl Teatro Bellini di Napoli, dal 3 febbraio, Paolo Bonacelli sarà l’intenso interprete di “Aldo Moro, una tragedia italiana”, uno spettacolo firmato da Corrado Augias e Vladimiro Polchi per la regia di Giorgio Ferrara. A 31 anni dal più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra, ripercorriamo la cronaca degli ultimi momenti di prigionia dello Statista assassinato dalle Brigate Rosse attraverso lettere, documenti, immagini d’archivio, filmati, commenti, punti di vista e la ricostruzione dei fatti, fino al drammatico epilogo.
 
 
 

A L D O   M O R O

U N A   T R A G E D I A   I T A L I A N A

 
 
Paolo BonacelliLa vicenda più oscura della Repubblica Italiana, ovvero, il rapimento dell’onorevole Aldo Moro avvenuto il 16 Marzo 1978, durato 55 giorni e terminato con la sua uccisione per mano dei terroristi del gruppo armato chiamato Brigate Rosse, viene messa in scena da Paolo Bonacelli e Lorenzo Amato per la regia di Giorgio Ferrara su un testo di Corrado Augias e Vladimiro Polchi.

Partendo dalle numerose lettere scritte da Moro dalla “Prigione del Popolo”, come gli stessi terroristi definirono il luogo in cui lo tenevano rinchiuso, Augias e Polchi incrociano lettere, documenti, immagini d’archivio, commenti, punti di vista attraversando la cronaca del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra per ricostruire i fatti di una vicenda dolorosa soprattutto dal punto di vista umano. Le strazianti parole di Moro imprigionato si alternano nella pièce ai commenti e agli interrogativi di Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini, ma anche ai comunicati ufficiali delle stesse Br.

L’uso di immagini tratte dai telegiornali d’epoca e il recente adattamento cinematografico di Marco Bellocchio, arricchiscono ulteriormente il testo proposto.

Su questa vicenda, da sempre, si sono confrontate due concezioni opposte, ognuna con una forte motivazione di natura etica. Da un lato ci sono i sostenitori del valore della vita umana in quanto bene assoluto al quale ogni altra considerazione va subordinata. Dall’altro troviamo i difensori della Repubblica, chi temeva cioè che cedendo ai terroristi si aprisse una spirale di ricatti, che facesse soccombere la concezione stessa dello ‘Stato’.

Anche questo ha reso l’intera vicenda una tragedia, nel senso greco del termine: un conflitto, uno scontro senza soluzione possibile, che non sia quella stabilita dal fato. Una tragedia antica, risolvibile solo sulla base di un’idea più religiosa che politica, il dilemma di Antigone: Polis contro Pietas.
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A NAPOLI “POVERI MA BELLI” DOPO IL TUTTO ESAURITO DEL SISTINA DI ROMA
Postato da direttore il Venerdì, 09 gennaio @ 01:21:40 CET - (Leggi Tutto... | 6928 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
Teatro



Teatro Augusteo NapoliIn un'escalation di emozioni che non trovano una via d’uscita, forse anche per il timore di essere respinti, si arriva ad una ricomposizione di tutti i tasselli di una storia dove, in una giostra di disegni di luce, l’amore finalmente trionfa sospingendo tutti nelle braccia giuste.
 
 

P  O  V  E  R  I     M  A     B  E  L  L  I

di  Mariangiola Castrovilli
 
 

Massimo RanieriDopo i trionfali 36 giorni al Sistina di Roma esordisce all’Augusteo di NapoliPoveri ma belli” il coinvolgente e colorato remake dell’omonimo film di Dino Risi firmato adesso da un Massimo Ranieri in stato di grazia che conferma ancora una volta il suo eclettismo e la sua bravura nel campo dello spettacolo.
 
Ranieri riesce infatti a trasmettere brio e passione a tutto il cast che si muove, canta e balla  al ritmo stilisticamente perfetto di Franco Miseria, mentre la colonna sonora firmata da Gianni Togni, rallegra gli spettatori ormai coinvolti in  una festa senza precedenti, che rivivono l’allegria e la spensieratezza dei protagonisti di quegli anni ’60 conosciuti anche da chi non li ha vissuti per i tanti film riproposti da dvd e televisione.
 
La commedia, come ricorderete, è ambientata nei vicoli e vicoletti adiacenti ad una delle più belle piazze di Roma, Piazza Navona, resa ancora più suggestiva, nella scenografia curata da Marco Calzavara, dalla celebre fontana del Bernini dove in un succedersi di albe e tramonti, scorre vivace la storia di due ragazzi trasteverini, Romolo e Salvatore, interpretati da Michele Carfora e Antonello Angiolillo, rispettivamente cameriere e bagnino dello stabilimento sul Tevere, che rincorrendo tutte le belle ragazze italiane e straniere, vivono alla giornata e si accontentano di sogni che rendono più allegra la realtà.
 
