È domenica mattina e riuscendo a lasciarmi alle spalle le “noie quotidiane”, mi ritaglio uno spazio in cui leggo, penso, disegno, scrivo…
Così ho riletto l’articolo, di Andrea Giannasi, “L’immediatezza dello scrittore di successo” pubblicato sul numero 40 della rivista letteraria Prospektiva, di cui è il direttore responsabile e dove sono stati raccolti alcuni scritti, vincitori e non, selezionati al concorso “Scrivere Oltrepensiero 2007”, ideato dalla giovane scrittrice Ilaria Giovinazzo; Presidente onorario del premio è stato, invece, il giornalista Giulio Carra direttore di questa rivista web “Oltrepensiero”.
Leggo nuovamente: «Ma il mondo della cultura non è fatto di lustrini e fuochi d’artificio - questi caso mai appartengono a quello dello spettacolo di sistema - bensì di lungo lavoro silenzioso e spesso mal ripagato (…) Siamo consapevoli che la cultura ha i suoi meccanismi e i propri moti con regole e ingranaggi, ma nulla al mondo può sostituire l’insostituibile e oscuro lavoro quotidiano. La lentezza del piacere della lettura, dell’assorbimento come una spugna e del rilascio, lento di gocce di piacere letterario».
È curioso ma, proprio in questi giorni, ho rivisto “Fahrenheit 451” girato da Francois Truffaut nel 1966 e tratto (cambiando qualche protagonista ed il finale) da un romanzo di Ray Bradbury, lo stesso autore di “Cronache marziane”, per intenderci…
Truffaut descrive una società che da ignorante schiava del mondo televisivo (“sete di telecomando?”) decide di fare razzia di tutti il libri ancora esistenti in circolazione bruciandoli ad una temperatura, appunto, di 451 fahrenheit… In questo modo i vigili del fuoco non operano spegnendo incendi ma appiccandoli al mondo della cultura.

All’inizio del film un superiore del pompiere protagonista Montag gli chiede: «Ma perché leggono?» e il vigile del fuoco: «Oh! È solo una questione di puntiglio…». In seguito si ascolterà: «I libri rendono la gente antisociale, rendono infelice l’umanità». E vedremo scene grottesche e pittoresche insieme, come quella in cui bruciano le pagine con le immagini dei quadri di Salvador Dalì. Un emblema questi, secondo me, non solo perché è uno dei pittori che meglio esprimono il senso tragico e doloroso della “vita” e della “morte”, ma perché è uomo di grande cultura (… amico di Garcia Lorca, di Freud, dei registi Luis Buñel, Visconti ed Hitch*****, quest’ultimo ricordato nello stesso film dalle musiche di Heremann…). Alla fine Montag, attratto dalla giovane professoressa Clarisse, si redimerà iniziando a leggere curioso le prime pagine di David Copperfield e scapperà da fuorilegge per raggiungere la città degli ”UOMINI LIBRO”: “una minoranza di indesiderabili che gridano nel deserto”.
Pensando “Oltre quella linea di confine…” come scrive il direttore Giulio Carra, mi piacerebbe “vedere” in giro degli UOMINI LIBRO che, imparando appunto libri a memoria, li trasmettano ad altri… Una minoranza di “fuori di testa” che ci permetterebbe di ricordare tutte quelle sensazioni importanti dimenticate, spingendoci a diventare, a nostra volta, altri UOMINI LIBRO… Prima di trasformarci in martiri della ricchezza, dell’arroganza, della stupidità; prima di sfoggiare un fidanzato “laureato” solo perché si faccia chiamare “dottore” ed abbia un grosso conto in banca; prima di assassinare la buona musica, il buon teatro ed il cinema di qualità; prima di provare rabbia per chissà chi o cosa; prima di avere troppo cibo per poche bocche; prima che la miseria non importi più a nessuno; prima che gli occhi dell’umanità vengano incantati dal lusso (…non è “vitale” che la poltrona di casa si intoni con il tappeto, ma lo è che si riducano i quartieri fatiscenti ed emarginati nelle grandi città… ); prima di riempire l’aria di sghignazzate grasse; prima che si muoia soli; prima che si viva per vivere; prima che si scriva per scrivere; prima che si legga per leggere senza pensare; prima che ci si senta “colti” senza essere più curiosi; prima che si viaggi senza osservare; prima che ci rubino i sogni e le emozioni; prima…