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AL TEATRO ELISEO DI ROMA “GIORNI FELICI” DI BECKETT
Postato da direttore il Domenica, 21 dicembre @ 02:03:47 CET - (Leggi Tutto... | 6513 bytes aggiuntivi | 5 commenti | Voto: 5)
Teatro


Settantacinque difficilissimi minuti quelli vissuti da Anna Marchesini in scena sul palcoscenico dell’Eliseo reso ancora più stilizzato dallo scenografo Carmelo Giammello in una delle più difficili pièce di Samuel Beckett, Giorni Felici di cui firma anche la regia. Carlo Fruttero ha tradotto alla perfezione il pensiero del drammaturgo irlandese, che nell’interpretazione della Marchesini diventa  una funambolica, splendida altalena di parole e suoni con cui Anna gioca da par suo, gustando le parole come caramelle che si fa sciogliere lentamente in bocca, modulandole poi con la poesia di note suonate da un flauto.
 
 

E S I S T E R E   E   R E S I S T E R E

di  Mariangiola Castrovilli 
 


Anna MarchesiniGiorni Felici, testo teatrale scritto da Samuel Beckett nei primi anni ’60 racconta di una donna, Winnie, che interrarrata fino alla vita finirà per esserlo in finale fino al collo, che trascorre la sua ‘giornata’ tra il campanello del risveglio al mattino e quello del sonno alla sera e passa il tempo in un continuo, incessante chiacchiericcio rivolto in parte a se stessa e in parte al marito Willie, nascosto in un buco laterale. Oltre alle parole, che butta fuori con la foga di un fiume in piena,  per sopravvivere c’è solo una grossa sporta marrone dalla quale tira fuori, uno ad uno, con tempi assolutamente maniacali, tutta una serie di oggetti quotidiani, spazzolino e dentifricio, spazzola e pettine, specchio e cappello. Ma a rompere questa rassicurante sequenza, ecco un grosso revolver nero, possibile via di fuga quando la situazione diventerà insostenibile.
 

Ma perché Winnie e Willie sono lì nella sabbia in attesa di… Godot?   I Giorni felici del titolo si riferiscono con amara ironia alla perseveranza di Winnie a non arrendersi all’assurdità di una sitazione e a definire ‘felici’ i suoi giorni. Marchesini,  perché proprio Beckett?
 
«Perché è dai tempi dell'Accademia che lo desidero. È un'opera che richiede una maturità anche personale. Quindi dovevo aspettare non solo di essere una cinquantenne, ma anche di avere un po' di storia alle spalle per affrontare un testo come questo, dove c'è la vita, la morte, il nulla».
 

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SUCCESSO PER IL NUOVO IMPEGNO TEATRALE DI FARBRIZIO FRIZZI
Postato da direttore il Martedì, 25 novembre @ 01:40:29 CET - (Leggi Tutto... | 5677 bytes aggiuntivi | 7 commenti | Voto: 0)
Teatro


Ninà, la divertente commedia di André Roussin che è andata in scena al Manzoni di Roma fino al 23 novembre ha registrato il tutto esaurito, e non solo per la bravura degli interpreti, Carlo Alighiero nelle molteplici vesti di attore, traduttore, adattatore e regista, Edy Angelillo ed un camaleontico Fabrizio Frizzi che i più associano generalmente al piccolo schermo.
 

F R I Z Z I     E     N I N A ’

di  Mariangiola Castrovilli
 
La storia è quella di un triangolo che sta per diventare un duo visto che Andrè Tessier (Alighiero) marito più seccato che geloso, si reca a casa di Gerard de Vigny (Frizzi) amante della moglie Ninà (Angelillo) per ucciderlo.
 Ma una parola tira l’altra e il fastidio del marito cocu si trasforma in ammirazione per un tombeur de femmes …infelice, infatti per lui morire non è la peggiore delle scelte, anzi…
Tutto però prende una piega imprevedibile all’arrivo della bella Ninà che con la sua contagiosa irruenza non darà più pace né al marito né all’amante…

 

Frizzi, che effetto ti fa fuori dagli studi televisivi, respirare ogni sera con il pubblico? 
«Non mi sembra vero di poter fare ciò che sognavo da adolescente... ed ogni sera è la stessa paura che riesco a gestire meglio di quando iniziai a fare teatro, una voglia di scappare via e contemporaneamente la carica giusta per affrontare il pubblico con una commedia così bella ma così difficile come Ninà che inizia con un mio monologo che dura almento 4 minuti. Ogni volta ho avuto il terrore di non essere all’ altezza, di perdermi, di non riuscire ad essere il partner ideale per i miei amici Edy & Carlo. Ma è proprio su quel terrore che si basa la forza per fare tutto bene».
 
Cosa entra in gioco nelle tue scelte teatrali?
«Questa è stata la quinta commedia dal mio esordio nel’79. In tutte queste occasioni ho scelto di “buttarmi” perchè mi piacevano la costruzione della storia, la parte che avrei dovuto interpretare ed i compagni di lavoro sul palco. Ecco i tre parametri fondamentali che mi fanno decidere. Come vedi, la parte economica non c’entra. Quando il testo è giusto, scatta la semina... direi che mi butto soprattutto per passione e per crescere».
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ANTICIPAZIONI SUL “RAVENNA FESTIVAL”
Postato da direttore il Lunedì, 10 novembre @ 19:29:38 CET - (Leggi Tutto... | 3793 bytes aggiuntivi | 13 commenti | Voto: 0)
Teatro





La regista e coreografa sammaritana in scena con il maestro Muti





A N N A   R E D I
 
T R A    B O L O G N A    E    R A V E N N A    P A S S A N D O    P E R    B E R L I N O



ANNA REDI Si è appena conclusa la tappa bolognese della regista e attrice sammaritana Anna Redi, che ha inaugurato al Teatro di Casalecchio la rassegna teatrale “L’Alfabeto del Cuore” con “Il principe e la verità”.

Lo spettacolo, tratto da un’illuminante fiaba di Jean Claude Carrière e portato in scena da Elena Fattorusso, Fiorenzo Madonna, Anna Redi, Valeria Sacchi e dalla stessa Redi che ne ha curato anche la regia, racconta di un giovane Principe che per avere in moglie una bella contadina da lui amata deve portare come dote al padre la verità. Comincia così, con la guida di un grasso e buffo narratore un viaggio iniziatico, ricco di comiche avventure e divertenti sorprese, affrontando un coccodrillo, incontrando un amico che ha un asino ma non lo da e mangiando in un ristorante con polli e per polli che pagano caro, tutto questo per ricercare la “verità”.
Anna Redi è però anche una ballerina e soprattutto una coreografa molto apprezzata non solo in Italia, ma anche all’estero. Ad ottobre, infatti, la Redi è salita sul palco del Dock 11 di Berlino con il suo nuovo spettacolo "Scenata - vom Schleier zum Showgirl", una piece di teatro-danza nata per la rassegna dell'ETI Transitidanza svoltasi a Napoli a febbraio, e che ha già toccato Madrid e che prossimamente sarà ospitata dai più importanti Festival di danza europei come quelli di Grenoble e di Parigi.

E sarà sempre la sammaritana Anna Redi a tagliare il nastro del Ravenna Festival il prossimo dicembre. Dal 19 al 21 dicembre il Teatro di Tradizione Dante Alighieri ospiterà la prestigiosa opera "Il matrimonio inaspettato" di Giovanni Paisiello, tesoro del '700 napoletano riportato a nuova vita per volontà del Riccardo Muti, di cui Anna Redi ha curato le coreografie.

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" I FIGLI SO' FIGLI "
Postato da direttore il Sabato, 25 ottobre @ 20:27:58 CEST - (Leggi Tutto... | 6930 bytes aggiuntivi | 10 commenti | Voto: 5)
Teatro




« Filumena Marturano è una commedia sociale - dichiarò Eduardo De Filippo - vuole essere la riabilitazione di una categoria di donne, vuole essere un grido di ribellione in questo mondo sconvolto e turbinoso che ci ha lasciato la guerra »




FILUMENA   MARTURANO   AL   TEATRO   ARGENTINA

di Claudia Benedetto


Filumena Marturano - Teatro Argentina - Roma
A Roma, al Teatro Argentina, andrà in scena fino al 16 novembre "Filumena Marturano", commedia in tre atti che Eduardo De Filippo scrisse nel 1946 per la sorella Titina. Racconta l’attore: «L’idea di Filumena Marturano mi nacque alla lettura di una notizia; una donna a Napoli, che conviveva con un uomo senza esserne la moglie, era riuscita a farsi sposare soltanto fingendosi moribonda. Questo era il fatterello piccante, ma minuscolo; da esso trassi la vicenda ben più vasta e patetica di Filumena, la più cara delle mie creature».
De Filippo portò in scena uno dei problemi più dibattuti a quel tempo: i diritti dei figli illegittimi. Un anno dopo il 23 aprile 1947 l’Assemblea costituente sancì l’obbligo per i genitori di mantenere, educare e provvedere all’istruzione dei figli nati fuori dal matrimonio e nel 1955 verrà, inoltre, approvata la legge che abolirà l'uso dell'espressione "figlio di N.N."

Filumena Marturano - Teatro Argentina - Roma
Protagonista omonima dell’opera è Filumena Marturano un tempo prostituta, poi amante e mantenuta del borghese e benestante Domenico Soriano. Per venticinque anni ha vissuto nella sua casa amministrandola come una vera e propria moglie mentre Domenico le affiancava altre, e più giovani, relazioni. Per poter diventare la signora Soriano inventa uno stratagemma: riesce a sposarsi in articulo mortis, cioè fingendosi in punto morte. Una volta scoperta la verità Domenico si rivolge ad un avvocato che non può che ammettere l’invalidità del matrimonio perché contratto con l’inganno. A questo punto Filumena sfoga tutto il suo disprezzo per una vita dissoluta e ingrata confessando di avere tre figli: Riccardo, Umberto e Michele. I ragazzi non sanno che Filumena è la loro madre e li ha aiutati nella crescita sottraendo ogni tanto piccole quantità di denaro a Domenico, il quale è ancora più sconvolto alla notizia che uno dei tre è suo figlio. In un primo momento non vuole crederci ma Filomena gli mostra una banconota da 100 lire, prezzo di una delle tante notti passate insieme, su un angolo della quale ha segnato la data del Filumena Marturano - Teatro Argentina - Romaconcepimento. Domenico alla fine acconsentirà a sposarla ma è deciso a sapere la verità su suo figlio. Filumena si mostra ostinata, perseverante e determinata nel volere realizzare il sogno di una vita: una famiglia. E’ irremovibile e non gli dirà mai la verità perché sa che l’amore esclusivo per uno solo di loro scatenerebbe una guerra tra i fratelli e perché i figli so’ figli”. Finalmente Filumena diverrà la signora Soriano e potrà dare sfogo alle lacrime trattenute per una intera vita confessando a Domenico: «Dummì, sto chiagnenno… Quant’è bello a chiàgnere!»

Filumena Marturano vide la sua prima rappresentazione il 7 novembre del 1946 con la Compagnia “Il Teatro di Eduardo con Titina De Filippo”, con grande successo personale di Titina.  
La commedia è l’opera maggiormente rappresentata del teatro di Eduardo ed ebbe anche due versioni cinematografiche ed una televisiva.
La prima del 1951, con la regia dello stesso De Filippo; la seconda è quella di Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica (1964) con Sofia Loren e Marcello Mastroianni.
La versione televisiva venne trasmessa dalla Rai il 5 febbraio 1962 con la memorabile interpretazione di Regina Bianchi nel ruolo della protagonista.


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PIRANDELLO... UN CLASSICO SENZA ETA'
Postato da direttore il Giovedì, 16 ottobre @ 03:28:24 CEST - (Leggi Tutto... | 5989 bytes aggiuntivi | 5 commenti | Voto: 5)
Teatro



Il Teatro Eliseo, gremito fino all’inverosimile con una platea delle grandi occasioni, tributa un lunghissimo applauso ad un “pirandelliano” Leo Gullotta nella parte di Angelo Baldovino. La stagione teatrale romana si è aperta in grande stile con uno spettacolo elegante diretto da Fabio Grossi e le scene di Luigi Perego.




I  L    P  I  A  C  E  R  E    D  E  L  L ’    O  N  E  S  T  A ’

di   Mariangiola Castrovilli



Leo Gullotta - Il piacere dell'onestà
Un’inaugurazione della stagione teatrale romana in grande stile per applaudire Leo Gullotta, formidabile  interprete di Angelo Baldovino ne Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello in un teatro Eliseo gremito fino all’inverosimile, con una platea delle grandi occasioni, da Bertinotti a Gaetano Gifuni al ministro Luigi Gazzella (che il 31 presenterà a Salerno il suo nuovo libro “Il dito nella sabbia”), ad Ettore Scola, Erminia Manfredi, all’ambasciatore Mario D’UrsoPippo Baudo e Maddalena Letta tanto per citarne alcuni.

Uno spettacolo elegante diretto in maniera essenziale da Fabio Grossi, con la bellissima scena di Luigi Perego, in cui tutto si svolge in una splendida foresta dai colori autunnali in cui si erge un gazebo trasparente a mo’ di casa di vetro che  spinge a riflettere sull’autenticità di certi valori, messi da parte allora come …ora, perché le priorità in certi casi sono… le più diverse… Il pubblico rapito dalle trascinanti  argomentazioni pirandelliane di un non onesto che lo diventa in maniera inflessibile a cui Gullotta presta corpo e anima è alla fine scoppiato in un lungo appassionato applauso liberatorio che si è protratto per diversi minuti.

Pirandello
, un classico senza età che si vede e si rivede sempre volentieri… e Gullotta che per interpretare Il piacere dell’onestà ha addirittura cambiato look… «Solo per motivi interpretativi!... Sono abituato ad offrire i personaggi che interpreto avvicinandomi il più possibile a quel Personaggio e poi, visto che conosci la commedia, proprio il maestro agrigentino descrive il personaggio di Angelo Baldovino con “barba incolta” …».


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